L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 maggio 2021

Ida Magli - 44

La pazienza è finita

di Ida Magli
il Giornale | 30 Novembre 2006

I motivi espliciti della decisione presa dalla Commissione Ue contro l'ingresso della Turchia riguardano l'annosa questione del riconoscimento di Cipro. È lecito supporre, però, o almeno lo si spera, che un qualche residuo di buon senso abbia ispirato una Europa che fino ad oggi non ha quasi mai dimostrato di possederlo. Non è possibile, infatti, essere ciechi di fronte agli enormi problemi di carattere culturale, religioso, storico, psicologico, che avrebbe portato con sé la presenza di oltre 70 milioni di turchi nel centro più sensibile, più connotato dalla civiltà occidentale, quale l'Italia, la Francia, la Spagna, l’Austria, la Germania.
D'altra parte è proprio la struttura che si è voluta imporre con il trattato di Maastricht e con i trattati che gli hanno fatto da corollario (ad esempio Schengen) a creare situazioni drammatiche in quanto non si possono mescolare e far convivere popoli dal carattere totalmente diverso. Adopero volutamente la parola «carattere», termine che è stato bandito dal galateo politico, perché è finalmente giunto il momento per convincere i governanti europei del fatto che non sono onnipotenti; che non possono imporre agli uomini, soltanto perché sono loro a volerlo, il modo di essere, di sentire, di pensare, di amare, di soffrire. Se si fossero proposti come meta, invece che una impossibile unità e integrazione, delle collaborazioni in ogni campo, economico, militare, politico, oggi avrebbero potuto semplicemente concordare dei trattati di alleanza con la Turchia, lasciandole quel ruolo assegnatole da tanto tempo di confine con l'Oriente.
Si è percepito del resto, proprio in questi giorni, a causa dell'improvviso malore di Berlusconi, un senso nuovo di pericolo, di vuoto, di fragilità democratica, un senso sul quale varrebbe la pena di riflettere. La decisione sul non ingresso della Turchia, per quanto possa apparire del tutto slegata da questo evento, tuttavia va a far parte di questo quadro di ripensamento, segnala una svolta: l'idillio utopico sul destino gioioso ed eternamente pacifico dell'Europa è finito. Perché la possibilità che Berlusconi abbandonasse la politica si è configurata come un pericolo? Perché i vari partiti si reggono come un palazzo senza fondamenta, appoggiati l'uno all'altro e sarebbe sufficiente che Forza Italia si staccasse, per far precipitare tutti nel vuoto. Il vuoto è la rappresentanza senza i cittadini. Lo stesso è successo nell'Unione Europea: tutto è stato fatto senza i cittadini. Qualcuno ha forse chiesto agli italiani se gradivano la presenza di milioni di turchi? Un referendum avrebbe dato senza meno risposta negativa. La crisi della democrazia è evidente anche nel modo con il quale l'attuale governo ha guardato alle manifestazioni di piazza contro la Finanziaria. È stato detto perfino che un popolo che protesta è pazzo. Ebbene, quando si arriva a un tale disprezzo per i propri rappresentanti, la democrazia non esiste più.
Sì, sono convinta (non è soltanto una speranza) che la decisione di non far entrare la Turchia nell'Unione Europea, segnerà un modo diverso di costruire i rapporti fra i vari Stati, rivedendo delle norme assolutamente incompatibili con l'indipendenza, la libertà, la identità culturale, storica, psicologica, religiosa dei singoli popoli, e al tempo stesso richiamerà i governanti a non cullarsi nella pazienza dei cittadini: la pazienza comincia ad apparire ormai alle coscienze come una forma di vigliaccheria. Il tempo dell'essere, o anche soltanto dell'apparire vigliacchi, è finito.

il Giornale del 30-11-06 pagina 1

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