L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 aprile 2021

Racconti primaverili del 2021 4 Archegos la punta dell'iceberg

La bolla continua a gonfiarsi

7 aprile 2021


Partiamo subito con una considerazione: quand'è che almeno una sola volta, i giornali ci hanno detto la verità? Non dico per i fatti leggeri e ininfluenti, ma sulle cose serie, tipo: 11 settembre, i suicidi di Davide Rossi, Raul Gardini, Roberto Calvi, Antonio Catricalà, ecc, gli omicidi di JFK e Aldo Moro, Mattei, le malattie, il riscaldamento globale, il terrorismo, la corretta alimentazione, il sistema economico che è in realtà un debito perpetuo, e chi più ne ha più ne metta. Perché mai dovrebbero dirci la verità proprio adesso? Sui fatti che contano bisogna mentire. Occorre indottrinare e non informare.

L’informazione ufficiale serve a creare dei sudditi docili.

Ecco perché non si può credere a quello che ci raccontano, soprattutto al riguardo del funzionamento del sistema economico che è la base della sopravvivenza umana. Il modello economico attuale è basato sul debito. Il debito è monopolio delle banche che si fanno chiamare ISTITUTI DI CREDITO, infatti, il credito è loro e il debito è nostro, che aumenta perpetuamente, senza via d’uscita, finché non ti scoppia in faccia.


Siamo arrivati adesso ad un momento in cui la bolla debitoria gonfiata dal vapore ad alta pressione inizia a segnalare delle crepe da tenere sotto osservazione.

Commentare tutte le notizie economiche interessanti sarebbe un lavoro impossibile, ma quando avvengono eventi come il fallimento del fondo d’investimento Archegos, non si può far a meno di drizzare le antenne e cercare di capire meglio cosa significano episodi del genere.


In breve, le modalità con cui è scoppiato il fondo Archegos ci confermano quanto ho scritto fino ad ora su questa newsletter, specie negli articoli più tecnici dedicati ai REPO e ai derivati (che invito a rileggere e condividere):






Non mi dilungherò quindi a commentare ancora su come Bill Hwang di Archegos sia stato capace di creare un impero da 100milioni di dollari dal niente, semplicemente tirando su una sala scommesse gigantesca con soldi presi a prestito: praticamente il modello su cui si basa l’intera economia finanziaria attuale.

La parola chiave è: rehypothecated leverage! Mettere a garanzia qualcosa che non si ha ma che si promette di avere con lo scopo di ottenere prestiti con cui comprare quella cosa che sarà nuovamente messa a garanzia di altri prestiti in un perpetuo schema esponenzialmente fasullo è un insulto a chi lavora per davvero, nel mondo reale.

Il caso Archegos rappresenta in piccola scala quello che è il funzionamento dell’intero mondo economico: soldi presi a prestito creati dal nulla, ovvero debiti colossali polverizzati, affidati a modelli algoritmici gestiti da computer molto potenti che effettuano migliaia di transazioni al secondo su schemi complicati ma di dimensioni tali da garantire la moltiplicazione dei volumi grazie all’effetto “Ponzi” della continua nuova immissione di credito/debito nel sistema da parte di banche centrali e commerciali di tutto il mondo, all'unisono. Una pompa d’aria fritta che gonfia la bolla in modalità turbo sperando che non esploda. Un gioco pericoloso in cui gli operatori si basano su di una regola molto rischiosa: entrare e uscire continuamente come se si stesse andando a rubare da un edificio in fiamme. Bisogna arraffare quello che si può ed essere molto rapidi nel farlo perché il tetto che brucia potrebbe crollare sulla testa da un momento all'altro, rischiando di restare sotto le macerie, come nel caso di Archegos, appunto.


Un vecchio Rothschild invece amava dire che: investire in borsa è come fare la doccia con l’acqua fredda, bisogna entrare e uscire molto velocemente! Il senso non cambia.

Il principio del “molto velocemente” è adesso gestito dai modelli del trading algoritmico affidati a super computer che i programmatori stessi ammettono di non sapere con certezza come funzionano e che quindi creano serie preoccupazioni che qualcosa possa sfuggire di mano:

“These software algorithms are becoming so complex even their creators don't always understand how they came up with the answers they did.” (Questi software algoritmici sono talmente complessi che I loro stessi creatori a volte non comprendono le risposte che danno)


Il fallimento del fondo Archegos ci riporta ad un’altra primavera, quella del 2008, in cui fallì la banca d’investimento Bear Sterns, la quinta più grande banca d’investimento americana, travolta dalle prime avvisaglie della crisi dei mutui subprime che avrebbe poi manifestato tutta la sua virulente potenza, nel più famoso episodio della storia economica recente ovvero il fallimento della Lehman Brothers, a settembre dello stesso anno.

Potrebbe darsi che il fallimento di Archegos sia la prima avvisaglia di un episodio analogo? Il segnale di primavera che è un preludio di un autunno bollente? Non si può sapere con certezza. Si dice che la storia si ripete, ma questa volta le banche centrali hanno “lo strumento”, il famoso bazooka di Draghi o la ormai oliata prassi di stampare illimitatamente e gettare dollari sugli incendi finanziari, con l’intento di tappare le falle nel sottile strato di BIG BABOL che, tappezzato di toppe di banconote e di astruse promesse di pagamento, continua a gonfiarsi sempre di più. Ancora in po’ d’aria. Ancora qualche atmosfera di pressione. Si gonfia, si gonfia, si gonfia finché POP…ti scoppia in faccia.


I giornali non parlano di questo. Così come non parlavano di Bearn Sterns quando fece fallimento. I media sono infallibili nel creare la paura e infonderla al pubblico se si tratta di argomenti utili ad indirizzare le masse verso la direzione voluta dal potere, ma non per le cose che riguardano i soldi.

Per quello, non c’è mai allarmismo, finché il risparmiatore si ritrova con le tasche svuotate da qualche fallimento, confisca forzosa, tipo delisting di titoli azionari, operazioni denominate debt equity swap, ovvero la conversione forzosa di obbligazioni in azioni della stessa società, spesso non più liquidabili o vendibili ad un valore molto inferiore, come con le obbligazioni subordinate di MPS


operazioni tipo Bail In, con cui i soldi sul conto corrente dei risparmiatori vengono usati per ricapitalizzare la banca su cui sono depositati, vedi Cipro.


Un altro modo molto subdolo di confiscare i risparmi è quello dell’inflazione.

Michael Burry, famoso per aver avvertito tutti per tempo dell’imminente scoppio della bolla dei mutui subprime, ha lanciato un nuovo allarme. Questa volta sull’inflazione:


D’altronde, se il programma è quello di azzerare il ceto medio distruggendo il risparmio, quale migliore metodo che l’inflazione? “Stritolare la borghesia tra le pietre della macina di tasse e inflazione”.

Il modo per schiacciare i borghesi è macinarli tra le pietre della tassazione e dell'inflazione - Vladimir Lenin

Viviamo in una società basata sui consumi. Se la gente non ha soldi per consumare, i soldi gli vengono prestati. L’aumento costante della massa monetaria sommato all’effetto moltiplicatore della leva finanziaria del mondo algoritmico delle scommesse sono altre due macine stritolatrici.

L’inflazione adesso è mascherata dentro al costo dell’energia. Non bisogna farsi ingannare. L’energia è essenzialmente petrolio. La “maledettissima trinità” è costituita da

1) PETROLIO – 2) DOLLARO – 3) TASSO SUL TREASURY A 10 ANNI

Bisogna tenere d’occhio queste tre componenti con grande attenzione. Sono strettamente correlate e sono la base della tenuta del sistema. Loretta Mester (vedi foto), della Federal Reserve, lo ha fatto sapere senza equivoci che i tassi d’interesse devono rimanere bassi.



I tassi d’interesse bassi non remunerano i risparmi e l’inflazione strisciante, nascosta dentro l’aumento del costo del petrolio, erodono il valore dei soldi un morso alla volta. È così che si ruba alla gente senza che questa se ne accorga. Se a ciò si unisce disoccupazione e deflazione salariale, ecco che le ganasce della tagliola si stringono intorno al collo del cittadino medio che sarà costretto a spendere i risparmi suoi o della famiglia per sopravvivere.

Il prezzo del petrolio viene fatto salire anche con episodi provocati a comando, tipo bombardamenti di pozzi petroliferi o casi come il blocco del canale di Suez. Il petrolio alto fa salire le borse. Il titolo a dieci anni invece deve mantenersi in equilibrio. Segnali di un suo repentino aumento sarebbero da considerarsi come l’inizio della fine, quindi occhio.

Quando partirà l’inflazione annunciata da Michael Burry , che è già in fase di surriscaldamento, il divario sociale rappresentato nelle due ramificazioni della lettera K, si amplificherà definitivamente.

Il prezzo dell’inflazione sarà pagato dalla parte discendente della K


Ovvero, la ricchezza sottratta ai risparmi e al tenore di vita del ceto medio sarà trasferita alla parte ricevente, ovvero il ceto super ricco. Più il ceto medio sprofonda verso il basso, più ricchezza viene trasferita al ceto alto.

Ripeto: Il prezzo dell’inflazione sarà pagato dalla parte discendente della K

Ecco cosa vuol dire inflazione e siamo già qui:


Si può usare come paragone anche la spesa al supermercato.

In conclusione, come ci annuncia questo ottimo articolo di Database Italia:


ci avviciniamo all’alba di un nuovo sistema monetario che sarà implementato in varie tappe e gestito da organismi sovrannazionali, come il Fondo Monetario Internazionale.

D’altronde, già ci hanno abituato ad ubbidire ciecamente ai dictat sovrannazionali, tipo quelli dell O.M.S. in tema sanitario.

Il F.M.I. ha infatti già prestato soldi altre volte. $650 milioni sono poca cosa in confronto ai quadrilioni del sistema bancario ombra impiastricciato nei derivati algoritmici. Sono soldi che l’attuale segretario al tesoro americano, ex presidente della Federal Reserve Janet Yellen ha promesso all’ FMI indebitando il popolo americano. Nella partita doppia occorre sempre un creditore e un debitore. I soldi si creano solo dopo aver indebitato qualcuno:

· Uno Stato

· Un’azienda

· Una persona fisica

Comunque, il passaggio ad un'istituzione sovrannazionale penso sia inevitabile per mantenere la fiducia e far girare le partite contabili cercando di prevenire l'esplosione sistemica.

L'FMI sarà come la macchina della dialisi, dove si fa girare il sangue sporco del petrodollaro e poi immettere in circolazione sangue "ripulito" e digitalizzato con un altro nome. Nell’articolo di DataBase si legge che Mark Carney ha già annunciato la fine del Petrodollaro. Quindi si! Il sistema sta cambiando e bisogna essere pronti. Mark Carney è un ex Goldman Sachs, non credo abbia in lui un atomo di bontà nei confronti di noi poveri umani, ma sono i banchieri che decidono, e a volte, quando i sistemi precedenti sono esauriti, devono accordarsi ai nuovi scenari.

Ogni tot anni il sistema monetario ha bisogno di trovare nuovi equilibri. Un nuovo sistema più centrale e globale, su base aurea servirà a dare un senso di fiducia. La base aurea è necessaria perché essendo l'oro scarso per natura, si possono evitare le bolle dovute da eccesso di debito e far tornare la crescita nel limite delle risorse reali che si sposano con l'agenda "green". Anche nei precedenti reset monetari della storia, il valore dell’oro è stato aumentato indicizzandolo al naturale livello dell’economia, con lo scopo di riassorbire gli eccessi. Non ci sarebbe da meravigliarsi se l’oro, che è considerato valore Tier1 nel patrimonio delle banche, venisse rivalutato in modo da far tornare solvibili entità che adesso sono zombificate in un pantano di debito esponenziale inestinguibile e non più espandibile. Nessun consulente finanziario dice di comprare oro. Non è gradito ai potenti che la gente ne abbia. Anzi, la gente è stata sempre incoraggiata a venderlo. Le banche vogliono mantenere salda la percezione della fiducia nella loro valuta cartacea, per questo il prezzo dell’oro viene mantenuto artificialmente basso attraverso la manipolazione dei futures. Manipolazione che esiste e che è costata una severa condanna alla banca JP Morgan:


Probabilmente, quando l’oro salirà, lo farà di colpo e chi non lo ha comprato non ne troverà più a disposizione. Sarà troppo tardi. Non c’è oro per tutti. Ce n’è pochissimo e il prezzo sarà proibitivo.

Il Fondo Monetario Internazionale ha la terza maggiore riserva aurea al mondo.

Le banche non comprano oro per rivenderlo. Ma per restare al comando.


Ognuno di noi dovrebbe avere con sé un minimo di riserva aurea personale, di monete o lingotti, per non sprofondare di brutto nella fase terminale di questo micidiale reset economico e per mettere in salvo parte dei propri risparmi, nel caso di scenari monetari catastrofici, così da poter avere un gruzzoletto a disposizione e ripartire quando la bolla ci sarà scoppiata in faccia.

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