L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 7 aprile 2021

Sputnik V primo vaccino contro l'influenza covid, efficacia superiore al 90%, è presente sui social con grande seguito, ha un costo adeguato, è promosso con pacchetti turistici e per Mosca e per Pietroburgo. MA Euroimbecilandia e Italia per scelta ideologica non lo vogliono usare preferendo tenere prigionieri nelle case le persone


6 APRILE 2021

Operazioni psicologiche e campagne di demonizzazione possono distruggere un bersaglio, annichilendone la reputazione, ma non è raro che si rivelino delle armi a doppio taglio più pericolose per coloro che le maneggiano che per chi viene ferito. Perché, come diceva Andy Warhol, non v’è migliore pubblicità della cattiva pubblicità e il caso dello Sputnik V ne è la dimostrazione: il Cremlino è riuscito a galoppare con maestria l’onda accusatoria, dotando il prodotto dell’Istituto Gamaleya di un’aura fascinosa che lo ha trasformato da un semplice vaccino ad un marchio associato all’alta qualità.
Una pubblicità curata nei minimi dettagli

La Russia, scrivevamo sulle nostre colonne a fine novembre, “nel tentativo di resistere all’accerchiamento sanitario messo in moto dalla comunità euroatlantica, ha elaborato una campagna pubblicitaria basata sull'utilizzo strumentale dei numeri, su un ottimo rapporto qualità-prezzo e sulla diplomazia scientifica”.

La strumentalità dei numeri riguarda il tasso di efficacia. Prima che la rivista Lancet pubblicasse una propria “recensione” sullo Sputnik V, nel mese di novembre si era assistito ad una “guerra dei numeri” tra le principali case farmaceutiche del globo. La Russia, in quel caso, aveva atteso saggiamente che i concorrenti occidentali sbandierassero i numeri relativi ai propri vaccini prima di rendere pubblici quelli dello Sputnik V.

Così, a fine novembre, dopo che la Pfizer aveva dato notizia di un’efficacia pari al 90%, il Cremlino comunicava che lo Sputnik V avrebbe avuto un’efficacia superiore alla controparte di due punti percentuali dopo la prima dose, che sarebbero saliti a cinque dopo la seconda inoculazione – ovvero un’effettività del 95% –, approfittando della rinnovata visibilità per oscurare (e vincere) la concorrenza.

Combattuta senza colpo ferire la guerra dei numeri, il Cremlino aveva avviato la fase due della campagna promozionale, che, forse, era persino più importante della precedente: la fase del prezzo. Collaudata con successo la tattica del temporeggiamento, ovverosia dell'”attendi che il concorrente faccia il primo passo”, il Cremlino aveva optato oculatamente per la pubblicazione tardiva del listino prezzi dello Sputnik V, avvenuta dopo che Pfizer e Moderna avevano comunicato i propri. Il prezzo dello Sputnik V, naturalmente, è stato stabilito in maniera tale da risultare ottimale in rapporto alla qualità, alla concorrenzialità e all’accessibilità: circa 10 dollari a dose, ovverosia meno di Pfizer e Moderna.

La dimensione “social”

Lo Sputnik V vanta una serie di record: primo vaccino contro il Covid19 ad essere stato registrato ufficialmente, uno dei tre vaccini con un tasso di efficacia superiore al 90% e primo e unico vaccino ad essere connotato da una “dimensione social“. Lo Sputnik V, infatti, è l’unico vaccino contro il Covid-19 a essere dotato di una pagina Facebook, un profilo Twitter e un canale YouTube, ciascuno dei quali – non sorprendentemente – gode di un ampio seguito e funge da cassa di risonanza destinata a fare breccia nei cuori di tutti: laici ed esperti, europei e asiatici, americani e africani, scettici e credenti.

I numeri delle pagine sono indicativi del successo conseguito dall’inusuale strategia comunicativa basata sull’utilizzo dei nuovi media: quasi 135mila “mi piace” su Facebook, oltre 274mila seguaci su Twitter e più di 5mila iscritti su YouTube. In quest’ultimo caso, il numero degli accoliti formali non deve trarre in inganno il lettore: il video più popolare ha oltre 440mila visualizzazioni.

Le pagine social hanno lo scopo di dotare lo Sputnik V di un’aura accattivante agli occhi del pubblico, presentandolo come una delle soluzioni più valide in circolazione e, nel caso specifico dell’Occidente, come una panacea miracolistica che potrebbe riportare ordine e unità laddove, attualmente, vigono caos, scompiglio e discordia.

Su YouTube la contenutistica è focalizzata sulla pubblicazione di materiale conoscitivo, relativo al vaccino e all’Istituto Gamaleya, alla quale si alternano bollettini di aggiornamento e video ad alto impatto emotivo come “V is for Victory” (La V sta per Vittoria). La strategia mediatica è diversa su Facebook e Twitter, dove i gestori rilanciano notizie in lingua inglese (ma non solo), preferibilmente provenienti dai grandi media occidentali e ritraenti lo Sputnik V sotto una luce positiva, messaggi di capi di Stato e aggiornamenti sulla corsa mondiale del vaccino.

La pagina Twitter è la più dinamica fra le tre, nonché la più seguita, ed è specializzata anche in un campo specifico, che, numeri alla mano, è fonte di visibilità assicurata: la lotta contro coloro che denigrano e/o mostrano uno scetticismo ostile nei confronti dello Sputnik V. Celebre è il tweet in risposta ad un articolo de La Repubblica, ritwittato oltre cinquecento volte, ma litigi virtuali hanno avuto luogo anche con Politico, la rivista ufficiosa dell’internazionale liberale euroamericana.

Ultimo ma non meno importante, l’ultimo scopo per il quale stanno venendo impiegate le pagine Facebook e Twitter dello Sputnik V è la promozione del turismo vaccinale in Russia. Approfittando della stasi nella quale è avvolta l’Unione Europea, agenzie viaggi di un numero crescente di stati stanno offrendo pacchetti inclusivi di biglietto andata e ritorno per Mosca e San Pietroburgo, vitto, alloggio e vaccino; un’opportunità profittevole – sia in termini pecuniari sia in termini di potere morbido – che il Cremlino ha deciso di sfruttare a proprio favore e, possibilmente, eteroguidare.

Dalla lotta alle bufale relative allo Sputnik V alla coscientizzazione del pubblico mondiale sull'effettiva onorabilità dell’Istituto Gamaleya, passando per la promozione del turismo vaccinale, il Cremlino ha saputo volgere la strategia mediatica e comunicativa dei rivali occidentali contro di loro, utilizzando le principali piattaforme sociali del pianeta – cioè Facebook, Twitter e YouTube – per ribattere ad ogni accusa e, soprattutto, per dare luogo ad un’imponente campagna pubblicitaria che, agli occhi più esperti non sarà sfuggito, fa leva sulle tattiche e sulle tecniche più innnovative prodotte dal neuromarketing.

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