L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 30 maggio 2021

'ndrangheta

La ‘ndrangheta dalla Calabria al mondo


Dettaglio della carta di Laura Canali. Per visualizzare la versione integrale, scorri fino a fine articolo.
28/05/2021

La carta inedita a colori della settimana.
carta di Laura Canali

Per la versione integrale della carta, scorri fino a fine articolo.

La carta inedita a colori della settimana è dedicata alla Calabria, cuore operativo della n’drangheta.

La proiezione di potenza di questa organizzazione criminale si fonda su un paradosso: tenere insieme un sistema così tentacolare centralizzandolo nel suo spazio originario. Replicando al di fuori lo schema di controllo e le capacità di adattamento che le hanno permesso di affermarsi sul territorio calabrese.

Il progressivo aumento del volume di affari sviluppato in Italia e all’estero ha condotto le ‘ndrine (unità di base della ‘ndrangheta) a far leva su forme di direzione e collegamento più complesse e a coordinarsi sfruttando la griglia ”valoriale” dei canoni ’ndranghetisti: affiliazione culturale, narrazione mitica, identità.

La fortuna di questa mafia globale risiede dunque nel legame con una delle terre più arretrate d’Europa.

In principio vi è la provincia, espressione dei tre mandamenti (fascia ionica, tirrenica e centro). È seguita dai locali, cellule di controllo nei rispettivi territori in Italia e nel mondo, che contano centinaia di affiliati con un senso di appartenenza quasi religioso.

Come riportato dalla carta, il paese di San Luca, già sede storica dei vertici tra criminali, continua a rivestire il ruolo di madre di tutti i locali, depositaria della tradizione e delle regole istitutive di tutte le cosche. Conta meno di quattromila abitanti.

Tale modello è riprodotto all’estero, dove la ’ndrangheta oltre agli affari opera per riprodurre senso e identità, sfruttando la folta diaspora calabrese all’estero come vettore. I paesi dove è maggiormente ramificata sono infatti ai primi posti per numero di residenti immigrati dalla Calabria (tra tutti Germania, Svizzera, Francia, Australia, Canada, Brasile, Belgio, Spagna). In Canada, a febbraio 2019 una sentenza della Corte superiore di giustizia dell’Ontario ha riconosciuto per la prima volta dopo anni di attività la presenza di veri e propri locali di ’ndrangheta analoghi a quelli italiani.

Questo legame con la casa madre è il motore della ’ndrangheta. Le sue proiezioni nazionali o estere dipendono sempre dal rapporto col territorio d’origine. Ecco perché il suo controllo resta decisivo, come dimostra il record di comuni sciolti per infiltrazioni mafiose: 124 dal 1991 – attualmente 15, tra i quali spicca il commissariamento delle aziende sanitarie di Catanzaro e Reggio Calabria.

Il porto di Gioia Tauro conferma la centralità del territorio calabrese per la proiezione estera dei clan. Eccellenza in Italia e nel Mediterraneo per le capacità di trasbordo, nell’ultimo triennio ha conosciuto un incremento dei quantitativi di stupefacenti sequestrati; benché le cosche puntino anche su altri scali italiani (quelli liguri su tutti), il porto di Gioia Tauro rimane nella piena disponibilità della ‘ndrangheta ed è decisivo per ricevere il traffico di droga dalle Americhe (Messico, Brasile, Colombia in particolare).

Testo di Lorenzo Noto
Carta di Laura Canali in esclusiva a colori per gli abbonati a Limesonline.


Carta di Laura Canali – 2021

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