L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 1 maggio 2021

Lo stesso Oms il 20 gennaio 2021 ha dichiarato però INATTENDIBILE la diagnosi di covid attraverso i tamponi invalidando così l’intera banca dati della pandemia sulla cui base si è instaurata la narrativa emergenziale

Illogica dell’emergenza e dei vaccini


La Trahison des images (Ceci n’est pas une pipe). 1929. Oil on canvas, Overall: 25 3/8 x 37 in. (64.45 x 93.98 cm). Unframed canvas: 23 11/16 x 31 7/7 inches, 1 1/2 inches deep, 39 5/8 inches diagonal. Purchased with funds provided by the Mr. and Mrs. William Preston Harrison Collection (78.7).

“Ma lei è un medico per dire queste cose?” La domanda è come un rilevatore automatico di idiozia per alcuni semplici motivi il primo dei quali è che la domanda proviene da uno che a sua volta non è medico e dunque non si dovrebbe considerare in grado di giudicare, la seconda è che un medico potrebbe non essere poi così ferrato su alcuni argomenti e la terza è che nella narrazione pandemica ci sono dei paradossi logici che non hanno nulla a che vedere con l’argomento in sé, o con particolari cognizioni, sono semplicemente sbagliati di qualsiasi oggetto trattino. Punto e basta. Trovarsi di fronte alla vox stupidi è come entrare in un negozio, pagare e ricevere un resto sbagliato, ma alle nostre rimostranze viene opposto un serafico, “ma lei è laureato in matematica per dire questo?” Ora vi porto un esempio assolutamente lampante di contraddizione insanabile che tuttavia non riesce ad essere chiara ed efficace, rimane come avvolta da una densa nebbia a causa della continua baraonda mediatica:
I vaccini sperimentali godono di una cosiddetta autorizzazione all’uso di emergenza, benedetta dall’Oms, in ragione della quale essi vengono addirittura imposti, nonostante i molti dubbi dei migliori ricercatori e i problemi riguardo alle reazioni avverse che vengono superati solo manipolando i dati e dandoli in maniera tale da rendere difficilissimo aggregarli.
L’emergenza viene asseverata dai numeri della cosiddetta pandemia, ricavati esclusivamente dai tamponi, ovvero dai test Pcr

Lo stesso Oms il 20 gennaio 2021 ha dichiarato però inattendibile la diagnosi di covid attraverso i tamponi invalidando così l’intera banca dati della pandemia sulla cui base si è instaurata la narrativa emergenziale e dunque l’uso di vaccini del tutto sperimentali.

Naturalmente questo non è che un esempio, anche se clamoroso, fra i tanti che non abbisognano di lauree e di specializzazioni per essere compresi, anche perché certe linee di azione sono prese da organismi burocratico – politici che hanno un legame solamente strumentale con la scienza. Insomma viviamo prigionieri di falsi sillogismi talmente evidenti e stridenti che la loro accettazione non può essere solamente frutto della paura o della scarsa pratica del ragionamento: la resa all’assurdo implica anche se non soprattutto una tendenza radicata alla passività e alla subordinazione che porta a sopportare le prese in giro e i sofismi del potere, anche a costo di pericoli reali per la salute.

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