L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 9 maggio 2021

Ida Magli - 42

L'Italia-corridoio

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 24 Settembre 2006

Caro Berlusconi, così non va. Noi non vogliamo perdere la bella tensione immessa nella gente di Forza Italia dalla ruvida sincerità e dallo stile inaugurato da Guzzanti. Ma non lo capisce che senza aggressività si è belli che vinti? E l’aggressività consiste nel dire sempre no, votare sempre no, se vuole che qualcuno abbia ancora fiducia in lei e nella possibilità di far cadere il governo delle sinistre. Si leggono bei progetti di riorganizzazione del partito, si parla di congressi, di nuove strutture per essere più vicini alla gente come se avessimo chissà quanto tempo davanti, e soprattutto come se avessimo infinite riserve di pazienza. Non è così. Prima di tutto perché la situazione internazionale e quella italiana impediscono di fare progetti di tal genere. Non lo vede che, per voler conquistare il palcoscenico di chi è più potente a livello internazionale (arrivano i Cinesi, arrivano i Giapponesi, i Tedeschi ci hanno ripensato), si sta preparando una situazione esplosiva intorno alla questione del Libano dalla quale appare ormai abbastanza chiaramente che si finirà in chissà quali conflitti? Bisogna votare no alla missione in Libano perché questa è la decisione più razionale che si possa prendere in funzione della salvaguardia degli Italiani e quella che metterà in crisi il governo Prodi. Punto e basta. Gli Italiani, compresi i Soldati, gliene saranno grati.
Lei abbia cari quelli che le dicono le cose che non vorrebbe sentirsi dire, perché sono questi i veri amici: quelli che criticano il proprio partito, i propri capi e lo fanno a viso aperto, cominciando, come si è soliti fare in qualsiasi progetto scientifico, nel dirle in che cosa ha sbagliato quando era al Governo. Impegnare un anno nel realizzare il Federalismo voluto da Bossi, per esempio: se avesse fatto dei veri sondaggi, e non quelli che le danno soltanto buone notizie, avrebbe saputo che agli Italiani non piaceva sia perché non hanno dimenticato la volontà di secessione che si nasconde dietro il federalismo bossiano, sia perché l’amore per l’Italia come Patria e come identità è molto aumentato da quando con le imposizioni della unione europea e con l’invasione musulmana, gli Italiani hanno capito che la patria stanno per perderla.
Adesso, poi, si sentono progetti di organizzazione del partito partendo “dallo spirito del ’94“. Possibile che nessuno in Forza Italia capisca che c’è un abisso dalla condizione del ’94 ad oggi? L’attacco alle Torri Gemelle avrebbe dovuto costringere tutti i governanti a rivedere i propri piani, cosa che invece nessuno ha fatto, a cominciare del pachiderma unione europea. Lo spirito del ’94 può servire soltanto se si esercita la forza e la volontà di vincere nei confronti della situazione odierna, ossia facendo cadere il più presto possibile il governo dei Comunisti e impedendo che la presenza dei Musulmani e le leggi a loro favore aumentino. Berlusconi deve rendersi conto che, una volta emanate, certe leggi, come per esempio quella dei diritti religiosi, quella della proprietà edilizia, quella del voto e della cittadinanza, nessun nuovo governo le potrà eliminare. Non si possono eliminare, sia perché provocherebbero ribellioni e conflitti fortissimi, sia perché alcuni loro effetti sono irreversibili. Dunque non possiamo aspettare né cinque anni, né un anno, ma neanche un giorno; dobbiamo ripeterci ogni mattina: “oggi, oggi, lo faremo cadere“.
Le manifestazioni a favore del Ponte sullo stretto sono una ennesima prova che la Destra non possiede la minima sensibilità per la realtà geografica, per la bellezza fisica, storica, culturale dell’Italia e per la sua indipendenza. Il Ponte sullo stretto così come il Tunnel sotto le Alpi sono mostri finanziati dall’unione europea per distruggere l’Italia-Nazione e Stato autonomo riducendola a corridoio. Sì, non sono le opere-corridoio, ma l’Italia-corridoio, che collega e stabilisce l’unità dell‘Europa con l’Africa, annientandosi.
Si sente anche discutere di progetti per una migliore “comunicazione“ del Partito con la gente, per farsi conoscere meglio sia politicamente che culturalmente. Bene. Ma se c’è una cosa che sbalordisce è proprio che chi possiede tutti i mezzi di comunicazione possibili, non si chieda come mai di fatto “non comunichi“. Sia permesso ad un antropologo, un antropologo che per giunta ha scritto per molti anni insieme a Forattini, a Guzzanti, a Baget Bozzo, sul quotidiano “la Repubblica“, considerato fin dalla sua nascita un giornale davvero nuovo nella forma e nello stile, di dire brutalmente la verità: a Forza Italia manca il senso che le convinzioni arrivano nell’aria, nell’insieme del modello culturale, senza nessuna pedagogia diretta, ma con una Forma che è data dalla profondità delle idee critiche, dalla bellezza che queste assumono quando sono intellettualmente vere. E durissime.

Roma, 24-09-06 ItalianiLiberi

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