L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 maggio 2021

Guerra totale sui semiconduttori e circuiti integrati, la Cina proiettata nella completa autonomia

Venerdì 30 aprile 2021 - 15:06
Crisi chip, Taiwan cerca di bloccare flusso talenti verso Cina
Pechino pesca in compagnie isola per rafforzare la propria industria


Roma, 30 apr. (askanews) – Taiwan ha ordinato alle agenzie di recruiting dell’isola di rimuovere tutte le offerte di lavoro dalla Cina per evitare che vi sia una fuga di talenti nei settori più remunerativi verso il continente, soprattutto quello dei chip. Lo segnala oggi Nikkei Asia.

Il ministero del Lavoro di Taipei ha ordinato che tutte le compagnie che si occupano di reclutare staff, taiwanesi o straniere operanti a Taiwan, non possano più promuovere inserzioni per lavori nella Cina continentale, in particolare nei settori chiave dei circuiti integrati e dei semiconduttori.

La decisione cerca di contenere la minaccia per l’economia di Taiwan rappresentata dalla decisione cinese di rafforzare la propria industria dei semiconduttori, nella quale l’isola è leader mondiale grazie a giganti come TSMC e Foxconn.

“A causa delle tensioni geopolitiche tra Usa e Cina, lo sviluppo dei semiconduttori cinesi ha subito alcuni rovesci e come risultato la Cina è diventata più aggressiva nell’andare a caccia di principali talenti taiwanesi nel settore dei chip per costruire una catena di fornitura auto-sufficiente”, sostiene nella nota inviata alle compagnie di recruiting il ministero.

Per questo motivo, sono state messe in campo anche delle ammende nei confronti delle agenzie di lavoro che procurino personale per la Cina. “Se il reclutamento riguarda i semiconduttori e i circuiti integrati, la pena sarà anche più alta”, spiega la nota.

Le nuove regole non riguardano solo le compagnie cinesi continentali e straniere, ma anche le posizioni lavorative in Cina di compagnie taiwanesi come Foxconn e Pegatron, che hanno grandi impianti manifatturieri nel continente.

La Cina in effetti ha iniziato ad attirare talenti da Taiwan per accelerare il rafforzamento della sua industria dei semiconduttori, in un momento in cui c’è una forte penuria di chip a livello globale. Oltre 100 dipendenti del leader globale dei chip, Taiwan Semiconductor Manifacturing Company (TSMC) sono stati assunti dalla Quanxin Integrated Circuit Manifacturing (QXIC) di Jinan e dalla Wuhan Hongxin Semiconductor Manifacturing Company (HSMC).

Inoltre i produttori di smartphone cinesi Xiaomi e Oppo hanno assunto alcuni veterani nello sviluppo di semiconduttori provenienti da MediaTek, una compagnia taiwanese seconda al mondo per sviluppo di chip per apparati mobili. Ancora, la Luxshare-ICT cinese ha cercato di assumere talenti dalla Foxconn.

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