L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 maggio 2021

Consiglio di Stato cialtrone, coperto e allineato. La cura domiciliare continua ad essere negata e la VIGILE ATTESA diventa SORVEGLIANZA CLINICA ATTIVA

Cura domiciliare anti Covid, ecco le nuove linee guida del ministero della Salute

2 maggio 2021


Tutte le novità sulla cura domiciliare anti Covid

Il ministero della Salute ha pubblicato, insieme ad Aifa, nuove linee guida per la cura domiciliare del Covid. In questo modo le massime autorità sanitarie italiane provano a chiudere, di fatto, la disputa in corso presso il Tar del Lazio proprio sull’appropriatezza di quei protocolli.

I fatti: dal Tar del Lazio al Consiglio di Stato

Lo scorso 2 marzo il Tar del Lazio aveva stabilito che, nella cura del Covid per i pazienti non ospedalizzati, i medici non erano tenuti a osservare le linee guida emanate dall’Aifa il 9 dicembre scorso. Il Tar aveva rimesso la scelta della terapia più opportuna nelle mani della professionalità dei singoli medici. Ad adire il tribunale amministrativo sono stati i medici riuniti nell’associazione “Terapia domiciliare Covid-19”, professionisti che dall’inizio della pandemia si sono spesi per la cura casalinga dei pazienti. Anche i medici della FIMMG (Federazione Italiana Medici di Famiglia) avevano criticato le linee guida sin dalle prime anticipazioni. “Non siamo stati coinvolti e quelle indicazioni lasciano il tempo che trovano – aveva detto il segretario della Fimmg, Silvestro Scotti -. Il documento non dice nulla di nuovo, anzi lascia dubbi e incertezze. Siamo stufi di essere trattati come studentelli di medicina. Questi sono atti di gente che lavora dietro le scrivanie”.

Il voto in Senato: governo impegnato ad aggiornare le linee guida

Lo scorso 8 aprile il Senato ha votato un Odg che impegnava il Governo Draghi a aggiornare, tramite l’Istituto Superiore di Sanità, Agenas e Aifa, “i protocolli e linee guida per la presa in carico domiciliare dei pazienti Covid-19 tenuto conto di tutte le esperienze dei professionisti impegnati sul campo”, ad istituire un tavolo di monitoraggio ministeriale, in cui fossero rappresentate tutte le professionalità coinvolte nei percorsi di assistenza territoriale. Nell’ordine del giorno si legge anche che il Governo deve attivarsi “affinché le diverse esperienze e dati clinici raccolti dai Servizi Sanitari Regionali confluiscano in un protocollo unico nazionale di gestione domiciliare del paziente Covid-19”. In sostanza l’OdG chiedeva che le esperienze di chi ha combattuto il Covid sul campo fossero tenute in debito conto.

Il ricorso del Ministero della Salute al Consiglio di Stato

Il ministero della Salute e AIFA hanno presentato ricorso contro l’ordinanza del Tar che aveva sospeso le linee guida dell’Aifa per le terapie domiciliari del covid. Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello del dicastero della Salute e ha, di fatto, bocciato l’ordinanza del Tar ristabilendo le linee guida dell’Aifa. “La natura dell’atto impugnato porta ad escludere l’esistenza di profili di pregiudizio dotati dell’attributo della irreparabilità, dal momento che la nota Aifa non pregiudica l’autonomia dei medici nella prescrizione, in scienza e coscienza, della terapia ritenuta più opportuna – si legge nella sentenza del Consiglio di Stato -, laddove la sua sospensione fino alla definizione del giudizio di merito determina al contrario il venir meno di linee guida, fondate su evidenze scientifiche documentate in giudizio, tali da fornire un ausilio (ancorché non vincolante) a tale spazio di autonomia prescrittiva, comunque garantito”. Il prossimo 20 luglio è previsto presso il Tar il giudizio di merito sulle linee guida, che ad oggi sono tornate in vigore.

Ministero della Salute e AIFA anticipano il Tar

Il Ministero e Aifa, anticipando i giudici del Tar, hanno pubblicato nuove indicazioni e linee guida. Con la circolare “Gestione domiciliare dei pazienti con infezione da SARS-CoV-2” hanno aggiornato le linee guida per le cure domiciliari dei pazienti Covid. Il documento è firmato da Gianni Rezza, direttore della Prevenzione del Ministero, sostituisce la circolare precedente risalente al 30 novembre e fa chiarezza dopo le polemiche che hanno portato al ricorso al Tar e al Consiglio di Stato.

I contenuti delle nuove linee guida

Cosa dicono le nuove linee guida del Ministero? È confermata la “vigile attesa”, punto più discusso tra le indicazioni del Ministero, che ora viene chiamata “sorveglianza clinica attiva”, attuata attraverso il monitoraggio dei parametri vitali e delle condizioni cliniche del paziente da parte dei medici di medicina generale e dei pediatri. Tra i farmaci per i primi interventi è confermato l’uso di paracetamolo o FANS. Arriva, invece, il no a farmaci molto dibattuti come l’eparina, il cui utilizzo dovrebbe essere limitato ai pazienti allettati, e l’idrossiclorochina “la cui efficacia – si legge – non è stata confermata in nessuno degli studi clinici randomizzati fino ad ora condotti”. Il Ministero non avalla nemmeno l’uso di vitamine e integratori alimentari, come vitamina D, lattoferrina, quercitina, il cui utilizzo non viene raccomandato perché non esistono evidenze scientifiche che attestino una loro utilità. Per quanto riguarda l’uso di antibiotici i tecnici del Ministero stabiliscono che debbano essere utilizzati solo se vi sia un’infezione batterica dimostrata da un esame microbiologico mentre l’uso del cortisone viene consigliato solo nei casi gravi. Per quanto riguarda la somministrazione degli anticorpi monoclonali viene raccomandato il trattamento nell’ambito di una struttura ospedaliera per poter affrontare eventuali reazioni avverse gravi. Si specifica, inoltre, che il trattamento deve iniziare non oltre i dieci giorni dalla comparsa dei primi sintomi. Infine, per ciò che riguarda la saturazione, le linee guida spostano dal 94% al 92% il valore soglia di sicurezza per un paziente Covid domiciliato.

La reazione dei medici di “Terapie domiciliari Covid”

I medici che hanno adito il Tar del Lazio contro le linee guida dell’AIFA non hanno apprezzato la pubblicazione dei nuovi protocolli. “Le ‘nuove’ linee guida licenziate dal dipartimento di prevenzione del Ministero della Salute per il trattamento del Covid a domicilio – si legge nel comunicato stampa dell’associazione -, non hanno tenuto in minima considerazione il prezioso lavoro sul campo dei medici di medicina generale e specialisti che dal marzo 2020 hanno curato e continuano a curare ‘in scienza e coscienza’ migliaia di persone”. I medici denunciano poca chiarezza nella formulazione delle linee giuda, “non è stato ancora reso pubblico il gruppo di ricercatori o specialisti che ci ha lavorato”, scrivono nel comunicato. L’aspetto più critico sarebbe l’assenza di discontinuità tra le vecchie e le nuove linee guida. Le uniche differenze sarebbero nell’uso degli “antiinfiammatori invece del paracetamolo (che comunque il nuovo documento continua a mantenere, mentre vi sono studi che sostengono che sia inefficace quando non peggiorativo)” e nell’uso degli anticorpi monoclonali “per i quali il Comitato ha depositato un’istanza perché venissero utilizzati già lo scorso dicembre”.

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