L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 maggio 2021

Immigrazione di Rimpiazzo - Euroimbecilancia non ha nessuna intenzione di intervenire sulla tratta degli schiavi

MIGRANTI. IL NULLA DEL CONSIGLIO EUROPEO. E L’ITALIA È ANCORA SOLA


di C. Alessandro Mauceri –
28 maggio 2021

Ennesimo incontro dei governi Ue per parlare dell’annoso problema dei migranti (e non solo dei rifugiati), ed ennesimo fallimento politico per i paesi di confine. Anche per l’Italia rappresentata dal premier Mario Draghi.
Sull’incontro il presidente del Consiglio aveva riposto tante aspettative, con i cadaveri di migranti tra i quali molte donne e molti bambini che si accumulavano sulle spiagge della Libia. Gli ultimi sulle dorate spiagge di Libia e Tunisia, mentre poco lontano dalla costa c’erano le navi delle marine militari di diversi paesi tra i quali Francia, Algeria, Marocco, Mauritania, Stati Uniti d’America, Italia, Spagna, Belgio, Regno Unito, Grecia e Malta, convenute per le esercitazione Phoenix Express 2021. Una situazione, la presenza di cadaveri di bambini sulle spiagge libiche, che aveva creato grande imbarazzo dopo la visita di qualche settimane fa in Libia, durante la quale lodato i metodi di gestire i flussi migratori adottati dal governo libico.
Secondo i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM), ogni anno sono migliaia i migranti morti nel tentativo di entrare in Europa. Morti che sarebbe possibile evitare adottando politiche di immigrazione più corrette. Ma che invece dimostrano l’incapacità di tutti i paesi europei di gestire questo fenomeno.
Non si tratta di un’ “emergenza” migranti, come molti si ostinano a definirla. Si tratta invece di un fenomeno geopolitico fisiologico che ha origini secolari e che, negli ultimi anni è stato acuito da cause riconducibili proprio alle politiche dei paesi sviluppati, dal land grabbing (rubare terre) alle missioni di pace (guerre umanitarie), dallo sfruttamento delle risorse agricole e minerarie dei paesi africani (rapinare risorse) ai mutamenti climatici e ambientali causati dalle emissioni di CO2.
Cambiamenti di fronte ai quali l’Italia e gli altri paesi di confine ancora una volta sono stati lasciati da soli.
Al vertice europeo tenuto a Bruxelles i leader europei non hanno trovato alcun accordo. Non c’è da sorprendersi: alla questione “migranti” sono stati dedicati i pochi minuti di una riunione durata più di cinque ore. Una decina di minuti serviti più che altro per rimandare tutto a giugno. “Fino al prossimo Consiglio europeo continueremo ad affrontare da soli questo problema. Poi sta a tutti noi europei prepararlo bene”, ha detto al termine dell’incontro il presidente del Consiglio Mario Draghi. Al suo fianco il premier spagnolo Pedro Sanchez, impegnato nel tentativo di giustificare quanto avvenuto a Ceuta dove è stata aperta un’inchiesta per verificare il comportamento delle forze dell’ordine sui minori ributtati in mare.
I paesi europei non hanno alcuna intenzione di affrontare il tema migranti (tratta degli schiavi). Lo dimostra il fatto che anche il Nuovo patto per le migrazioni e l’asilo approvato a settembre 2020 dalla Commissione europea è ben lontano dal fornire soluzioni concrete. E negli incontri ristretti, come quello con il presidente francese Emmanuel Macron, nei quali si è parlato di migranti non è stato toccato il tema della ripartizione volontaria o obbligatoria. La realtà è che quando si parla di migranti l’Unione è disunita.
Belle parole ma pochi pochissimi fatti concreti. In apertura dei lavori il presidente del Parlamento europeo David Sassoli ha dichiarato che “So che oggi non parlerete di immigrazione, ma credo che l’anno che abbiamo alle spalle, in cui siamo stati insieme capaci di scelte coraggiose e inedite, ci ponga davanti alla responsabilità di fare scelte altrettanto coraggiose. Una grande potenza come l’Unione Europea può presentarsi come attore globale solo se mostra di essere capace di gestire unita un fenomeno strutturale come quello della mobilità umana”. Parole di rito che dopo il rinvio a giungo appaiono vuote e prive di significato.
Anche l’invito dell’Alto rappresentante Onu per i rifugiati, Filippo Grandi, dopo l’incontro con Draghi di ritorno dalla Libia, non sembra promettere nulla di concreto. Grandi ha auspicato che il calo delle violenze in Libia possa servire per “migliorare la gestione dei flussi migratori”. Ma ha preferito concentrarsi sul tema degli sbarchi e dei salvataggi in mare (che ha definito “risbarchi”): “Anche se un salvataggio è comunque un salvataggio, va fatto correttamente. Fin quando non ci saranno le giuste garanzie siamo contrari ai ‘risbarchi’, poiché in Libia non ci sono porti sicuri”.
Anni di incontri, di meeting, di dibattiti tra i leader dell’Unione Europea per non arrivare a nulla. Solo a confermare, una volta di più, che l’ “Unione” Europea è soltanto una condivisione di mercati. Gli altri problemi, quelli sociali e geopolitici come le migrazioni, sono problemi che i singoli stati dovranno continuare ad affrontare individualmente.

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