L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 27 aprile 2021

Lo "stregone maledetto" ci sbatte in faccia la realtà fino ad ora negata dagli euroimbecilli di tutte le razze. Il Progetto Criminale dell'Euro ha demolito il tessuto industriale italiano, hanno tenuto solo le medie piccole imprese che si vogliono ora affossare con la cattiva gestione dell'influenza covid

Mario Draghi confessa: perché l'euro ci ha puniti, Italia bloccata dal 1999



Antonio Socci 25 aprile 2021

Nella premessa di Mario Draghi al "Piano nazionale di ripresa e resilienza", anticipata dal Foglio, si dice che il Covid 19 in Italia ha fatto più danni che in altri Paesi, sia dal punto di vista economico (il Pil crollato dell'8,9%, mentre nell'Ue è calato del 6,2) sia dal punto di vista sanitario («l'Italia è il Paese che ha subito la maggior perdita di vite nell'Ue»). Draghi non punta il dito, ma questi due dati sono un'implicita bocciatura del governo precedente. Il premier poi rileva che «la crisi si è abbattuta su un paese già fragile dal punto di vista economico, sociale e ambientale». E snocciola dei dati che finora erano ripetuti solo dagli eurocritici: «Tra il 1999 e il 2019» scrive Draghi «il Pil in Italia è cresciuto in totale del 7,9%. Nello stesso periodo in Germania, Francia e Spagna l'aumento è stato rispettivamente del 30,2, del 32,4 e del 43,6%. Tra il 2005 e il 2019, il numero di persone sotto la soglia di povertà è salito dal 3,3% al 7,7% della popolazione - prima di aumentare ulteriormente nel 2020 fino al 9,4%». In pratica una catastrofe economica e sociale. A cosa è dovuta? Non è certo un caso che i decenni indicati da Draghi siano proprio quelli dell'euro e dell'imposizione dei devastanti parametri di Maastricht.

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