L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 2 maggio 2021

La gestione dell'influenza covid imposta dalla Strategia della Paura ha portato strage nell'attività economica. Madrid che l'ha rifiutata risulta vincente, sul fronte sanitario meno morti e ha creato posti di lavoro

https://www.corriere.it/esteri/21_aprile_08/miracolo-madrid-non-chiude-ma-ha-meno-vittime-milano-ad58dc28-989c-11eb-a699-02d51c5755ff.shtml

Il miracolo di Madrid: crea 40.400 posti di lavoro mentre la Spagna ne perde 137.500

1 maggio 2021


L’articolo di Giuseppe Liturri su quello che è noto in gran parte dell’Europa come il miracolo di Madrid

[La Razon del 30/04 ci offre una conferma di quanto avevamo illustrato con dovizia di particolari già qualche giorno fa e cioè che restrizioni particolarmente severe alla libertà di impresa e personale, soprattutto se prolungate, portano modesti benefici sul fronte sanitario ed enormi danni sul fronte economico. Al contrario, misure non particolarmente invasive sono sufficienti per contenere l’epidemia e, al contempo, tenere viva l’economia. Il caso di Madrid continua a mostrare risvolti a dir poco clamorosi, di cui chi ci ha costretto tra marzo ed aprile 2020 ad una chiusura particolarmente dura, prima o poi dovrà rispondere sul piano politico. E forse anche quello giudiziario.]

Quello che è già noto in gran parte dell’Europa come il miracolo di Madrid, dove dal lockdown della scorsa primavera le attività economiche non si sono più fermate, nonostante le restrizioni necessarie per contenere la pandemia, è stato avallato ieri dai dati ufficiali.

L’indagine sulla popolazione attiva dell’Istituto nazionale di statistica ha confermato che Madrid è riuscita a ridurre la disoccupazione cinque volte di più rispetto al resto della Spagna nel primo trimestre dell’anno: una contrazione della disoccupazione del 10,4% rispetto all’1,8% a livello nazionale.

In numeri assoluti, marzo si è chiuso a Madrid con 50.300 disoccupati in meno, mentre in tutta la Spagna complessivamente ci sono 65.800 persone in meno senza occupazione.

Senza i dati di Madrid, quindi, nel resto della Spagna la riduzione della disoccupazione sarebbe di appena 15.500 persone.

Nonostante queste cifre, Madrid accumula 429.800 disoccupati, il che lascia il tasso di disoccupazione al 12,15%, più di tre punti al di sotto della media nazionale (15,98%).

Madrid rimane con il sesto tasso di disoccupazione più basso nonostante la sua forte dipendenza dal settore dei servizi e dal settore alberghiero e del tempo libero, dietro i Paesi Baschi (10,99%), Navarra (11,45%), Cantabria (11, 88%), La Rioja (11,9%) e Aragona (12,10%).

Il “miracolo di Madrid” ha portato alla creazione di 40.400 posti di lavoro, il più alto aumento di tutte le comunità autonome. Dopo Madrid, c’è la Catalogna con 33.300 posti di lavoro creati. Il saldo nazionale è di 137.500 posti di lavoro in meno nei primi tre mesi dell’anno. Così, secondo i dati INE, mentre a Madrid sono stati acquisiti 40.400 occupati, in tutta la Spagna sono andati distrutti 137.500 posti di lavoro, cioè buona parte dei 167.400 occupati in più rispetto al trimestre precedente.

Sebbene il Governo abbia sottolineato che gli ultimi dati di aprile mostrano una “certa ripresa” dell’occupazione e dell’economia, la verità è che i dati rispetto a un anno fa sono devastanti per il Paese nel suo complesso: si contano 474.500 posti di lavoro persi e 341.000 persone in più iscritte alle liste di disoccupazione.


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