L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 9 aprile 2021

Lo stregone maledetto ha mandato un segnale a Biden e ad Erdogan. Gli interessi molteplici o si ha la capacità di risolverli o ci prenderanno la mano

Libia, ecco i veri motivi della litigata Draghi-Erdogan. L’analisi di Fabbri (Limes)

9 aprile 2021
 

La presenza della Turchia in Tripolitana. La mossa di Erdogan pro Usa sul canale di Istanbul. La visita di Draghi in Libia. E le tensioni diplomatiche Italia-Turchia dopo le parole di Draghi su Erdogan. Frasi e fatti commentati da Dario Fabbri, analista di Limes

Mario Draghi, forte della sua lunga e prestigiosa carriera, conosce bene le armi della diplomazia, dunque sa quando usarle e quando farne a meno. Ha scelto la seconda strada ieri quando ha definito il Premier turco Erdogan “un dittatore”. L’esternazione è arrivata nel corso della conferenza stampa durante la quale il premier italiano ha parlato dell’umiliazione subita dalla presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen, lasciata senza sedia nel corso di un vertice al quale partecipavano anche il premier Erdogan e il presidente del Consiglio europeo Charles Michel. “Mi è dispiaciuto moltissimo per l’umiliazione che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha dovuto subire – ha detto il primo ministro italiano ieri nel corso di una conferenza stampa per fare il punto su più dossier, vaccini in primis -. Con questi dittatori, chiamiamoli per quello che sono, di cui però si ha bisogno, uno deve essere franco nell’esprimere la propria diversità di vedute e di visioni della società; e deve essere anche pronto a cooperare per assicurare gli interessi del proprio Paese. Bisogna trovare il giusto equilibrio”.

Il conflitto tra Italia e Turchia in Libia e nei Balcani

La scelta del premier italiano avrebbe una precisa strategia politica. “Draghi ha avuto il merito di evidenziare il nostro confronto con la Turchia tanto in Libia quanto nei Balcani”, ha detto Dario Fabbri, analista di Limes, nel corso della trasmissione Omibus su La7 condotta da Alessandra Sardoni. “La questione geopolitica che Draghi vuole mettere sotto i riflettori – ha aggiunto Fabbri – è che la Turchia oggi è un nostro sfidante e questi sono i dossier più importanti per la nostra politica estera”.
L’interesse dell’Italia in Libia

Il premier Draghi per la sua prima missione all’estero ha scelto di recarsi in a Tripoli e incontrare il primo ministri libico, Abdelhamid Dabaiba. Il premier italiano ha parlato di momento unico per la Libia e ha aperto a una rinnovata alleanza bilaterale sulla base dell’accordo di amicizia del 2008. “Oggi la nostra ex colonia è spartita tra russi e turchi ed è diventata la stanza di compensazione delle controversie regionali, prima ancora che terreno di scontro per milizie locali affamate di potere e risorse – ha scritto Limes on line –. Per tutte queste ragioni l’iniziativa di Draghi a Tripoli, da sola, non può essere considerata risolutiva. Nondimeno rende manifesta la volontà di tornare a occuparsi direttamente di un dossier decisivo per la sicurezza del nostro estero vicino, troppo a lungo colpevolmente trascurato. Cercando di strutturare il ritorno della presenza italiana nel “grande gioco libico” grazie alla prospettiva della cooperazione in campo sanitario, energetico e soprattutto infrastrutturale con Tripoli, leve con cui Roma può ragionevolmente sperare di ritagliarsi un margine d’azione in Nord Africa”. Tuttavia, secondo l’analista Fabbri, la visita di Draghi a Tripoli avrebbe anche un altro significato. “Draghi non è andato in Libia in senso tecnico, è andato in Turchia perché la Tripolitania, nella quale si è recato non è Libia, è gestita dai turchi – ha aggiunto Fabbri, membro del consiglio scientifico di Limes -. Tra l’altro i turchi hanno un afflato imperiale, dove vanno rimangono, gestiscono i servizi, e la Tripolitania è nella loro disponibilità”.

La questione del canale di Istanbul

Il 27 marzo la Turchia ha approvato i piani di sviluppo per un enorme canale ai margini di Istanbul, il Kanal Istanbul di 45 km sostenuto dal presidente Tayyip Erdogan. La costruzione del canale potrebbe mettere in pericolo la Convenzione di Montreux del 1936, che regola il passaggio nello Stretto, e provocare una disputa tra Turchia e Russia, ha rimarcato l’analista Giuseppe Gagliano su Start Magazine. Inoltre, la costruzione potrebbe aumentare la tensione già esistente della Turchia con la Grecia e Cipro – paesi che negli ultimi anni hanno registrato una crescente vicinanza a Israele – e quindi influenzare anche gli interessi di Israele nel Mediterraneo orientale. “I turchi gestiscono gli stretti del Bosforo, Mar di Marmara e Dardanelli attraverso la convenzione di Montreux del 1936 che regola il passaggio delle imbarcazioni – ha commentato Fabbri -. Le navi delle marine che non sono rivierasche, cioè che non appartengono al Mar Nero possono starci solo 21 giorni. Gli americani vogliono starci più a lungo per rompere le scatole ai russi che invece si affacciano sul Mar Nero da paese autoctono. Il Kanal Istanbul che Erdogna sta pensando consentirebbe agli americani di stazionare lì quanto vogliono e questo dovrebbe evitare alla Turchia rappresaglie statunitensi anzitutto in Libia”.

La stilettata di Draghi a Erdogan per colpire Biden

L’analista Fabbri collega la costruzione del Kanal Istanbul, importante per il futuro e l’ammodernamento della Turchia, alle parole di Draghi. “All’inizio di questa settimana sono stati arrestati 10 ammiragli turchi alcuni molto noti perché avevano firmato una lettera in cui si erano detti contrari alla costruzione del canale di Istanbul – ha aggiunto l’analista di Limes – . Cosa c’entra Draghi in questa vicenda? Moltissimo perché noi speravamo che gli USA intervenissero in Libia per arginare la Turchia. Tuttavia Draghi ha capito l’andazzo, ha capito che nessuno verrà a salvarci in Libia e si è scagliato violentemente contro Erdogan”. Draghi avrebbe, dunque, parlato a nuora affinché suocera intendesse. “Una mossa intelligente – conclude Fabbri – perché è come se stesse dicendo a Biden: “Benissimo Erdogan è molto intelligente, forse anche più di noi, sta gestendo la questione del Kanal Istanbul in maniera molto acuta ma è un dittatore. E tu Biden, che per ragioni propagandistiche l’hai messa su questo piano, ricordati che anche noi possiamo metterla su questo piano e tu non puoi chiudere gli occhi su quello che sta succedendo in Libia che a noi interessa più di Ursula von der Leyen”. Questo, in soldoni, è la vicenda”.

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