L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 aprile 2021

Le Consorterie Guerrafondaie statunitensi ed ebree sono accecate di odio e sete di potere e hanno come scopo solo di dominare il mondo costi quel che costi

mondo
26 aprile 2021


Il confronto Usa-Cina è troppo spesso innervato da isteria. Un nervosismo folle e stralunato che discende dallo stato d’animo di certo potere americano e internazionale che ha avuto la pretesa di gestire il mondo (delirio di onnipotenza giustificato dal dilatarsi irrefrenabile della sua influenza) e che ora vede quella pretesa sgretolarsi giorno dopo giorno, in maniera che “appare” irreversibile.

E tutto il dilemma, il dramma geopolitico del mondo, sta in questo “appare”: se, cioè, tale irreversibilità sia più o meno reale, e se sia ancora possibile ricacciare la Cina nei bassifondi della geopolitica, preservando così il sogno folle del dominio globale di quella ristretta élite.

La loro isteria è dovuta al fatto che ogni tentativo esperito finora non ha dato i frutti sperati, né è possibile sciogliere il nodo gordiano con la spada, ché ormai è troppo tardi per pensare a una guerra diretta contro la Cina.

Per fortuna non tutto il potere d’Occidente è consegnato a tale potere e alla sua follia. Così riportiamo la conclusione di una nota del National Interest, che brilla per lucidità e senso della misura.

“Qualunque approccio politico nei confronti della Cina deve essere basato su una valutazione realistica delle intenzioni e delle capacità di Pechino. Come ha notato Paul Heer, ex ufficiale dell’NSA per l’Asia orientale e illustre collega del Center for the National Interest, la Cina non cerca di guidare un nuovo ordine globale e non ha problemi a ricercare una convivenza pacifica con il capitalismo democratico”.

“A differenza dell’ex Unione Sovietica, non è uno ‘Stato missionario’ [non ha il problema, cioè, di esportare la rivoluzione comunista al mondo, come l’Urss, ndr]. Piuttosto, con realismo, aspira a massimizzare il suo potere e la sua influenza, ogni volta e dove può, evitando costi insostenibili o di impegnarsi in avventure temerarie, cosa che ha caratterizzato invece gran parte della politica estera americana degli ultimi decenni”.

Quindi, fa un cenno alla Guerra dell’Oppio, che ha esacerbato l’animo cinese verso l’Occidente, che gli fece guerra per predarne le ricchezze e devastare la sua popolazione con la droga (commercio che arricchì ancor più i suoi carnefici). E conclude: “In altre parole, Xi non sta inventando il risentimento cinese, lo sta esprimendo. Polemizzare pubblicamente con la Cina e denigrarla alimenta quegli impulsi nazionalisti che l’Occidente dovrebbe invece cercare di placare”.

https://piccolenote.ilgiornale.it/50871/national-interest-la-cina-non-vuole-guidare-il-mondo

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