L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 31 maggio 2021

La crisi di liquidità a settembre del 2019 è stata superata dalla Fed con il clic per creare miliardi da immettere nel Casinò di Wall Street. L'influenza covid è stata creata attraverso i tamponi farlocchi e l'ausilio delle televisioni per gestire al meglio l'ennesima crisi economica da sovrapproduzione di capitali MA ha innestato la rottura del TABU' "denaro in cambio di lavoro" ha fatto capire ai piani bassi, a livello istintivo che il denaro quando serve esce fuori come dal cilindro del prestigiatore e la grande menzogna e le balle spaziali sui sacrifici NON regge più. Oggi più di ieri serve sempre di più la Strategia della Paura per dominare e confondere le masse. ATTENTI NON GIOCATE TROPPO CON GLI SPILLI QUESTI SI ACCUMULANO E POSSONO SFOCIARE in quello descritto dagli studi di E. Canetti in "Massa e Potere"

SPILLO/ Quel nervosismo sospetto che scuote i piani alti di finanza, politica e Ue

Pubblicazione: 21.05.2021 - Giovanni Passali

C’è un certo nervosismo nei piani alti della speculazione finanziaria. Come pure nel mondo politico, in particolare quello europeo

(LaPresse)

C’è un certo nervosismo nei piani alti della speculazione finanziaria. Un nervosismo che si riflette in modo evidente in quelli più bassi, quei piani che il popolo considera “alti” perché non vede quelli sopra, i piani della comunicazione mediatica. Nervosismo che si percepisce nei media di tutta Europa, perché la politica non riesce a uscire dall’impasse, da una situazione che genera sempre più sofferenza non solo per la pandemia, ma soprattutto per le scelte politiche ed economiche conseguenti alla pandemia.

Sono nervosi persino i media americani, che gratificano il piano economico del governo Biden con frasi irriverenti, tipo “il piano di enorme stimolo di Biden lascerà la classe media americana tossicodipendente dallo Stato e dal Partito Democratico…” (Wall Street Journal). Qual è il grave errore di questo “enorme stimolo”? Quello di rompere un tabù non detto, cioè “denaro solo in cambio di lavoro”, un principio che deve rimanere perché altrimenti la gran parte di persone che sgobba tutta la vita si comincerebbe a chiedere perché lo fa e se ne vale la pena.

Un nervosismo che si percepisce anche nella società civile, nelle piazze, nelle strade, tra la gente. Un’esasperazione che nasce sia da una situazione sociale ed economica ormai bloccata da troppo tempo, sia da una mancanza di prospettiva futura, ancora tutta avvolta nell’incertezza.

Sono mesi che ci dicono (mentendo) che l’unica soluzione sono i vaccini. Ma nessuno tra i vaccini previene l’infezione e infatti le prescrizioni per i vaccinati sono identiche a quelle di tutti gli altri: distanziamento, mascherine, ecc. Si continua a parlare di lockdown, anche se non ha nulla di scientifico e anche se i numeri (sballati pure quelli) non lo giustificano.

Un nervosismo sociale amplificato dal terrorismo mediatico, come nel caso dell’India. Lo avete notato? “In India sta finendo la legna per bruciare in strada i morti di Covid”. Non si sa se ridere o piangere per questo livello di informazione. In India manca la legna? No, in India manca tutto. Ma quanti sono questi morti? Quali sono i numeri? Ai primi di maggio siamo poco sotto i 4.000 decessi al giorno; sono tanti? Vediamo il numero di abitanti: 1,366 miliardi, oltre 22 volte la popolazione italiana. Se quindi dividiamo per 22 il numero di morti otterremo un numero di decessi proporzionato alla popolazione italiana: 4.000 diviso 22 viene… 181 decessi al giorno, meno di quanti ne abbiamo noi. E allora? Dov’è la tragedia dell’India, rispetto alla situazione italiana?

Il nervosismo si trasmette anche nella politica, per esempio in Germania, dove sono previste le elezioni che archivieranno il ventennio della Merkel, ma lasceranno un’incertezza totale sulla guida futura del Paese. L’incertezza e il nervosismo sono sicuramente dovute anche al giudizio su un ricorso fatto dai imprenditori tedeschi, sul quale si è espressa l’Alta Corte tedesca, che ha messo un bello stop all’approvazione del Recovery Fund in forma permanente, così come lo aveva descritto la governatrice della Bce Lagarde. Ma questa soluzione è stata esplicitamente esclusa dalla Corte tedesca, la quale anzi ha ribadito che per ogni singolo accordo vi deve essere il consenso della corte stessa; di fatto ha ribadito la prevalenza del diritto tedesco su quello europeo. Vi pare cosa di poco conto? Comunque la situazione ingarbugliata ha preparato il terreno per l’ennesima gaffe di Dombrovskis, il quale nel giro di due giorni ha prima dichiarato che lui è favorevole a un Recovery Fund permanente, poi si è rimangiato tutto (qualcuno dello staff gli avrà ricordato che i tedeschi non sono d’accordo).

Tutto questo nervosismo si sta palesando anche nei mercati finanziari. Dopo un tempo immemorabile passato in “Buy”, il colosso bancario Citigroup ha passato il giudizio su Google e Facebook a “Neutral”. Così come non c’erano giustificazioni economiche per avere un giudizio Buy (se non le enormi immissioni di liquidità della Fed, il cui denaro le banche da qualche parte dovevano mettere), ora non c’è un motivo evidente perché vengano degradate a Neutral, se non il fatto che dopo una crescita eccessiva si avrà una contrazione, che rischia di essere ugualmente eccessiva. Gli eccessi non fanno mai bene e prima o poi si pagano, sempre.

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