L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 maggio 2021

Banche maledette, ci hanno ripetuto fino alla nausea che i risparmi servivano per fare gli investimenti ORA ci dicono il contrario dei risparmi non sanno che farsene a meno che li dai a loro per investirli e se gli va male non sono loro che ci perdono ma il correntista-risparmiatore

Continua la guerra delle banche alla liquidità sui conti correnti. La danese Danske applica tassi negativi sui depositi già da 13.500 euro

10 maggio 2021

Danske Bank a Stoccolma, Svezia - LEIF BLOM/AFP via Getty Images

Le banche dell’Unione Europea continuano a prendere provvedimenti rispetto alla montagna di liquidità che si sta accumulando sui conti correnti dei clienti. L’ultima in ordine di tempo a correre ai ripari in modo eclatante è stata la danese Danske Bank, che nei giorni scorsi ha fatto sapere che abbasserà a 100mila corone, vale a dire quasi 13.500 euro, il limite per l’applicazione di tassi di interesse negativi ai depositi. Già lo scorso novembre Danske aveva portato la soglia da 1,5 milioni a 250mila corone. Il nuovo provvedimento – segnalato nella newsletter settimanale di SoldiExpert – entrerà in vigore dal primo luglio e il tasso applicato, e quindi il costo da pagare per il cliente, oscillerà tra lo 0,6% della giacenza per i privati e l’1% per alcune imprese. “Stiamo sperimentando – ha spiegato il responsabile clienti della banca danese Mark Wraa-Hansen – livelli inusuali di tassi di interesse da un periodo di tempo troppo lungo e non c’è alcun segnale di cambiamento. Allo stesso tempo, assistiamo a un significativo incremento dei depositi, che con questi tassi si traduce in una spesa considerevole per la banca”.
Insomma, la motivazione per cui la banca danese ha deciso di abbassare il limite per fare scattare tassi negativi, quindi con annesso pagamento da parte della clientela, è quella che gli istituti di credito, italiano compresi, vanno ripetendo ormai da un po’: l’eccessivo costo della liquidità. In altri termini, i tassi interbancari negativi assottigliano il margine di interesse e la liquidità renderebbe di più all’intermediario se trasformata in un investimento o in un prestito.
“Questa cosa deve finire” ha tuonato subito dopo la notizia del nuovo provvedimento di Danske il ministro danese con responsabilità sulla legislazione bancaria, Simon Kollerup, che in un commento a Bloomberg ha aggiunto: “La mia preoccupazione è che le banche continuino col giro di vite per i tassi negativi e che in media i danesi dovranno pagare per tenere il denaro sul conto”.

La lettera che Fineco ha inviato ai correntisti

Posto che in Italia la possibilità di applicare ai conti correnti tassi negativi è controversa, di recente, con motivazioni analoghe, Fineco e Unicredit hanno preso importanti provvedimenti contro le maxi giacenze sui depositi. La prima, con una iniziativa unica nel suo genere, ha annunciato la chiusura dei conti con oltre 100mila euro e in assenza di investimenti o prestiti con la stessa banca. Mentre il gruppo oggi guidato da Andrea Orcel ha annunciato canoni più salati per i clienti vecchi e nuovi, parlando esplicitamente di un peggioramento della situazione “acuito dal sensibile aumento dei volumi dei depositi registrato nell’ultimo anno”.
Raccolta bancaria – Abi


A riguardo, gli ultimi dati dell’Abi, fotografavano nel mese di marzo liquidità per 1.748,6 miliardi nei depositi da clientela residente in Italia, in crescita del 9,2% rispetto al dato di 12 mesi prima (1.602) e appena inferiore rispetto al dato record di 1.752,6 miliardi registrato a febbraio. Ciò a conferma del fatto che chi, nei mesi della pandemia, è riuscito a mantenere il lavoro è anche riuscito a risparmiare a causa della chiusura di molte attività economiche ed essendo costretto a restare soprattutto in casa.


In una recente nota è intervenuto sulle varie misure prese dalle banche per disincentivare la maxi liquidità sui conti correnti Paolo Benazzi, general manager di SOStariffe.it, che ha commentato: “Credo si tratti di una manovra assolutamente condivisibile da parte degli istituti di credito che, tra gli altri obiettivi, hanno anche quello di favorire la crescita della cultura finanziaria. Le banche, infatti, hanno un ruolo sociale importante in questa fase, quello di spingere i risparmiatori a riflettere su una gestione più efficiente del proprio risparmio e a indirizzare la liquidità verso l’economia reale”. Per Benazzi è “fondamentale che i correntisti comprendano a fondo che troppa liquidità sul conto corrente, oggi, rappresenta un problema per tutti. Per il risparmiatore, perché il denaro sul conto tenderà inevitabilmente a essere eroso nel tempo dall’inflazione, e per la banca, perché quei soldi bloccati sono un costo alla luce dei tassi negativi tipici di una politica monetaria espansiva della Bce. Senza dimenticare il sistema economico tutto, sul quale gravano quasi 1.800 miliardi di euro immobilizzati, completamente incapaci di creare valore”.

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