L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 28 aprile 2021

Mentre l'Occidente è in ostaggio della Strategia della Paura attraverso l'influenza covid la Cina continua a produrre vittorie economiche

Post Covid | La Cina ora ha solo la febbre dell’oro, l’economia vola
CARLO TERZANO 27 APRILE 2021


Il Dragone ruggisce più forte di prima. Dall’inizio del 2021, la crescita dei profitti è stata del 137% su base annua, rispetto al precedente +178,9% e in aumento del 50,2% se confrontata con lo stesso periodo del 2019. Perché in Cina l’economia ha ripreso a galoppare

Uscirne prima, per uscirne meglio. È la lezione che Pechino ha impartito al resto del mondo e, in particolare, a tutti quei leader che hanno preso sottogamba l’avanzata del virus, anteponendo alla salute pubblica la necessità di non poter rallentare la propria economia. Invece la Cina, che pure ha abbondato coi lockdown, proclamando la chiusura di intere regioni alle prime notizie di contagio (talvolta sono bastate poche decine di unità per far scattare la serrata e le restrizioni), ora ha una economia che torna a ruggire.

C’è un altro rapporto con la libertà del singolo e con i diritti umani, si dirà. Ed è senz’altro vero. Sta di fatto che essere uscita prima degli altri grandi Paesi dalla crisi sanitaria ha permesso alla Cina e alla sua economia di fare balzi enormi, soprattutto se comparati con l’annus horribilis del 2020.

CINA, L’ECONOMIA GALOPPA

I profitti delle società industriali cinesi sono cresciuti del 137,3% annuo, a 1.825 miliardi di yuan (circa 280 miliardi di dollari), nel periodo gennaio-marzo 2021, dopo il rialzo del 178,9% del primo bimestre, proseguendo il rimbalzo rispetto alla brusca frenata della prima parte del 2020 per la crisi pandemica del Covid-19.

Focalizzandoci solo sul mese di marzo, i profitti industriali della Cina sono volati su base annua del 92,3%, rispetto all’aumento pari a +20,1% del mese precedente. Il balzo storico si spiega con il fatto che, nel marzo del 2020, a causa della pandemia Covid-19, gli utili del settore industriale cinese avevano scontato le varie misure di restrizioni-lockdown lanciate per frenare i contagi. Dall’inizio del 2021, la crescita dei profitti è stata del 137% su base annua, rispetto al precedente +178,9% e in aumento del 50,2% rispetto allo stesso periodo del 2019.

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