L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 maggio 2021

Negli Stati Uniti la DOMANDA e l'OFFERTA creano inflazione: alloggi, veicoli, attrezzature domestiche

Stati Uniti, l'inflazione accelera e vola al +3,6% ad aprile, al top dal 2007

L'indice dei prezzi Pce è aumentato dal 2,4% di marzo. Scende a maggio la fiducia consumatori dei consumatori redatta dall'Università del Michigan

aggiornato alle 18:3128 maggio 2021

© AFP

AGI - Sale ad aprile il tasso di inflazione negli Usa, ai massimi dal 2007. Su base annua, il cosiddetto indice Pce 'core' - l'indicatore preferito dalla Fed - è volato al 3,6% dal 2,4% di marzo, al top da 14 anni, superando l'obiettivo del 2% fissato dalla Federal Reserve e riflettendo l'aumento della domanda con la riapertura dell'economia.

Su base mensile i prezzi al consumo sono aumentati dello 0,7%, dopo lo 0,4% di marzo e oltre le attese del mercato.

Nonostante i commenti rassicuranti di molti funzionari, come quelli della Fed, del segretario al Tesoro, Janet Yellen, o del Fmi che assicurano che il rialzo dei prezzi è legato a fattori transitori e dovrebbe durare solo pochi mesi, sono forti i timori di un'inflazione sostenuta e duratura. La Fed punta a un'inflazione del 2% a lungo termine e ritiene, per raggiungere il target, che questo dovrà essere superato per un po', senza inasprire immediatamente la sua politica monetaria poiché si rischierebbe di porre un freno alla ripresa.

Malgrado i mercati non sembrino preoccuparsi dell'aumento dell'inflazione - tutti gli indici di Wall Street sono in rialzo - gli americani temono che con l'aumentare dell'inflazione il loro potere d'acquisto possa diminuire. Ne è un chiaro segnale il dato sulla fiducia dei consumatori stilato dall'Università del Michigan, diffuso sempre oggi.

Nella lettura finale, l'indice si è attestato a 82,9 punti a maggio, praticamente invariato rispetto alla stima preliminare pubblicata a metà mese. "Una quota record di consumatori ha riportato prezzi più alti per una vasta gamma di acquisti, inclusi alloggi, veicoli e attrezzature domestiche", ha osservato Richard Curtin, l'economista responsabile del sondaggio, citato in un comunicato stampa. Nel dettaglio, la percezione delle condizioni economiche attuali crolla dell'8% rispetto ad aprile, a 89,4 punti, e anche l'outlook è in calo, del 4,7%, a 78,8 punti.

Altro indicatore macro diffuso oggi utile per misurare la portata della ripresa è l'Indice sull'attività manifatturiera nell'area di Chicago, che a maggio è salito a 75,2 punti dai 72,1 a marzo, il livello più alto dal novembre 1973 e al di sopra delle aspettative degli economisti di 75,2. La domanda ha fornito una spinta all'attività commerciale, ma permangono i vincoli della catena di approvvigionamento.

Tra i cinque indicatori principali, l'indice dei nuovi ordini ha guadagnato 7,7 punti al livello più alto dal dicembre 1983, mentre quello della produzione ha rallentato di 2,3 punti. L'occupazione torna in territorio di contrazione, in calo di 6,5 punti, con le imprese che indicano difficoltà a trovare nuovo personale. L'indice del portafoglio ordini è infine balzato di 7,5 punti, toccando un massimo di 70 anni.

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