L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 maggio 2021

La Russia è consapevole e non si aspetta nulla dall'incontro del 16 giugno in Svizzera con gli Stati Uniti. Troppe volete quest'ultimo ha tradito le sue promesse


26 MAGGIO 2021

Stati Uniti, Russia e Cina si stanno avvicinando a quella che assomiglia molto a una resa dei conti. All’orizzonte, tra questi tre attori, ci aspettano triangolazioni calibrate al dettaglio, giochi di sponda a due per escludere il terzo incomodo oltre che tentativi messi in atto per sabotare gli attuali equilibri geopolitici. La situazione attuale è ben definita ma potenzialmente fluida. Da una parte troviamo gli Stati Uniti di Joe Biden, tornati di nuovo al centro del mondo e pronti a riprendere in mano i dossier esteri più scottanti; dall’altra spicca l’asse sino-russo, sempre più consolidato in nome di un binomio capace di fornire un’alternativa al sistema politico-valoriale incarnato da Washington.

Come potrebbe mai modificarsi uno scenario del genere? Innanzitutto dobbiamo ricordare che tra circa un mese, in quel di Ginevra, il prossimo 16 giugno, si terrà il confronto tra Biden e Vladimir Putin. È plausibile ipotizzare che uno dei temi più scottanti del vertice riguarderà proprio la Cina, il suo ruolo nello scacchiere globale nonché i suoi piani futuri. Potrebbe sembrare un’assurdità, visto che la Russia è un partner fidato del Dragone. Eppure non è da escludere che Biden possa giocare proprio la carta dell’attrazione, ovvero un tentativo in extremis per stroncare la partnership sino-russa.

Il complicato jolly di Biden

Detto altrimenti, gli Stati Uniti potrebbero – il condizionale è d’obbligo più che mai – fare leva sulle (tante) ambiguità insite nella relazione tra Pechino e Mosca, prima tra tutte l’equilibrio politico ed economico spostato nettamente in favore dei cinesi. A quel punto, una volta evidenziate le crepe, Biden avrebbe l’occasione di seppellire l’ascia di guerra con i russi per concentrarsi sulla minaccia cinese. Magari proprio con il supporto indiretto di Putin, che – in caso di fumata bianca – smetterebbe di coprire le spalle a Xi Jinping.

Quadro fantapolitico? Ad oggi appare impossibile che un piano del genere possa concretizzarsi. Anche se alla Russia probabilmente non piace occupare una posizione subalterna nei confronti della Cina, Mosca sa bene che staccarsi dal gigante asiatico per ottenere un po’ di gloria effimera non porterà alcun vantaggio, né a breve né a lungo termine.

Mosca e Pechino giocano di sponda

Semmai è nettamente più probabile attendersi il gioco di sponda tra Cina e Russia per mettere ulteriore pressione sugli Stati Uniti. In attesa del vertice Biden-Putin, Pechino e Mosca si sono impegnate ancora una volta a rafforzare i propri legami. Il leader russo ha detto al capo della politica estera cinese, Yang Jiechi, che le relazioni tra i due Paesi non sono mai state così buone nella storia. Non solo: per Putin uno stretto contatto dovrebbe continuare ancora.

Nel frattempo, come ha riportato Bloomberg, Jiechi ha visitato la Russia in occasione della 16esima consultazione strategica e di sicurezza tra i due Paesi. Mentre il presidente cinese Xi ha chiesto un’ulteriore collaborazione con la Russia per quanto concerne l’energia nucleare, in particolare per un progetto di cooperazione nell’ambito della costruzione di quattro reattori nucleari in Cina. Emblematico, infine, il titolo di un articolo apparso sul quotidiano cinese Global Times: “I legami più stretti tra Cina e Russia formano il nuovo ordine mondiale sfidando gli Stati Uniti”. Ecco perché per Biden sarà complicato ancora solo immaginare di scalfire l’asse sino-russo.

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