L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 maggio 2021

Gli ebrei sionisti hanno come obiettivo dominare annichilire distruggere la popolazione palestinese

Che cosa sta succedendo in Israele


8 maggio 2021
Dopo una settimana di violenze ininterrotte, ieri la polizia israeliana ha attaccato i palestinesi che stavano celebrando l’ultimo venerdì di Ramadan

Ieri la polizia israeliana si è scagliata contro i palestinesi che stavano celebrando l’ultimo venerdì di Ramadan. L’episodio più violento è avvenuto contro i fedeli presenti nella moschea al–Aqsa, sul monte Majid. Il numero di feriti conteggiati mentre scriviamo continua a salire, ma al momento è sopra le 250 persone. Nel corso della giornata si erano registrati diversi episodi di repressione in tutta Gerusalemme Est.

Secondo i dati raccolti dalla Mezzaluna rossa, diverse persone hanno subito ferite alla testa: una persona ha perso un occhio, due hanno la mascella fratturata, e altre due hanno subito altri traumi cranici. Diversi media hanno confermato che oltre all’uso di gas lacrimogeno e granate stordenti, la polizia ha aperto il fuoco usando proiettili non letali — che ricordiamo, nonostante il nome ingannevole di “proiettili di gomma,” contengono un nucleo di acciaio e possono impartire ferite gravi.

Poche ore prima alcuni militari israeliani avevano ucciso due palestinesi, e ne avevano lasciato un terzo ferito gravemente, nella città di Jenin, nella West Bank. Secondo fonti dell’esercito, i tre erano armati con fucili costruiti in casa, ma dal lato dell’esercito non sono stati riportati feriti. Tutte e tre le persone non sono state ancora identificate, e non abbiamo immagini dell’omicidio perché l’esercito ha lanciato gas lacrimogeno nella direzione dei giornalisti per impedir loro di avvicinarsi alla scena. L’esercito ha anche impedito a un’ambulanza di avvicinarsi alla scena, costringendo l’autista, coi fucili spianati, a fare inversione di marcia.


Mercoledì, i soldati israeliani hanno ucciso un ragazzino di 16 anni, Saeed Yousef Mohammad Odah, nei pressi del villaggio di Odala, sempre nella West Bank. Il giovane è stato colpito allo stomaco, ed è morto in un ospedale di Nablus poco dopo. La dichiarazione dell’esercito riguardo alla sua morte è raggelante: i militari dichiarano che sarebbero state tirate contro di loro bombe Molotov, per cui “i soldati si sono mobilitati per fermare i sospetti aprendo il fuoco contro di loro.”

Anche in questo caso, nessun soldato è risultato ferito negli scontri che avrebbero dovuto giustificare l’uso di forza letale. L’episodio non è chiarissimo: secondo fonti di Kan, i soldati si stavano muovendo nella zona cercando il responsabile di scontri avvenuti domenica scorsa.
Le proteste a Sheikh Jarrah

I tre episodi di sangue arrivano nel contesto di una settimana di violenza ininterrotta, mentre la repressione di polizia contro le proteste a Sheikh Jarrah si fa sempre più aggressiva.

Il quartiere di Gerusalemme Est è da decenni al centro di operazioni illegali da parte del governo israeliano, che sistematicamente mette in dubbio la proprietà delle residenze dei cittadini palestinesi. Anni fa la “soluzione” a cui si arrivava era costringere le famiglie a pagare l’affitto ai nuovi proprietari delle loro case. Fortunatamente sempre meno famiglie palestinesi accettano questo compromesso estremo — questo ha portato, però, a sempre più tentativi di sfratto diretto. La Corte suprema israeliana si esprimerà di nuovo sugli sfratti che hanno portato agli scontri dei giorni scorsi lunedì 10.

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