L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

martedì 25 maggio 2021

Internet è diventato un enorme parco buoi dove ognuno trova il proprio simile e dove inizia e finisce spendendo il proprio tempo rinunciando e sacrificando i rapporti umani fisici

La noia della rete

di Francesco Erspamer
11 maggio 2021

All’inizio mi sembrava diverso: accedere al world wide web, come lo si chiamava usando peraltro una metafora falsa, fuorviante (tutta la terminologia informatica lo è e per questo si preferiscono gli anglicismi), almeno era un’avventura. La mediocrità grafica e la lentezza della connessione erano compensate dall’impressione di poter raggiungere persone, istituzioni e imprese che esistevano nella realtà ma altrove, e che altrimenti sarebbero restate al di fuori della mia esperienza. A essere virtuale, insomma, era solo la comunicazione.

Poi la realtà esterna è diventata irrilevante: ormai, per buona parte degli utenti, reale è ciò che vedono sullo schermo e gli basta. Come per i drogati di pornografia, che non se ne servono quale surrogato o supporto per concreti rapporti ma in sostituzione e a preferenza di quelli. Contestualmente l’internet è diventato esclusivamente un giro d’affari, anzi l’affare degli affari, monopolizzato da poche multinazionali (le più ricche del mondo e tutte americane), nonché una palestra di avidità e arrivismo per i vincenti e di paranoie e complottismi per i perdenti.

Ancor peggio, è diventato mortalmente noioso, prevedibile, inautentico. Una finzione che pretende di essere considerata vera, dunque esentata da riscontri fattuali ma al tempo stesso priva di immaginazione; in sostanza un deposito di cazzate livellate verso il basso per accontentare chi non ha interessi e non vuole averne, contento di vegetare nella sua zona di conforto e di indifferenza. Quanto tempo sprecato a ipotizzare distopie in cui le macchine cominciavano a pensare come gli umani e prendevano il potere; mentre è ovviamente così più semplice ipotizzare un mondo in cui siano gli umani a pensare come macchine e a lasciarsi programmare (desideri, consumi, emozioni) dai media e da chi li possiede.

Guardo le icone del programma di navigazione e del motore di ricerca e sono già stufo.

PS A evitare equivoci chiarisco che non sono scoraggiato o rassegnato; semplicemente non intendo piegarmi al dominio incontrastato di un modello pericoloso e fallimentare e al quale tuttavia pochi si oppongono per paura di essere accusati di essere (o addirittura di sentirsi loro stessi) inattuali, superati, non al passo con i tempi. Il destino manifesto che ci propongono e che affermano senza alternative sta beneficiando solo pochi miliardari e i loro cortigiani, mentre sta distruggendo la civiltà, le comunità, l’ambiente. I progressi tecnologici potrebbero essere usati in tutt’altro modo: per il bene comune, per accrescere il senso di appartenenza e di responsabilità della gente, per migliorarne la qualità della vita. Ma prima è necessario sottrarli ai loro attuali padroni.

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