L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 26 maggio 2021

La presunzione delle multinazionali tecnologiche si scontra contro il potere degli stati

La Russia si è messa a minacciare Google

La Russia ha dato un ultimatum a Google: la società ha 24 ore per rimuovere gli oltre 26mila contenuti considerati "illegali" dal Cremlino, o il colosso del web verrà multato e rallentato in tutta la Federazione

(foto: Artur Widak/NurPhoto via Getty Images)

Google è stato messo nell’angolo dalla Russia. Secondo quanto riportato da Reuters il Roskomnadzor, ossia il servizio federale per la supervisione della connettività e della comunicazione, ha dato 24 ore di tempo al gigante di Mountain View per cancellare più di 26mila contenuti classificati come illegali dalla Federazione russa. Oltre a questo l’organismo ha accusato Google di censurare i media russi inclusi media a partecipazione statale come Rt e Sputnik.

Qualora Big G non rispettasse l’ultimatum russo il gigante del web potrebbe incorrere in multe salatissime che nella peggiore delle situazioni equivarrebbero al 10% delle sue entrate annuali. Oltre al costo monetario, Google potrebbe vedere i suoi servizi rallentati all’interno di tutta la Russia.

Google non sarebbe il primo colosso statunitense a cui la Russia impone un rallentamento punitivo. La stessa sorte è già toccata a Twitter dopo che il social network si era più volte rifiutato di cancellare dei contenuti ritenuti vietati dal governo di Mosca.

Ma ora è nella stretta russa c’è Google. Il Roskomnadzor ha affermato di aver inviato oltre 26mila richieste di rimozione a Google riguardanti informazioni illegali ospitate sulle piattaforme di Big G. Tra questi sono inclusi video contenenti informazioni su droghe o violenza e materiale proveniente da quelle che l’agenzia russa ha definito “organizzazioni estremiste”.

L’ultimatum sembra quasi essere una ripicca del governo russo alla citazione in giudizio che Google ha fatto al tribunale di Mosca nei confronti del Roskomnadzor. Google, infatti, avrebbe lamentato il fatto che il Roskomnadzor gli aveva imposto di eliminare 12 video da YouTube che incoraggiavano i minori a partecipare a proteste non autorizzate a gennaio, quando migliaia dipersone in tutta la Russia sono scese in piazza per sostenere l’oppositore politico di Putin, Alexei Navalny. Per il governo di Mosca tali contenuti erano illegali, ma non per le regole di Google che prontamente si è rivolto al tribunale per far valere i suoi diritti.

Google ha quindi intentato la causa il 23 aprile, come hanno dimostrato i documenti del tribunale arbitrale di Mosca, ma questa è stata accettata solo l’11 maggio dopo che alcune questioni amministrative erano state risolte. L’udienza ora è prevista per il 14 luglio ma nel frattempo il governo russo è passato il contrattacco dando 24 ore a Google per sottostare alle sue richieste.

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