L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 maggio 2021

La gestione dell'influenza covid in India mette in crisi l'economia Occidentale

Economia mondiale a rischio: tutta «colpa» del Covid in India

03/05/2021 - 17:37

In India, tra maxi-assembramenti, varianti domestiche e mancanza di dosi, il Covid è arrivato ad assumere i contorni di un disastro sanitario, sociale ed economico. Ma a tremare non è solo New Delhi. Ecco perché secondo il network australiano The Conversation.


Quasi 400.000 contagi al giorno e boom dei decessi. Questo uno degli ultimi bollettini sul Covid in India, paese ormai al collasso tra maxi-assembramenti, varianti domestiche e mancanza di dosi. Sono quaranta, finora, i paesi che si sono mobilitati per tendere una mano a New Dehli, in uno slancio sintomatico di una consapevolezza ormai diffusa: l’emergenza in India, senza una toppa, finirà per travalicare i confini e colpire l’economia globale.

Una internazionalizzazione del dramma indiano che secondo The Conversation - network australiano - affonda le sue radici in 4 motivi, perlopiù strutturali. Ecco quali.

1. L’India è la quinta economia del mondo

Il primo motivo è una evidenza: l’India è la quinta economia del mondo e contribuisce significativamente al Pil mondiale, grazie ad un tasso di crescita annuo mediamente tra il +4% e il +8%. Nel 2020 il paese ha perso circa il 10%, e sebbene l’OCSE stimasse solo due mesi fa un rimbalzo del 12,6% nel corso del 2021, con la crisi umanitaria in corso le prospettive si fanno grigiastre.

In tal senso, la chief economist indiana del Gruppo d’investimento Nomura, Sonal Varma, ha stimato una contrazione dell’economia nazionale dell’1,5% nel primo trimestre, che combinata al passo incerto di altri paesi come Brasile e Sudafrica, entrambi alle prese con un boom di contagi, potrebbe tradursi in un impatto considerevole sul sistema globale.

2. Rischio di restrizioni internazionali

Inoltre, il dilagare della variante indiana impone nuove misure restrittive, sebbene isolare un paese come l’India, che conta oltre 1,4 miliardi di abitanti, rimanga un esercizio ad alto coefficiente di difficoltà.

In ogni caso, sul fronte dei voli intercontinentali alcuni provvedimenti verranno effettivamente implementati - in Italia sono stati già bloccati dei voli provenienti da New Dehli - andando a colpire ulteriormente un comparto fiaccato oltremisura da dodici mesi di pandemia, dai vettori agli aeroporti.

3. L’India produce il 70% dei vaccini

Poi, un paradosso: l’India non solo rappresenta la terza industria farmaceutica per dimensioni - e la quinta per valore - su scala globale, e produce il 3,5% dei medicinali esportati ogni anno, ma è anche il primo produttore di vaccini, con una quota del 70%.

Di fatto, all’India è stata demandata la produzione di AstraZeneca per 65 paesi a basso reddito individuati dall’Oms nel quadro del programma Covax. Con l’emergenza in corso, tuttavia, l’export dei vaccini è stato di fatto bloccato, esponendo i paesi più vulnerabili ad altri mesi di pandemia, tra lockdown e restrizioni. Un conto che rischia però di essere pagato a livello globale, nel più classico degli effetti spillover.

4. I servizi offerti dall’India

Infine, c’è da considerare che l’India offre a svariati paesi, soprattutto nell’Europa Occidentale e negli Stati Uniti, molta manodopera operativa, dal campo farmaceutico a quello finanziario. Non a caso la Camera di Commercio USA ha rivelato di recente che la crisi indiana potrebbe diventare “una seccatura per l’economia globale”.

Altri paesi, poi, hanno interessi più specifici: ad esempio, dopo la Brexit, il Regno Unito ha individuato l’India come un potenziale partner commerciale con cui intensificare gli scambi, ma portatori di interessi di varia natura sono anche le maggiori economie asiatiche e l’UE, dalla Germania alla Francia.

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