L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 maggio 2021

I nani al governo e al ministero della Giustizia continuano imperterriti a non smentirsi mentre a Catanzaro in brevissimo tempo si riesce ad inaugurare l'aula bunker

Buone prassi della giustizia al Sud, Nicola Gratteri: “A noi è dispiaciuta già l’idea della Commissione!”

Importanti riflessioni del Procuratore di Catanzaro all'inaugurazione dell'aula bunker distrettuale. L'amor proprio e la dignità del filosofo tropeano Pasquale Galluppi...

27 Maggio 2021 15:52
Scritto da: MASSIMO TIGANI SAVA


La vicenda della Commissione di studio per la Giustizia nel Sud, istituita con un decreto congiunto delle ministre Mara Carfagna (Sud e Coesione territoriale) e Marta Cartabia (Giustizia) non è piaciuta a tanti. E soprattutto non è piaciuta a Nicola Gratteri, riferimento primario della lotta legale al crimine organizzato, alla massomafia, ai poteri deviati. Gratteri, come suo solito, non usa mezze parole e va giù dritto, con la forza di chi sa di avere ragione, di chi parla il linguaggio della chiarezza e della verità, di chi parte dai fatti per esprimere valutazioni. «A noi è dispiaciuta già l’idea di quella Commissione – ha dichiarato questa mattina a Lamezia Terme il Procuratore della Repubblica di Catanzaro, che è anche coordinatore della Direzione distrettuale antimafia – . Chi ha ideato una Commissione di due Ministeri, Giustizia e per il Sud, finalizzata a spiegare agli uffici del Sud le buone prassi? Ma vi sembra normale? Se lo stesso Ministero della Giustizia dice che il Distretto di Catanzaro è l’unico Distretto in Italia che durante il periodo Covid ha smaltito il 110% dei fascicoli… Cioè siamo l’unico Distretto con segno positivo e ora si sente l’esigenza di creare una struttura per spiegare le buone prassi? Ma quali sarebbero le buone prassi? Voi pensate di poter sovrapporre un qualsiasi Tribunale del Nord con i carichi e con il tipo di mafie che ci sono in Sicilia, in Calabria, in Basilicata o in Puglia?».
Nel tono e nelle parole di Nicola Gratteri, stimolate dalle domande dei giornalisti a margine dell’inaugurazione dell’aula bunker del Distretto giudiziario di Catanzaro presso la Fondazione Terina, nell’area industriale di San Pietro Lametino, si percepiva amarezza. «Chi dovrebbe insegnare a noi – ha detto il Procuratore – come si organizza un ufficio? Nel momento in cui in quattro mesi e mezzo siamo riusciti a fare quest’opera, nel momento in cui, entro quest’anno, partendo da un convento abbandonato del Quattrocento, e chiuso da dieci anni, avremo una Procura di seimila metri quadri… Un bellissimo convento del Quattrocento, i cui lavori sono stati seguiti dalla Sovrintendenza alle Belle Arti in modo tale da riportarlo alla bellezza originaria… In quattro anni… Da quando mi sono insediato al 2021, tra pochi mesi, a fine anno, avremo la nuova Procura. Questa credo sia la dimostrazione di capacità organizzativa da parte dei vertici degli Uffici Giudiziari del Distretto di Catanzaro. Non dico io, io sono l’ultimo bullone del carro… Però se nel Distretto di Catanzaro si è in grado di fare queste cose, forse le buone prassi le dovremmo insegnare noi, con un po’ di immodestia, e non altri che, non so cosa hanno fatto nella vita, possono venire a spiegarci come si organizza un ufficio. Il giorno in cui io mi sono insediato c’erano 16 anni di arretrato di fascicoli e adesso marciamo con ciò che arriva con l’attualità… Forse siamo in grado di organizzare un ufficio, siamo in grado di spiegare come si organizza un ufficio…».
Quando, durante gli incontri con la stampa, e assieme agli altri colleghi, ho modo di ascoltare Nicola Gratteri in presa diretta, mi vengono spesso in mente paragoni con altre grandi personalità della storia della Calabria. Nei giorni in cui il Procuratore di Catanzaro, cui dobbiamo essere grati per l’immenso coraggio che dimostra da una vita nella lotta senza pause alla ‘ndrangheta e ai suoi alleati, ha subito pesanti e ingiuste critiche, mi sono venute in mente la forza d’animo e la sovrumana resistenza di Tommaso Campanella, monaco domenicano di Stilo, antica e nobile città dello Jonio reggino. A Lamezia, quando Gratteri, con tono sicuro e grande senso della dignità professionale, per sé e per i suoi colleghi, ha espresso dubbi sull’idea di insegnare efficienza giudiziaria e organizzativa anche ai magistrati del Distretto di Catanzaro, mi è tornato alla mente l’amor proprio del coltissimo filosofo tropeano Pasquale Galluppi. Nei Calabresi (Gratteri è di Gerace), c’è potente il senso innato della giustizia, dell’orgoglio di sapere che, quando sei nel giusto, non hai timore di affrontare chiunque, né di dire a voce alta che non accetti lezioni, che nessuno può sottovalutare le tue ragioni sacrosante, e che nessuno, nel peggiore dei casi, ti può intimorire o intimidire. Pasquale Galluppi coltivò i suoi profondi studi nella periferica Tropea, animato da sana passione per la filosofia e da una genialità sempre più riconosciuta anche oltre i confini della natia Calabria. Quando lo convinsero, in età ormai avanzata, a chiedere la cattedra di filosofia liberatasi all’Università di Napoli, Galluppi ebbe un incontro con il Ministro borbonico dell’Interno. Quest’ultimo, acquisita la richiesta, gli disse: “Vi cimenterete nell’esame”. A quel punto il Galluppi, senza alcun timore reverenziale, e pienamente consapevole dei propri mezzi, rispose al Ministro: “E chi c’è a Napoli che può esaminare Pasquale Galluppi?”. La sicurezza, questa mattina, di Nicola Gratteri a Lamezia Terme, mi ha ricordato la composta fierezza di Pasquale Galluppi. Il prosieguo del racconto sul rapporto fra lo straordinario figlio di Tropea e l’Università di Napoli potrebbe fungere da eloquente metafora (intelligenti pauca!). Il Ministro, andato via il filosofo, raccontò subito dell’incontro ad alcuni suoi amici: “Sapete, è venuto un calabrese a chiedermi la cattedra… e mi ha detto…”. Qualcuno dei suoi amici gli domandò: “Ma era per caso il Galluppi?”. Il Ministro: “Non ricordo, leggete il nome sul libro che mi ha dato…”. L’amico: “Sì, è il Galluppi, il primo filosofo vivente d’Italia”. Il Ministro cadde dalle nuvole, consultò alcuni esperti, non trovò che conferme, e Pasquale Galluppi, nel 1831, all’età di 61 anni, per chiara fama, ottenne la cattedra di Logica e Metafisica all’Università di Napoli. La memoria di questi fatti la si deve alle “Ricordanze della mia vita” di Luigi Settembrini.
Nelle risposte date stamane da Nicola Gratteri ai numerosi giornalisti presenti, anche la legittima soddisfazione per l’inaugurazione dell’aula bunker: «Intanto era giusto questo momento di soddisfazione per tutti, perché il merito di questa bellissima opera – ha detto il Procuratore – è di tutti, di tutte le persone che avete visto oggi qui e anche di altri. Io forse ho fatto un po’ la testa d’ariete, con la mia rudezza sono riuscito a fare sedere attorno a un tavolo anche gente che era un po’ così… che non aveva tanto interesse a che la Calabria avesse un’aula degna del livello qualitativo della magistratura, dell’avvocatura e delle forze dell’ordine. La Calabria aveva bisogno come il pane di un’aula bunker così com’è, efficiente… L’avete sperimentato, in qualsiasi parte dell’aula vi sediate, si sente allo stesso modo. Sembrano dettagli, ma questo vi fa capire che noi abbiamo curato i dettagli. Abbiamo la videoconferenza in 150 punti contemporaneamente, abbiamo la possibilità di sedere quasi mille persone a distanza Covid, abbiamo un’aula che viene monitorata con un sistema di videocamere a circuito chiuso sia all’interno sia all’esterno… ogni metro quadro dei 3.000 all’interno e anche all’esterno. Già da quando si arriva all’ingresso della Fondazione Terina tutto è monitorato e registrato. La Regione ci dà altri 3.300 metri, qui di fronte, per fare gli archivi di tutto il Distretto. Significa risparmiare altri 600mila euro all’anno di fitti per archivi che ci sono sparsi un po’ in giro per la Calabria. Anche questa è una notizia importante».
L’Italia è un Paese strano. Quando ha di fronte eccellenze da valorizzare al massimo, e da utilizzare nell’accezione più nobile del termine, tira il freno a mano, rallenta, stenta a dare il via al decollo. Oppure può capitare che ci sia un po’ di lentezza nel riconoscere pienamente meriti ed esperienze. Perché?

Fotografia pubblicata: Nicola Gratteri oggi a Lamezia Terme

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