L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 26 aprile 2021

Le operazioni cibernetiche sono diventate stabilmente un potente strumento per regimi autoritari e illiberali in tutto il mondo, tra cui gli Stati Uniti

Le cyber minacce che più preoccupano gli Stati Uniti

26 aprile 2021


“Conosci il tuo nemico e conosci te stesso, vincerai cento volte senza rischi”: una delle più famose citazioni dell’Arte della Guerra è tuttora un punto fermo delle attuali strategie di intelligence. Anche di quella americana che, con frequenza annuale, rende noto un documento sulle minacce mondiali alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il rapporto 2021, pubblicato dal Direttore dell’Intelligence Nazionale USA, si concentra sulle minacce più dirette e gravi, elencandole in ordine di criticità e spiegando bene: chi, come e perché rappresenta un pericolo per gli interessi americani.

Considerando solo il rischio cyber (concetto ampio, che include vari aspetti dell’ecosistema digitale: crimine informatico, spionaggio, disinformazione, controinformazione, attacchi ad infrastrutture critiche, ecc.) i paesi che preoccupano di più la Intelligence Community USA sono: Russia, Cina, Iran e Corea del Nord. Seppur fuori classifica, il repost non si dimentica di citare come “un numero crescente di paesi e gruppi hacker abbia incredibili capacità di nuocere”

Torniamo alla classifica per comprendere le ragioni sulla base delle quali sono stati identificati i quattro paesi da temere, partendo da quello che occupa il gradino più alto: la Russia. Secondo quanto si legge nel report, questa nazione è costantemente impegnata ad affinare e impiegare le sue capacità contro le infrastrutture critiche, compresi i cavi sottomarini e i sistemi di controllo industriale degli Stati Uniti e dei paesi alleati e partner. Nel mirino russo rientrano anche giornalisti e organizzazioni che indagano sull’attività del governo.

La Cina non è da meno: investe in tecnologie digitali innovative (è infatti tra i leader mondiali nello sviluppo della Artificial Intelligence) che impiega anche per massimizzare l’efficacia dei suoi attacchi informatici contro reti, infrastrutture critiche, cittadini e piattaforme di comunicazioni ostili alla propaganda cinese.

Per quanto concerne l’Iran, oltre a le sue indubbie capacità, a preoccupare è anche la risoluta determinazione nel condurre operazioni informatiche aggressive e a tutto campo contro Israele e i suoi principali alleati. Un esempio delle azioni iraniane è stato il tentativo di influenzare le dinamiche delle elezioni presidenziali statunitensi del 2020, con disinformazione sui funzionari elettorali, così da minare la fiducia nelle elezioni.

Chiude l’elenco la Corea del Nord, particolarmente temuta per i suoi furti informatici

contro istituzioni finanziarie e scambi di criptovaluta, denaro utilissimo per una nazione in grave crisi economica e con ambiziosi programmi nucleari e missilistici.

Il quadro generale non è affatto rincuorante: le operazioni cibernetiche sono diventate stabilmente un potente strumento per regimi autoritari e illiberali in tutto il mondo.

Poiché certi stati tentano operazioni informatiche sempre più aggressive, è decisamente plausibile prevedere un’ulteriore e forte escalation nei prossimi anni. Uno scenario da cui tutti noi difficilmente riusciremo a rimanere completamente estranei.

Foto US Army

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