L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 8 maggio 2021

Magistratura organica all'interno del Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato

La magistratura ostativa

Maurizio Blondet 7 Maggio 2021
Ostativo
(Elogio di 1500 ergastolani)

Il procuratore per cui i politici sono tutti “ corrotti che non sono stati ancora scoperti”, è stato scoperto al centro del più ripugnante sistema di corruzione della corrottissima magistratura d’accusa. Procure nidi di vipere, dove tutti sono nemici di tutti, e il capo deve guardarsi dalle manovre del vice che vuol far carriera a sue spese. Carrierismo delirante senza alcun freno morale o di dignità personale. Magistrati che si fanno le scarpe l’un l’altro; che violano il segreto istruttorio scambiandosi dossier – reato per il quale puniscono spietatamente i giornalisti nemici, e “non vedono” nei giornali amici. Consiglio superiore della Magistratura muto per omertà che non può che definirsi mafiosa, per mantenere il sistema di potere senza autorità etica attuale, contando che della scandalo i giornali resi amici non parleranno quasi.

Il capo siculo del medesimo Consiglio che dovrebbe dire una parola, più muto di tutti: sia taccia perché il Procuratore ha a carico suo e della sua “famiglia” nel genere di “concorso esterno”, reato creato dai procuratori e mai ben definito, onde possa essere usato contro chiunque non piaccia alla Procura Suprema, sia che resti muto perché non sa adottare le nobili parole e l’alta accusa etica che la situazione richiede, per mancanza dell’una e dell’altra, nobiltà e pubblica moralità; sia che taccia perché non gliene frega nulla del popolo italiano e non sente il dovere di dargli risposte. Una carattere che accomuna tutti i protagonisti della storiaccia: non la minima traccia della coscienza che una dirigenza pubblica deve spirito di servizio verso il popolo italiano. Qui, nessun senso di responsabilità, nemmeno un briciolo di volontà di servizio: nudo potere esercitato senza remore etiche e nemmeno professionali, e senza più alcuna autorità e dignità. A cui non danno alcun valore.


Mi è venuto da pensare che questa gente è anche quella che punisce con l’ergastolo “ostativo” delinquenti che – loro, assassini – hanno le qualità che i giudicanti ed accusanti hanno gettato nel cesso.

L’ergastolo ostativo, anch’esso invenzione delle procure pseudo giustificato dalla “Lotta alla mafia” e beninteso dalla “emergenza” con cui questi si sono dati a tutti gli arbitrii, “ esclude dall’applicabilità dei benefici penitenziari (liberazione condizionale, lavoro all’esterno, permessi premio, semilibertà) mafiosi che non accettano di farsi “pentiti”, ossia di tradire l’organizzazione che guidavano e vendere un po’ di compagni per ottenere attenuazioni della pensa. L’ergastolo ostativo infatti è tale che “la perpetuità di tale pena detentiva può essere vinta solamente mediante la collaborazione con la giustizia”. Insomma solo facilitano il lavoro a questi ricchi di Stato che sono i procuratori, spiattellando nomi e chiamate in correità da trascinare davanti a “Questi giudici”.


Dunque un numero di ergastolani – pare ben 1500 – resiste alla tentazione corruttrice di addolcimenti della pena, di sconto, di semilibertà e tornare qualche giorno a casa – tentazione che de’essere terribile per questi sepolti vivi – e si sconta tutti i 35 anni senza piegarsi.

Che volontà d’acciaio. Che fedeltà alla comunità cui appartengono, che abnegazione, senso di responsabilità verso di essa. Che spirito di sacrificio. Che fermezza. Che carattere. Che spina dorsale.

Che senso altissimo della propria dignità. Metteteli a confronto non solo coi Palamara e coi Mattarella-muto, ma con i Salvini che passano dall’esaltare Putin ad approvare le sanzioni a Mosca, senza nemmeno un passaggio intermedio: conferma di un’assenza totale di “spina dorsale”, di personalità etica e politica, e di rispetto di sé. Ma di Letta, Zingaretti, Speranza possiamo dire lo stesso: nessuno ha dimostrato questo carattere essenziale degli uomini di Stato.

In fondo, lo sappiamo. E’ connaturato alla Grande Impostura che il regime più oppressivo della storia sia completamente occupato e gestito da “ ominicchi, (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaracquà” (Sciascia) e i veri uomini rimasti siano all’ergastolo.

Ostativo.

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