L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 5 maggio 2021

L'incidente nucleare di Fukushima non si è ancora risolto, le falde continuano ad essere inquinate nonostante tutti i tentativi per evitarlo, i reattori danneggiati devono ancora essere raffreddati con acqua oceanica per evitare che il nocciolo si fonda, cosa che andrà avanti ancora per molti anni e quest'acqua prima o poi dovrà essere sversata nel Pacifico


Chernobyl contro Fukushima, un manga occidentale




Nelle settimane scorse è passato quasi inosservato il decimo anniversario del disastro nucleare di Fukushima, avvenuto l’11 marzo del 2011 e dunque molto vicino a noi , mentre è stata organizzata una campagna a tappeto per il 35° “compleanno” di Chernobyl, un trattamento differenziale utilizzato ancora una volta per minimizzare i disastri del cosiddetto mondo occidentale ( anche se il Giappone è culturalmente assai più distante dell’est Europa, ma queste sono le bizzarrie dell’ideologia) ed enfatizzare invece quelli del mondo socialista, specie in un momento in cui l’oligarchia americana vuole ricreare a tutti i costi il nemico russo necessario a tenersi stretta l’Europa. Il pretesto per poter operare questa discriminazione tra i due eventi è che Chernobyl sarebbe il più grave incidente nucleare di sempre, cosa palesemente falsa visto che quello di Fukushima non si è ancora risolto, le falde continuano ad essere inquinate nonostante tutti i tentativi di evitarlo, i reattori danneggiati devono essere ancora raffreddati con acqua oceanica per evitare che il nocciolo fonda, cosa che andrà avanti ancora per molti anni e quest’acqua prima o poi dovrà essere sversata nel Pacifico o fatta evaporare e non è ben chiaro quali potranno essere le conseguenze.

L’impressione che Fukushima dove tre reattori sono arrivati al limite dell’esplosione nucleare sono sia stata meno grave di Chernobyl dove un solo reattore ha sfiorato questa condizione è dovuta al fatto che quest’ultimo incidente è avvenuto nel cuore continentale dell’Eurasia e con correnti Est – nord ovest Ovest che hanno portato gli elementi radioattivi in zone densamente popolate, mentre a Fukushima le correnti Ovest – Est hanno trasportato i veleni radioattivi direttamente sul Pacifico, paradossalmente colpendo una superficie relativamente piccola dello stesso Giappone, ma questo ha a che vedere con il contesto generale geo antropico, non con la gravità dell’evento in sé . Inoltre il disastro di Chernobyl e avvenuto durante il periodo di disgregazione dell’Unione sovietica causando ritardi e ulteriori danni dopo il disastro. E ora una serie prodotta Hbo e Sky britannica basata sul libro “Preghiere da Chernobyl” di Svjatlana Aleksievič – scrittrice quanto mai banale e tendente alla retorica, ma che ha saputo sfruttare sino in fondo la sua sbandierata avversione a Russia e Bielorussia per entrare nel pen club delle anime morte di Washington – diventa un pretesto per un’ ipocrita ricostruzione in cui il socialismo viene dipinto come un brutale coacervo di repressione e segreti del potere. Quasi quasi verrebbe da dire che è un perfetto ritratto dell’occidente attuale sotto false spoglie, ma lo scopo di tutto questo è di demonizzare Russia e Cina, insomma di falsificare il passato per manipolare il presente. Tuttavia nella serie viene ripetutamente espresso un concetto riferito all’Urss di allora che rappresenta una sorta di vero contrappasso: “il vero pericolo è che se ci abituiamo ad ascoltare troppe menzogne, diventeremo incapaci di distinguere la verità”. E infatti è quello che sta accadendo in occidente dove la mistificazione in ogni campo non ha più limite. Con la differenza che mentre i cittadini sovietici di trent’anni fa sapevano distinguere tra realtà e propaganda quelli occidentali di oggi, anche grazie alla major dell’intrattenimento non sono più in grado di farlo. E si bevono qualunque cosa venga detto contro il loro stesso futuro..

Ma c’è anche un’altra ragione per l’allestimento di questa serie televisiva, per ricordare Chernobyl dimenticando Fukushima con queste modalità da guerra fredda ed è la ragione che mi ha spinto a scrivere questo post: si vuole relegare l’idea stessa di incidente nucleare a un passato lontano e a una realtà demonizzata, che niente a che fare con il glorioso presente neoliberista di cui il golpe sanitario è l’apogeo sotto ogni punto di vista. Insomma si vuole sgombrare il campo dai timori per fare spazio a una nuova ondata “nucleare” nell’ambito del neo ecologismo gretino, capace di vedere solo Co2 e riscaldamento globale apocalittico. Nucleare infatti non significa solo meno anidride carbonica, in cambio di giganteschi problemi di scorie e di filiera radioattiva, ma è soprattutto la forma di produzione di energia più verticistica che esista e dunque in pieno accordo con le nuove logiche della governance.

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