L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 7 maggio 2021

Libia&diritto alla pesca, dobbiamo trattare ma con la nostra marina militare schierata


5 MAGGIO 2021

Il generale Khalifa Haftar ci riprova. La notte tra il 2 e il 3 maggio un gommone “pirata” dell’autoproclamato Esercito nazionale libico – una coalizione di milizie, alcune delle quali composte da fanatici dell’islam salafita riunite in “battaglioni” e “brigate” per dare l’impressione di una forza ufficiale spalleggiata da sponsor stranieri come il gruppo russo Wagner – ha tentato di sequestrare dei pescherecci italiani 35-40 miglia al largo di Bengasi, il capoluogo della Cirenaica. Secondo la testata Prima Pagina Mazara i militari libici hanno “esploso colpi in aria” per intimare al comandante del peschereccio “Michele Giacalone” di fermarsi, colpendo anche la parte superiore del motopesca. “I libici sarebbero saliti a bordo e in maniera molto brusca hanno chiesto di arrestare i motori, poi uno di loro avrebbe danneggiato il radar di bordo. Insomma, erano convinti di portar a termine il sequestro”, ricostruisce la testata siciliana, citando la testimonianza dell’armatore Luciano Giacalone. A evitare una nuova crisi diplomatica tra Italia e Libia, dopo il caso dei 18 pescatori di Mazara del Vallo trattenuti con la forza a Bengasi per ben 108 giorni, è stato l’intervento della fregata militare Alpino.

Stavolta interviene la Marina italiana

Secondo un comunicato della Marina militare, la nave italiana impegnata nell’Operazione Mare Sicuro “ha ricevuto la comunicazione via radio da un gruppo di sette pescherecci italiani, intenti in attività di pesca nelle acque della Cirenaica all’interno della zona definita dal Comitato di Coordinamento Interministeriale per la Sicurezza dei Trasporti e delle Infrastrutture ad alto rischio (a 26 miglia nautiche da limite esterno delle acque territoriali libiche)”. Si tratta in particolare dei pescherecci Michele Giacalone, Antonino Pellegrino, Giuseppe Schiavone, Nuovo Cosimo, Aliseo, Anna Madre e Artemide. Vale la pena ricordare che l’Anna Madre era già scampato a un tentativo di sequestro a settembre, quando Haftar riuscì a sequestrare l’Antartide e il Medinea nelle acque antistanti alla Cirenaica: anche allora fu richiesto l’intervento della Marina italiana, ma la nave militare più vicina – la Durand de La Penne – era troppo distante trovandosi a oltre 100 miglia di distanza. Stavolta, dopo la richiesta di soccorso, nave Alpino ha lanciato in volo l’elicottero di bordo e il proprio gommone riuscendo a intervenire in tempo. Secondo Prima Pagina Mazara, all’arrivo dei militari italiani i miliziani libici “hanno fatto una chiamata e probabilmente è stato detto loro di abbandonare il peschereccio e tornare a terra chiedendo prima ai pescatori mazaresi di allontanarsi da quella zona di mare”.

Acque internazionali o libiche?

Il fatto è avvenuto a 35-40 miglia da Bengasi, all’interno della Zona economica esclusiva dichiarata dalla Libia nel 2005 e che si estende per 62 miglia in acque internazionali. Secondo Natalino Ronzitti, professore ordinario di Diritto internazionale alla Luiss, l’attività di pesca nelle zone rivendicate dalla Libia è “illegittima, tranne che vi sia il consenso dello Stato costiero”. Tuttavia, l’Italia non si è mai espressa al riguardo, né riconoscendo, né contestando i diritti libici, al contrario di Unione Europea e Stati Uniti che hanno invece respinto l’utilizzo del Golfo della Sirte (ben 306 miglia di ampiezza) come “baia storica”. “La Zona economica esclusiva è una realtà del diritto del mare post Montego Bay (cioè la convenzione Onu sul diritto del mare)”, spiega ad Insideover una fonte diplomatica italiana. In buona sostanza, la Libia ha tutto il diritto di dichiarare una propria Zee, ma ciò non impedisce all’Italia di fare altrettanto e di negoziare con Tripoli per stabilire le rispettive zone di giurisdizione. In ballo non c’è solo la gestione comune delle risorse ittiche o degli idrocarburi, ma anche il destino del Mediterraneo per evitare che finisca in mano ai trafficanti di petrolio ed esseri umani.

È ora di trovare un accordo

“Credo che oggi ci siano le condizioni per lavorare ad un possibile accordo con la Libia per definire il perimetro delle acque internazionali antistanti le coste della Cirenaica. Rinnovo, quindi, un appello al nostro ministero degli Affari Esteri al fine di aprire un tavolo tecnico con gli altri ministeri per definire il testo dell’accordo da proporre alla Libia”, ha dichiarato da parte sua la sottosegretaria alla Difesa, Stefania Pucciarelli. L’articolo 62, comma tre, della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Unclos), prevede “l’accesso nella propria zona economica esclusiva” ai surplus di pesca per la “necessità di contenere al minimo gli scompensi economici negli Stati i cui [cittadini] (…) abbiano abitualmente esercitato la pesca nella zona”. Il tratto di mare dove pescano gli italiani è ricco di gambero rosso, un prodotto di eccellenza che non è presente nella dieta libica, ma che va a ruba in Italia. “Solo trovare quelle zone di pesca è stato un sacrificio. Scoprire dove trova il pesce richiede ingenti sforzi, ci vogliono attrezzature specifiche. Lì c’è la pesca del gambero rosso: con le restrizioni scellerate di Bruxelles, quella zona per noi è fondamentale”, ha detto ad Agenzia Nova Santino Adamo, presidente di Federpesca di Mazara del Vallo. I pescatori italiani possono quindi pescare in quelle acque, ma serve un’intesa con i libici. A ben vedere, la federazione italiana dei pescatori aveva raggiunto un accordo con Bengasi nel 2019, ma l’intesa era saltata per le proteste di Tripoli. Ora, con l’imminente riapertura del consolato generale d’Italia a Bengasi guidato dal diplomatico Carlo Batori, i tempi potrebbero essere maturi per porre fine alle ambiguità e trovare un’intesa che salvaguardi l’interesse di italiani e libici.

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