L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 maggio 2021

La disomogeneità della popolazione francese mina dall'interno qualsiasi velleità di dominanza geopolitica


30 MAGGIO 2021

La Francia è stata storicamente un grande Paese. Tra le economie più sviluppate al mondo, un’intensa e fiorente attività commerciale internazionale e con le sue aziende operanti in tutti i continente, Parigi nel corso degli anni si è guadagnata sempre di più la fama del giocatore di punta tra le nazioni dell’Unione europea, al pari forse della sola Germania. Al di fuori dei grandi palazzi, delle sale riunioni delle multinazionali e dei maestosi musei che raccontano la sua storia, però, esistono anche altri volti di un Paese che, in Europa, è rimasto però forse l’emblema di quanto sia difficile l’integrazione e di quanto sia complicato combattere le ingiustizie sociali. E tra i luoghi nei quali tale aspetto è maggiormente tangibile ci sono le periferie delle grandi città, spesso degradate, e conosciute più comunemente con il nome di Banlieue (espressione ripresa dalla semantica medioevale). Nome che, purtroppo, negli ultimi anni è stato sovente legato anche ad attentati terroristici, attività criminali e soprattutto a incubatore di ingiustizie sociali e terrore urbano.

Il volto nascosto della Francia

Storicamente e non in modo diverso da quanto accade anche nel resto d’Europa, l’elevato costo degli affitti nelle grandi città ha spinto sempre più persone che, per motivi lavorativi, si sono avvicinate alle metropoli a cercare casa nelle sue vicinanze. E nel corso dello scorso secolo, questo fenomeno ha contribuito alla nascita delle grandi periferie urbane, dove la grande aggregazione di nuclei familiari spesso in difficoltà economica ha generato un aumento inevitabile della criminalità e delle criticità quotidiane.

Ad oggi, la maggioranza delle periferie delle grandi città sono abitate dalle persone che si sono trasferite dall’estero in cerca di lavoro, o dagli immigrati di “seconda” e “terza” generazione. Da questo panorama, però, quasi mai ne è nato un sistema fatto di aggregazione e di integrazione, ma al contrario ha contribuito al fortificarsi del legame tra le persone originarie dello stesso Paese o accumunate dalla stessa fede (principalmente quella islamica). E tutto ciò, infine, ha contribuito a una maggiore emarginazione sociale e alla nascita di comunità chiuse le quali, in molteplici occasioni, hanno dato vita anche ad estremismi religiosi ed alla formazione di cellule criminali.

Il dramma giovanile delle banlieue

Nello scorso mese di febbraio, e come riportato dal quotidiano Fanpage, aveva destato preoccupazione la morte nell’arco di meno di 24 ore di una ragazza e di un ragazzo (rispettivamente di anni 14 e 13) nel dipartimento periferico della Ile-de-France Essonne. Entrambi i casi, infatti, sarebbero riconducibili a degli episodi di rissa scaturita dalla rivalità tra bande etniche del quartiere, le quali ogni anno si rendono responsabili ella morte di decine di giovani in tutto il territorio francese.

Come racconta il quotidiano francese Le Monde, la nascita delle bande è un fenomeno che interessa le classi sociali più disagiate delle banlieue francesi sin dalla giovane età. E in modo particolare, proprio i piccoli crimini e gli episodi di violenza che si verificano nell’età adolescenziale sono destinati a segnare sia sotto il profilo emotivo sia sotto quello formativo gli individui che in età adulta saranno più predisposti al crimine recidivo ed all’estremizzazione.

Tuttavia, nonostante il problema sia ben noto nel Paese e nonostante gli episodi legati agli attentati terroristici degli scorsi anni avessero attirato l’attenzione anche internazionale sulla situazione che si vive in Francia, ben poco negli ultimi anni è stato svolto dalle autorità per limitare il fenomeno tra i giovani. Anzi, in molte situazioni le proteste e le insurrezioni della popolazione delle banlieue è stata sedata con la violenza delle forze dell’ordine per questioni di sicurezza pubblica, senza però al contempo cercare di risolvere alla fonte il problema del disagio sociale.

Nella Francia delle banlieue non esistono uguaglianza e fratellanza

Come sottolineato in precedenza, la precaria condizione economica, la forte divisione interna tra le comunità e la scarsa integrazione nel sistema sociale francese hanno contribuito a generare una bomba ad orologeria nel pieno cuore della Francia e in modo diffuso in tutte le più grandi città, basti pensare a quanto accaduto lo scorso giugno a Digione. E in questo scenario, senza un netto cambio di passo anche da parte della stessa amministrazione locale e nazionale, il destino della situazione sembra purtroppo diretto verso un peggioramento nel corso dei prossimi anni; anche e soprattutto a causa del peggioramento delle condizioni economiche causate dalla pandemia di coronavirus.

Sotto questo punto di vista, dunque, la sensazione è quella che nei prossimi anni si verificherà un’ulteriore sbilanciamento tra la popolazione delle banlieue e quella del resto del Paese, mettendo in dubbio gli stessi concetti di uguaglianza e fratellanza sulle quali si fonda la repubblica Francese. E, soprattutto, evidenziando come, nonostante i grandi passi in avanti compiuti soprattutto nelle tematiche di presenza internazionale e potere geopolitico, sotto il profilo interno la Francia abbia di fronte a sé un cammino ancora molto lungo da percorrere.

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