L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 maggio 2021

6.000 miliardi di dollari, c'è del marcio in questi numeri


Stati Uniti verso una storica manovra da 6mila miliardi

Il Pil intanto è salito del 6,4%, poco al di sotto della crescita del 6,5% attesa dal consensus

di Francesca Conti, 28 Maggio 2021

Seimila miliardi di dollari è una cifra sicuramente destinata a restare nella storia degli Stati Uniti. E’ l’importo della manovra finanziaria che si appresta a presentare per il 2022 il presidente degli Stati Uniti, Joe Biden. La Casa Bianca presenterà la sua proposta di bilancio oggi, ma alcuni documenti sono circolati tramite le pagine del New Tork Times. La cifra record di 6.000 miliardi di dollari sarebbe la più alta messa in campo nella storia degli Usa dalla fine della seconda guerra mondiale.

Una manovra destinata a far discutere, anche perché sarà realizzata tramite un aumento delle tasse sui redditi più alti e sulle società.

Secondo il quotidiano, entro il 2031 la spesa fiscale dovrebbe salire a 8.200 miliardi di dollari. Biden ha impostato la propria campagna elettorale puntando sul cambio di rotta per il paese dopo quattro anni sotto la guida del suo predecessore repubblicano, Donald Trump, e ha promesso di portare avanti le sue proposte anche se radicali.

Il piano di Biden è destinato a essere messo in atto in un anno cruciale per l’economia a stelle e strisce. Il Paese ha avviato la fase di recupero post pandemia. E la ripresa si vede anche dai dati del primo trimestre. Il Pil statunitense è salito del 6,4%, poco al di sotto della crescita del 6,5% attesa dal consensus. Si tratta del ritmo di crescita più veloce in quasi quattro decenni nel primo trimestre. Un valore in deciso miglioramento rispetto all’espansione del 4,3% del quarto trimestre. Bene anche i consumi personali, balzati dell’11,3% rispetto al +11% stimato. La componente dell’inflazione particolarmente monitorata dalla Federal Reserve, ovvero il dato core dell’indice Pce, è salita del 2,5%, più del +2,3% atteso.

Nel periodo gli investimenti aziendali sono volati del 10,8%, rispetto al +9,9% della lettura preliminare; le esportazioni sono scese del 2,9%, più del calo pari a -1,1% inizialmente riportato; le importazioni sono balzate del 6,7%, oltre il +5,7% del dato preliminare; gli investimenti nel mercato immobiliare sono cresciuti del 12,7%, oltre il +10,8% riportato all’inizio. Indicazioni positive soprattutto dalle richieste di sussidi di disoccupazione, scese a 406.000 dalle 444.000 unità della settimana precedente, al nuovo minimo dall’inizio della pandemia Covid-19.

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