L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 14 maggio 2021

MA il cuore pulsante melmoso del Sistema massonico mafioso politico si trova a Roma tra i professionisti, avvocati, commercialisti, revisore dei conti, funzionari statali, magistrati, tutti ingloba e controlla. E' una torre di carte dove tutto si tiene, basta avere il coraggio di guardare per far crollare l'impianto

Mafia, politica e massoneria, le indagini sul clan di Calatafimi

mercoledì 12 Maggio 2021 - 16:12


Sono 13 le persone coinvolte nell'inchiesta. Tra queste, anche l'ex sindaco di Calatafimi Antonino Accardo e l'ex direttore di ATM Salvatore Barone.

La Dda di Palermo ha chiuso le indagini e si appresta a chiedere il rinvio a giudizio di 13 persone coinvolte nell’inchiesta su intrecci tra mafia, politica e massoneria che, a dicembre scorso, portò a 13 fermi. Intercettati dalla polizia che indagava sulla cosca mafiosa di Calatafimi (Tp), da sempre legata a filo doppio al superlatitante Matteo Messina Denaro, gli inquirenti accertarono anche un episodio di corruzione elettorale a carico dell’ex sindaco di Calatafimi Antonino Accardo. Avrebbe pagato 30 euro a voto per essere eletto.

IL RUOLO DI SALVATORE BARONE

Tra gli indagati anche Salvatore Barone, ex direttore della ATM, la municipalizzata che gestisce il trasporto pubblico a Trapani: avrebbe avuto rapporti coi vertici della cosca di Calatafimi e col boss della zona, Nicolò Pidone. Barone venne accusato di associazione mafiosa.

I magistrati lo descrissero come un personaggio a disposizione della mafia a cui avrebbe fatto diversi favori. Come l’assunzione di Veronica Musso, figlia del mafioso Calogero Musso, nella società vinicola Kaggera, di cui era diventato presidente. Il tutto dietro la supervisione di Pidone che teneva summit di mafia nella sua masseria e gestiva i rapporti con le altre cosche della zona. Tra gli indagati anche altri condannati per mafia come Rosario Leo, pregiudicato di Marsala, vicino a uno dei “postini” di Matteo Messina Denaro, Sergio Giglio, coinvolto nell’inchiesta sui favoreggiatori del capomafia latitante.

Nelle indagini sono finiti anche insospettabili accusati di aver favorito le comunicazioni tra il capo della famiglia calatafimese, specie nel periodo in cui era sottoposto alla sorveglianza speciale, ed altri mafiosi, tra cui lo stesso Rosario Leo, per un periodo sottoposto a misura di prevenzione. Sotto inchiesta anche l’imprenditore Leonardo Urso, di origini marsalesi, enologo, accusato di favoreggiamento, e l’imprenditore agricolo Andrea Ingraldo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa.

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