L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 24 aprile 2021

Proibire di uscire di casa dopo le 22.00 è l'assurdo dell'assurdo

La notte è piccola per noi

Anna Lombroso per il Simplicissimus


La notte è piccola per noi, troppo piccolina, cantavano profeticamente le due gemelle che a dispetto della sensualità di un manico di scopa, furono costrette a indossare mutandoni e collant neri coprenti, per via dell’immagine del messaggio peccaminoso che minacciavano di trasmettere.

Sarà per via delle radici confessionali dell’Europa, sarà per via della credenza diffusa che non si possa non dirsi cristiani, sarà per via del fatto che tutto è più gustoso se il piacere è più appagante quando si combina con la trasgressione, e si agisce al buio e nella clandestinità, se si cade in peccato veniale o mortale, di pensiero o della carne, preferibilmente di notte. Tanto che, a parte i posseduti dalla lussuria, anche gli impenitenti della gola si avventano sul barattolone della Nutella in compagnia di Moretti o sulla trippa surgelata insieme a Fantozzi nelle stesse ore in cui Dracula succhia dal collo candido della vergine.

Quindi non è ipotetico che anche l’empia colpa di assembramento sia più viziosa e produca effetti più nefasti, sia di carattere sanitario che morale, dopo il crepuscolo. E siccome gli esecutivi che si succedono sono molto compresi di questo aspetto, dovendo governare una massa fanciullesca e indisciplinata, persuaderla al bene anche con mezzi coercitivi che prevedono i sistemi educativi dei collegi militari, si può interpretare in questo senso l’applicazione a tempo indeterminato del coprifuoco, suggestiva evocazione bellica con ronde, lampadine oscurate, parole d’ordine e Radio Londra attaccata all’orecchio.

Ed è un indicatore di immatura irresponsabilità il malumore di cittadini e esercenti di pubblici locali pretenderebbero di allungare almeno di un’ora il periodo di «libera circolazione» chiudendo tutto alle 23, dal momento che la cena sarà possibile “solo all’aperto e mantenendo il doveroso distanziamento”. Apriti cielo, immediata la risposta del Comitato tecnico scientifico che in una tempestiva nota ha illustrato come «alla luce delle situazione epidemiologica attuale e in una strategia di mitigazione del rischio di ripresa della curva epidemica, si ritiene opportuno che venga privilegiata una gradualità e progressività di allentamento delle misure di contenimento, ivi compreso l’orario d’inizio delle restrizioni di movimento», dando la parola all’immunologo Sergio Abrignani, che con quel simpatico piglio che lo accomuna ai millenaristi medievali lancia il suo anatema: «A livello nazionale dare un’ora in più a milioni di persone per interagire vuol dire dare milioni di chance in più al virus di circolare».

Ovviamente l’intento è quello di limitare le interazioni sociali tra i target più dinamici, più sociali, quelli che si muovono di più e che saranno gli ultimi ad essere vaccinati.

Così come dei padri lungimiranti ma severi, solo apparentemente fuori moda a vedere recenti esternazioni di genitori troppo indulgenti, le nostre autorità prescrivono che la popolazione giovanile non possa munirsi di passaporto vaccinale, a meno di non reiterare quotidianamente il tampone, rientri come le collegiali dei libri di Liala alle 10, ora nella quale un tempo si sceglieva pigramente la discoteca cui recarsi intorno a mezzanotte, vada in gita scolastica seduta davanti al Pc, mostri indole disciplinata imbavagliandosi e pure bendandosi durante le interrogazioni della Dad, eviti qualsiasi commercio carnale , riti di iniziazione superficiale compresi, evitando così il rischio di eccessi di esuberanze condannabili sia pure da un pubblico minoritario, insieme a quello del contagio.

Il Corriere della Sera azzarda timidamente che non è facile “capire quanto sia efficace il solo coprifuoco dal momento che altre misure per contenere il contagio vengono adottate contemporaneamente: mascherine, lavaggio mani, distanziamento sociale” e riporta le previsioni rovinologiche di chi immagina ammucchiate all’aperto di gioventù bruciata che non torna a casa, dorme avviluppata in mucchi selvaggi all’addiaccio, dopo qualche sabba e qualche rave party. Antonella Viola, immunologa, professoressa ordinaria di Patologia generale all’Università di Padova, addirittura arrischia: «Spostare il coprifuoco di 1 ora, alle 23, permetterebbe ai ristoratori di affrontare con maggiore fiducia la ripartenza. Così come aiuterebbe il mondo dello spettacolo, duramente colpito dalle restrizioni. E non cambierebbe invece nulla dal punto di vista dei contagi, a patto che continuino i controlli. Sono piccoli passi che vanno incontro alle esigenze di tante persone e che farebbero la differenza», mettendo in luce il pericolo che rischio “con i tempi ridotti tutti si vedano alle stesse ore, senza possibilità di “spalmare” gli avventori di bar e ristoranti”.

E il professor Ira Longini esperto di biostatistica ed epidemiologia delle malattie infettive presso l’Emerging Pathogens Institute dell’Università della Florida sostiene che le prove sull’efficacia del coprifuoco sono tutto fuorché evidenti, anche perché se i locali sono chiusi non è che si possa impedire ad una famiglia di fare una passeggiata, “ tenuto conto che il virus prospera al chiuso” e la maggior parte dei contagi avverrebbe proprio all’interno delle mura domestiche, finora esibite come la trincea difensiva scavata per fermare l’invasione del nemico invisibile, come registrerebbero i dati accertati nella provincia di Wuhan a inizio epidemia, secondo i quali coprifuoco e lockdown avrebbero sortito un effetto paradossale, riducendo la trasmissione all’interno della comunità ma aumentando il rischio di contagio nelle famiglie.

Macché, rintuzza una ricerca extraeuropea. Sono gli inglesi a aver condotto un’analisi in sette paesi del continente secondo la quale il coprifuoco avrebbe un effetto “moderato ma statisticamente significativo” perché porta a una riduzione dell’indice di riproduzione Rt del 13%, con un effetto “molto simile all’uso delle mascherine nei luoghi pubblici”.

E pensate che successo si otterrebbe combinandoli insieme tutti questi accorgimenti: stare a casa, ma distanti, senza parlare, senza litigare, o cantare per via dei funesti droplets, con bavaglio, guanti in lattice, sanificandosi e tamponandosi a vicenda in sostituzione di più temerari congiungimenti, viaggiando, studiando e lavorando ognuno davanti al suo pc disinfettato scrupolosamente, in un prudente e salutare solipsismo.

Che poi è quello che vogliono le “autorità” da sempre, quando adottano e applicano leggi troppo restrittive, troppo severe, criptiche e della cui efficacia è lecito dubitare: esasperare la gente, condurla inevitabilmente alla disobbedienza e alla trasgressione, in modo da poterla incolpare della rovinosa caduta nel precipizio che hanno scavato per quelli che scivolano giù dalle impalcature delle piramidi di ieri e di oggi.

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