L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 maggio 2021

In Italia NON c'è libertà di stampa


LIBERTÀ DI STAMPA: L’ITALIA È AL 43° POSTO AL MONDO

2 MAGGIO 2021

Secondo l’indice della libertà di stampa pubblicato da Report senza frontiere, l’Italia è al 43° posto dietro Ghana, Burkina Faso e Repubblica Ceca. La Norvegia guida la classifica

In queste ore tiene banco il tentativo di censura della Rai (società del servizio pubblico radiotelevisivo in Italia) ai danni di Fedez durante il Concertone del Primo Maggio. Il rapper, nel mentre della sua esibizione, ha pronunciato un discorso a sostegno del ddl Zan – che introdurrebbe misure per tutelare dalle aggressioni a sfondo discriminatorio – e ha elencato alcune frasi aberranti e discriminatorie pronunciate da esponenti della Lega, il partito che maggiormente sta provando ad affossare il disegno di legge. Tuttavia, i vertici Rai avevano provato a bloccare il discorso, chiedendone preventivamente il testo per un’approvazione e intimando il cantante di non fare i nomi dei leghisti. La vicenda, nel clamore generale, chiama ancora una volta in causa la questione della libertà di stampa e di espressione in Italia. Ma cosa dicono i dati in tal senso?

Innanzitutto, per “libertà di stampa” si intende il diritto che ogni Stato (che si ritenga “di diritto”, per l’appunto), assieme agli organi d’informazione (giornali, radio, televisioni, provider internet) dovrebbe garantire ai cittadini ed alle loro associazioni, per assicurare l’esistenza della libertà di parola e della stampa libera. Ciò comprende anche i membri delle agenzie di giornalismo, con le loro pubblicazioni, e si estende al diritto all’accesso ed alla raccolta d’informazioni (nonché alle procedure volte ad ottenere informazioni da comunicare al pubblico).

In Italia la libertà di stampa è sancita dall’Art. 21 della Costituzione. Inoltre, come Paese membro dell’Unione europea, si impegna a rispettare il principio della libertà di stampa come sancito nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione, che riconosce la “libertà di espressione e d’informazione” (art. II-11).

L’indice di libertà di stampa

L’Indice della libertà di stampa è una classifica annuale di nazioni compilata e pubblicata dall’associazione indipendente Reporter senza frontiere. Essa si basa sulla valutazione dell’Organizzazione delle testimonianze relative alla libertà di stampa delle nazioni nell’anno precedente. L’indice viene calcolato sulla base di studi, analisi e questionari e intende riflettere il grado di libertà che i giornalisti, le nuove organizzazioni e i “netizen” (coloro che partecipano attivamente alla vita di internet) hanno nei rispettivi paesi, e gli sforzi compiuti dalle autorità per rispettare e far rispettare tale libertà. L’indice riguarda esclusivamente la libertà di stampa e non misura né la qualità del giornalismo né la violazione dei diritti umani in generale. Gli ultimi dati disponibili sono relativi al 2019.

La classifica: Italia al 43° posto dietro a Ghana, Burkina Faso e Repubblica Ceca.

Le statistiche sulla libertà di stampa non sono confortanti per l’Italia. Il Belpaese, infatti, si piazza al 43° posto della classifica mondiale, dietro a Paesi come Ghana, Namibia, Burkina Faso, Repubblica Ceca, Taiwan, Samoa e Trinidad e Tobago. Al primo posto c’è saldamente la Norvegia, seguita da Finlandia, Svezia, Paesi Bassi e Danimarca. Ancora una volta, il Nord Europa si mostra molto avanti nel campo dei diritti e delle libertà civili. Posizioni di rilievo anche per Giamaica (8° posto), Costa Rica (10°), e Capo Verde (25°). Anche Francia e Regno Unito non se la passano bene (seppur meglio dell’Italia) piazzandosi rispettivamente al 32° e 33° posto. La Germania, invece è al 12°. Infine, gli ultimi posti sono occupati da Cina, Eritrea, Corea del Nord e Turkmenistan.

Stando a questa classifica (che sarà aggiornata nei prossimi mesi) emerge la necessità di avviare un lavoro di riforma strutturale del sistema di informazione in Italia. Una stampa libera rappresenta il principale strumento a difesa della tenuta delle democrazie, fattore che – stando agli eventi internazionali degli ultimi anni – non possiamo permetterci di dare ancora per scontato.

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