L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 11 maggio 2021

In questo periodo a scuola (come dappertutto del resto) “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, arrabattandosi in balia di un vento capriccioso senza regole né ragione: aperture, chiusure, disinfezione lecita o assurda, norme e contro norme in contraddizione, riforme arbitrarie (in apparenza) dei voti e delle pagelle, un’ elefantiasi di incombenze burocratiche che si auto alimentano assurdamente.

Dissoluzione delle anime, dissoluzione dell’eredità.

Maurizio Blondet 10 Maggio 2021

Giuseppina, insegnante

Gentile direttore, sono una maestra di scuola elementare e le ho già scritto tre anni fa per parlarle dei segni di dissoluzione umana nelle famiglie e nei ragazzi, aveva deciso di pubblicare la mia lettera e sul blog si era generato un piccolo dibattito sulla scuola italiana, le capacità degli insegnanti e i metodi didattici, sicuramente, però ho l’impressione che già allora abbiamo toccato solamente la superficie. Per alcuni mesi ho poi avuto un fruttuoso scambio epistolare con il Sig. Silvio, anch’egli insegnante, che ho dovuto interrompere per eventi che arrivano a loro tempo nella vita di chiunque. Nella scuola, nel frattempo, lo “scivolamento umano e organizzativo” è progredito secondo i segnali di malattia da tempo presenti, poi è arrivata questa emergenza chiamata sanitaria che ha solo messo in luce e letteralmente svelato ciò che da tempo progrediva, come il verdetto di gravissima malattia dopo anni e anni di sintomi ignorati o attribuiti ad altro.

Ci sarebbe davvero moltissimo da dire e da parlare: pochissimi si rendono conto, al di là dei proclami o delle urla di sdegno e lamentazione, di cosa davvero accade nel profondo, forse, negli ultimi tempi, qualche insegnante comincia a prendere consapevolezza che non si tratta più di adeguarsi nei metodi, chiedere riforme alla politica, supporti sociali o maggiori competenze lavorative ma che la scuola è semplicemente un tassello dell’impoverimento umano e spirituale che ci travolge e che “la malattia” il cancro che avvelena sempre di più maestri, genitori e bambini (e bambini!), ha origini e cause metafisiche e che se non si affrontano per prime queste, ogni altra soluzione è “un sintomatico o un placebo”. La maggioranza però si guarda attorno sgomenta senza riuscire a capire cosa accade e si attacca impaurita alle soluzioni di psicologi o burocrati propinati dallo stato, di cui diventiamo sempre di più dipendenti muti di cui disporre.

In questo periodo a scuola (come dappertutto del resto) “si sta come d’autunno sugli alberi le foglie”, arrabattandosi in balia di un vento capriccioso senza regole né ragione: aperture, chiusure, disinfezione lecita o assurda, norme e contro norme in contraddizione, riforme arbitrarie (in apparenza) dei voti e delle pagelle, un’ elefantiasi di incombenze burocratiche che si auto alimentano assurdamente. Le insegnanti principianti vagano indaffarate, volenterose e smarrite sperando in un aiuto dalle colleghe più esperte e spesso sono aperte ad ascoltare ed imparare, danno speranza. Invece per sentir parlare dei danni fatti ai giovani in questo periodo basta andare a cercare l’intervento fatto da Crepet e Nobili per i venerdì della Bussola, è evidente, non c’è molto da aggiungere. Alcuni di noi spruzzano i bambini di disinfettante e li terrorizzano, aspettano felici “che si torni a vaccinare nelle scuole come prospettato, così riprenderemo tutto come prima.” E’inutile dire che queste cose mi fanno impazzire di sdegno ma ogni dissenso si scontra con muri di cemento rivestiti di gomma che rimbalza. Molti di noi insegnanti invece fanno del loro meglio metro per metro navigando a vista come meglio possono: a volte penso che siamo (molto in piccolo) come quei poliziotti di retta coscienza che operano sotto regimi sanguinari e finché possono aiutano in segreto la popolazione trovando ogni fessura possibile per uscire dagli ordini ricevuti, poi, quando arriva l’ordine di sparare sulla folla, si danno alla resistenza oppure muoiono davanti al plotone d’esecuzione. Ho letto i lai di autocritica maoista di alcuni professori o “esperti” sulla didattica a distanza, noi genitori e insegnanti non facciamo abbastanza, non offriamo dialogo, li dobbiamo aiutare a capire la pericolosità del momento che stanno vivendo ma anche che hanno responsabilità di rispettare le norme sanitarie e “andrà tutto bene”. Dobbiamo offrirgli più strumenti tecnologici, più connessione, più psicologi, più recupero (come i torturatori che poi affidano la vittima al medico), più strumenti per comprendere …. Comprendere cosa? Offrire cosa, se noi adulti viviamo ed alimentiamo un mondo malato e senza senso alcuno? Cosa vogliamo offrigli per superare il disagio? La morfina, il lavaggio del cervello (va tutto bene), la pornografia, la rivoluzione green (è il pianeta che va salvato dall’uomo), il ritornare allo stato primitivo in cui tutto si può fare, senza statue, senza storia e senza passato? E’ questo il problema? E’ questo che gli dobbiamo dare?

Tanto vale che li abbandonassimo in un bosco a loro stessi: gli faremmo meno del male.

Molti miei alunni erano felici nella Dad e la rimpiangono perché potevano starsene a casa e dormire fino a tardi, giocando con i videogiochi finché volevano. ( Per inciso sono stata costretta come molti altri genitori a comprare un telefono e un nuovo pc a mio figlio per la Dad e il registro elettronico, dopo anni di resistenza, adesso anche lui sta diventando dipendente dalla tecnologia …) Quando si cerca di parlare profondamente con loro sono apatici o indifferenti: le soluzioni non gli interessano, di sicuro questo mondo non gli piace ma è il loro mondo e quello dei loro genitori ed è l’unico che conoscono e non riescono a metterlo in dubbio, è così e basta. In un perfetto storicismo il passato è vecchio e superato con tutte le sue balle antiquate e non si torna indietro anche se il futuro non esiste, un senso, un fine non è contemplabile, si vive l’oggi e basta. Ci si dimentica che non tutto ciò che cambia, è nuovo, diverso evolve in meglio, anche la pianta che marcisce cambia …

Di aprirsi o chiedere aiuto agli adulti gli importa poco o nulla, tanto pensano che non troveranno soluzioni oppure che dovranno aprire la loro mente a concetti, del tutto nebulosi nel mondo in cui sono immersi, come responsabilità, rispetto, lavoro e sacrificio. Hanno ragione. Sono già interiormente spenti da molto prima di questo virus. … Certo non tutti e non sempre ma molti e spesso.

E’ questo che fa paura, non tanto il fantasma sessantottino di una scuola fatta di insegnanti chiusi alle esigenze degli alunni ( di quali esigenze stiamo parlando però?): sono decenni che ci viene chiesto di andare loro incontro, le stesse disposizioni ministeriali e valutazioni pretendono di farlo ma è tutta ipocrisia. Ipocrisia degli adulti che dicendo di andare incontro ai ragazzi li trattano come cuccioli sempre deboli e passivi senza responsabilità, forze e risorse. In inglese si chiamano queste generazioni snowflakes, i fragili fiocchi di neve e gli adulti ipocriti pretendono di salvarli senza cambiare di una virgola il loro comportamento. Siamo ipocriti noi adulti perché proclamiamo di amarli e difenderli e poi togliamo loro il senso profondo della vita, togliamo Dio e ogni riferimento all’anima e alle verità per continuare a galleggiare nel mondo compiacente e fetente che stiamo costruendo.

A noi insegnanti chiedono di combattere il veleno con il veleno: la dissoluzione della personalità con umanitarismo e teorie sull’indifferentismo dei sessi, lo scarso studio e motivazione alla conoscenza con “una visione più organica delle competenze degli alunni”, l’incapacità di un senso con “maggiore consapevolezza psicologica di sé” (in cosa consista davvero non è dato saperlo), le difficoltà a leggere e studiare con libri “più accattivanti e con percorsi metodologici innovativi”, lo scarso amore per la conoscenza con “un’alfabetizzazione digitale che tenga conto delle mutate esigenze degli alunni” … potrei continuare e a lungo con questo linguaggio da propaganda.

Difficile non vedere un disegno che cerca di formare una nuova umanità nelle novità che lo Stato ci impone. Dobbiamo valutare adesso, da novembre, le competenze, non i risultati degli alunni, ho chiesto e cercato vanamente per un po’ da dove arrivasse questa “teoria delle competenze”, nessuno misteriosamente lo sapeva anche se tutti ne parlavano, la preside mi aveva addirittura detto che probabilmente erano frutto di “alcune menti illuminate” … cercando da sola ho scoperto che provengono da psicologi del lavoro americani degli anni sessanta e che erano utilizzate per incrementare la produttività operaia, i loro maestri erano altri psicologi dalle teorie inquietanti e via a ritroso fino ai filosofi materialisti inglesi. Mi chiedo se vogliano che i nostri bambini divengano forza lavoro ottimizzata, senza reali capacità di pensiero critico e conoscenze, in una visione dell’uomo profondamente materialista e anticristiana in cui un’insufficienza è una “competenza in via di prima acquisizione” e in cui nel “livello intermedio” sono sbattuti tutti quanti vivacchiano per ottenere un sette o si dannano per un otto e mezzo, forse quanti accedono ad un “livello avanzato” hanno qualche speranza di un lavoro decente e di un’istruzione … alla faccia del fatto che i voti numerici mortificavano gli alunni. E noi insegnati giù a compilare griglie e griglie e documenti di queste robe da psicologia malata. Per l’insegnamento vero e fatto secondo coscienza e non con questi “programmi” c’è poco tempo e quasi nessuno spazio. Tutto deve essere annotato sul registro elettronico come un occhio di controllo, in modo meticoloso e angosciante, in teoria anche i compiti, sollevando i ragazzi dalla responsabilità di organizzare lo studio e tenere il diario. I voti sono numeri sullo schermo e in alcune scuole non vengono comunicati direttamente ai ragazzi per privacy (?) e le verifiche non sono fatte visionare ai genitori.

Intanto in una parte delle prove INVALSI della quinta elementare (per ragazzini di dieci anni!) è stato messo un testo sugli esperimenti fatti da psicologi su bambini di sei anni chiusi in una stanza con un vassoio di dolcetti che non potevano toccare … aberrante e inquietante. Si dice che presto, se le classi non otterranno buoni risultati in questi test, fatti con i criteri e i presupposti che ho detto, i loro insegnanti dovranno sostenere dei corsi di aggiornamento o recupero o rieducazione …. Difficile non vedere un disegno in tutto questo.

Continuo a sentire sacerdoti e pensatori che continuano a dire che noi cattolici dobbiamo cambiare le cose dall’interno, “essere seme vivo” ma davvero mi chiedo se sia davvero ancora possibile se non si vuole continuare ad essere un ingranaggio inconsapevole e collaborare a questo sistema perverso. In coscienza non è più possibile rimanere.

Continuo a servire i miei alunni e ad insegnare loro secondo le mie convinzioni e la mia coscienza, cercando di ancorarli alla storia, di creare in loro un pensiero critico, di educarli al bello, di guardare in modo obiettivo la realtà in cui vivono: busso, piccono il muro sempre più spesso della loro indifferenza e sono convinta che qualcosa in loro assorba in qualche modo … eppure sono sempre più “inadeguata” e sbagliata per il mondo in cui vivono. Uso la didattica laboratoriale, i compiti di realtà, i giochi di ruolo, le lezioni inverse … mi avvalgo di ciò che di buono la scuola offra per interessarli e veicolare valori, ma è tutta “roba inutile”, in questa società non serve o addirittura è nociva. L’obiettivo a cui veniamo guidati noi insegnanti e che la società ci chiede non è più formare esseri umani e se invece lo facciamo “siamo sbagliati”.

Essere pronti alla morte e la preghiera infuocata

Gentile direttore, giorni fa leggevo il suo articolo sull’essere pronti alla morte: sicuramente noi ci siamo meritati quello che ora accade alla nostra civiltà, che abbiamo lavorato intensamente con i nostri peccati per la nostra deriva, dobbiamo davvero essere pronti alla morte eppure … penso a questi bambini e ragazzi che non hanno mai conosciuto altro, penso alle generazioni di giusti che ci hanno preceduto per dare il loro contributo al Regno di Dio, ai santi, agli artisti, scienziati, pensatori, agli umili e santi lavoratori nostri antenati e a tutto quello che da loro abbiamo ricevuto in eredità. Il regno di Dio non è di questo mondo segnato dal peccato originale, ma Dio ha dato Suo Figlio, il Suo amatissimo Figlio per la nostra salvezza perché già in questa vita potessimo convertirci portando ai fratelli il Suo amore. Semplice catechismo della Chiesa Cattolica. Questo è quello che è sempre stato trasmesso alle generazioni, persino i giusti antichi hanno collaborato al piano divino e formato il nostro sapere … Non posso pensare che questo patrimonio immenso venga cancellato e dilapidato come ora sta accadendo da parte della cultura, degli Stati, delle famiglie, della Chiesa stessa. Possiamo resistere e testimoniare fino alla morte ma dobbiamo anche preservare quanto abbiamo ricevuto, abbiamo il dovere di preservare i bambini e legarli alla chiesa militante ma anche a quella purgante e trionfante di quanti ci hanno preceduto. Dobbiamo pensare che noi e i nostri figli (già accade), se vogliamo restare fedeli al Vangelo andremo incontro all’isolamento, alla persecuzione ed al martirio, dobbiamo preparare i nostri ragazzi a testimoniare la loro cultura e la loro fede nei tempi sempre più difficili che verranno. Ecco che viene alla mia mente La Preghiera Infuocata di S. Luigi e piego le ginocchia:

“«Preghiera infuocata»
di S. Luigi Maria Grignion di Montfort

Al Padre
[1] Ricordati, Signore, della comunità che ti sei acquistato nei tempi antichi (1). L’hai posseduta nel tuo spirito fin dall’eternità, quando rivolgevi a lei il pensiero. L’hai posseduta nelle tue mani, quando traevi dal nulla l’universo. L’hai posseduta nel cuore, quando il tuo amato Figlio, morendo in croce, la consacrava irrigandola con il proprio sangue e l’affidava alla sua santa Madre.

[2] Signore, realizza i tuoi progetti di misericordia.”

“[4] Ricordati, Dio misericordioso, dell’amore dimostrato anticamente al tuo popolo e per lo stesso amore ricordati di questa congregazione.
Ricordati delle ripetute promesse, da te fatte per mezzo dei profeti e del tuo stesso Figlio, di esaudire le nostre giuste domande.
Ricordati delle preghiere a te rivolte dai tuoi servi e serve nel corso di tanti secoli a questo proposito. Le loro aspirazioni, le loro lacrime accorate e il loro sangue versato si presentino a te per sollecitare efficacemente la tua misericordia.”

“[5] Ricordati, Signore, di questa comunità per compiere la tua giustizia. E’ tempo che tu agisca, secondo la tua promessa. Hanno violato la tua legge (10), è stato abbandonato il tuo vangelo, torrenti di iniquità dilagano sulla terra e travolgono perfino i tuoi servi. Tutta la terra si trova in uno stato deplorevole (11), l’empietà siede in trono, il tuo santuario è profanato e l’abominio è giunto nel luogo santo (12). Signore, Dio giusto, lascerai nel tuo zelo, che tutto vada in rovina? Tutto diverrà alla fine come Sodoma e Gomorra? Continuerai sempre a tacere e sempre pazienterai? La tua volontà non deve compiersi in terra come in cielo, e non deve stabilirsi il tuo regno? Non hai rivelato, già da tempo, a qualcuno dei tuoi amici un futuro rinnovamento della Chiesa? Non devono gli ebrei riconoscere la verità? (13) Tutto questo attende la Chiesa. Tutti i santi del cielo gridano: non farai giustizia? (14). Tutti i giusti della terra implorano: Amen. Vieni, Signore! ( 15). Tutte le creature, anche le meno sensibili, gemono sotto il peso degli innumerevoli delitti di Babilonia e invocano la tua venuta che restauri ogni cosa: sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme… (16).”

“ [7] Che cosa ti chiedo? Liberos! Sacerdoti liberi secondo la tua libertà, svincolati da tutto, distaccati da padre, madre (19), fratelli, sorelle, parenti secondo la carne, amici secondo il mondo; senza beni, impedimenti e preoccupazioni, perfino senza attaccamento alla propria volontà (20).

[8] Liberos! Uomini totalmente dedicati a te per amore e disponibili al tuo volere, uomini secondo il tuo cuore. Non deviati né trattenuti da progetti propri, realizzino tutti i tuoi disegni e abbattano tutti i tuoi nemici, come novelli Davide con in mano il bastone della Croce e la fionda del rosario (21).”

“ [14] Altrimenti fammi morire! Mio Dio, non è meglio per me morire piuttosto che vederti ogni giorno così crudelmente e impunemente offeso e trovarmi sempre più nel pericolo di venire travolto dai torrenti di iniquità che ingrossano? Preferirei mille volte la morte! Mandami un aiuto dal cielo, o toglimi la vita! Se non avessi la speranza che presto o tardi finirai con esaudire questo povero peccatore nell’interesse della tua gloria, come hai esaudito tanti altri (30), ti pregherei senza esitare con un profeta: Prendi la mia vita! (31) Ma la fiducia nella tua misericordia mi spinge a dichiarare con un altro profeta: Non morirò, resterò in vita e annuncerò le opere del Signore (32), fino a quando potrò esclamare con Simeone: Ora lascia, o Signore che il tuo servo vada in pace perché miei occhi hanno visto la tua salvezza (33).”

Questa preghiera è molto lunga e articolata, ne sto copiando solo piccoli pezzi, sembra scritta per noi che viviamo ora anche se risale a secoli orsono.

Tutti noi, ognuno in modo speciale, abbiamo una parte in questi tempi di dissoluzione, dobbiamo testimoniare e preservare quanto abbiamo ricevuto. I cristiani giapponesi hanno preservato in segreto la propria fede di padre in figlio dopo essere stati annientati militarmente ed essere in maggioranza morti martiri, potrebbe diventare anche la nostra sorte. Forse è tempo di cercare spazi dove poter professare la nostra fede e trasmettere la nostra cultura. Le scuole cattoliche si stanno omologando a quelle statali e al nuovo corso della Chiesa, ultimamente molti educatori cattolici pongono la loro attenzioni alle scuole parentali, create dai genitori che insegnano ai figli o da insegnanti pagati dai genitori che insegnano secondo i principi condivisi a piccoli gruppi di bambini. Molti insegnanti “inadeguati” come me guardano con interesse a questa soluzione, eppure parlo con molti amici che guardano con apprensione alla situazione della scuola in particolare e del mondo in generale per i propri figli ma non mettono in dubbio il dogma di mandarli in una scuola convenzionale: “ non posso allontanarli dai percorsi ufficiali, non lo fa nessuno, li divido dai coetanei, si sentiranno diversi …”. Si lamentano e temono per i loro ragazzi ma chiudono gli occhi sperando che piano piano vada tutto bene, che sarà possibile convivere pacificamente e superare questa fase, si illudono, non “andrà affatto tutto bene”, non possiamo rimanere fermi. Forse fra poco la tanto decantata socialità in palestra o alle festicciole dei coetanei sarà l’ultima preoccupazione dei nostri bambini.

A volte spero di sbagliarmi, di inventarmi questo senso di allarme e pericolo che sale in ogni ambito, vorrei che fosse così, che fossero solo scherzi della mia mente e che davvero i tempi siano difficili ma non eccezionali, ipregnati di peccato ma non in balia del male … eppure ogni volta la realtà mi si sbatte in faccia.

Credo che ognuno di noi debba pregare per chiedere a Dio cosa fare in questo momento e per avere il coraggio di eseguirlo. Io ho idee in testa e sto “studiando” la scuola parentale, i metodi educativi del passato, usati per migliaia di anni e ora gloriosamente rottamati. Eppure non possiamo fare nulla da soli.

“[26] Ricordati della «tua» comunità. A te solo spetta costituire questa comunità con la tua grazia. Se l’uomo per primo vi porrà mano, non se ne farà nulla; se vi metterà qualcosa di suo, rovinerà e sconvolgerà tutto. Dio grande, è compito esclusivamente tuo! Realizza quest’opera del tutto divina. Raccogli, chiama, raduna da ogni parte del tuo regno i tuoi eletti per farne un corpo d’armata contro i tuoi nemici.”

Non è un progetto mio, un progetto nostro, non posso pianificare tutto con il mio ego o la mia volontà, devo essere guidata, dobbiamo essere guidati. Non sono meglio di altri, solo, come cristiana, vorrei fare la mia parte, servire il mio Signore secondo la Sua Volontà. Qualcuno è eletto perché è chiamato e tutti noi lo siamo per la nostra parte se cerchiamo di compierla.

Pensiamo a queste soluzioni per la nostra eredità e per i nostri figli, preghiamo per attuarle, raduniamoci se così deve essere o almeno aiutiamoci a vicenda. Esiste un coordinamento delle scuole parentali cattoliche, informiamoci, facciamo progetti e mettiamoli nelle mani della Madre per eccellenza, la Madonna, sarà Lei a decidere se aiutarci ad attuarli o spegnerli.

Comunque …

“[27] Guarda, Signore Dio degli eserciti! I capitani mobilitano intere compagnie, i sovrani arruolano armate numerose, i navigatori formano flotte complete, i mercanti si affollano nei mercati e nelle fiere. Quanti ladri, empi, ubriaconi e dissoluti si raggruppano in gran numero ogni giorno con tanta facilità e prontezza contro di te! Basta dare un fischio, battere un tamburo, mostrare la punta smussata di una spada, promettere un ramo secco di alloro, offrire un pezzo di terra gialla o bianca! Basta insomma prospettare una voluta di fumo d’onore, un interesse da nulla e un misero piacere animalesco… e in un istante si riuniscono i ladri, si ammassano i soldati, si congiungono i battaglioni, si assembrano i mercanti, si riempiono, le case e le fiere, e si coprono la terra e il mare di una innumerevole moltitudine di perversi! Benché divisi fra loro a causa della distanza di luogo o della differenza di carattere o della diversità d’interesse, si uniscono tutti insieme fino alla morte per muoverti guerra sotto la bandiera e la guida del demonio.

[28] E quanto a te, gran Dio? Non ci sarà quasi nessuno che prenda a cuore la tua causa anche se nel servirti c’è tanta gloria, utilità e dolcezza? Perché così pochi soldati sotto la tua bandiera? Quasi nessuno griderà in mezzo ai suoi fratelli per lo zelo della tua gloria come san Michele: Chi è come Dio?(49). Lasciami allora gridare dappertutto: Al fuoco! al fuoco! al fuoco!… Aiuto! aiuto! aiuto!… C’è fuoco nella casa di Dio! C’è fuoco nelle anime! C’è fuoco perfino nel santuario… Aiuto! stanno assassinando il nostro fratello!… Aiuto! stanno uccidendo i nostri figli!… Aiuto! stanno pugnalando il nostro buon padre!… (50)

[29] Chi sta con il Signore, venga da me! (51). Tutti i buoni sacerdoti sparsi nel mondo cristiano, sia che si trovino tuttora in pieno combattimento o si siano ritirati dalla mischia nei deserti e nelle solitudini, vengano e si uniscano a noi (52). Formiamo insieme, sotto la bandiera della croce, un esercito schierato e pronto alla battaglia, per attaccare compatti i nemici di Dio che hanno già dato l’allarme: suonano l’allarme, fremono (53), digrignano i denti (54), sono sempre più numerosi (55). «Spezziamo le loro catene, gettiamo via i loro legami». Se ne ride chi abita i cieli, li schernisce dall’alto il Signore (56).

[30] Sorga Dio, i suoi nemici si disperdano! (57). Svegliati, perché dormi, Signore? Déstati! (58). Signore, alzati! Perché fingi di dormire? Alzati con tutta la tua onnipotenza, misericordia e giustizia. Formati una compagnia scelta di guardie del corpo, per proteggere la tua casa, difendere la tua gloria e salvare le anime, affinché ci sia un solo ovile e un solo pastore (59) e tutti possano glorificarti nel tuo tempio (60). Amen.

DIO SOLO!”

Gentile Blondet, grazie per quello che fa, che il Signore (come diceva mia nonna) gliene renda merito.

Giuseppina

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