L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 28 maggio 2021

Nella Guerra illimitata tra l'impero statunitense e quello cinese anche l'Africa diventa terreno di scontro


La Cina estende la sua influenza in Africa costruendo nuove strutture governative. L’Occidente reagisce

Di Alex Wu26 MAGGIO 2021

La facciata della sede centrale dell'Unione Africana (Ua), ad Addis Abeba, il 13 marzo 2019. (Ludovic Marin/AFP via Getty Images)

A metà maggio il regime cinese ha investito 35 milioni di dollari in Kenya per la costruzione della nuova sede del ministero degli Esteri locale. Si tratta dell’ultimo di una lunga serie di investimenti effettuati dal Partito Comunista Cinese nei Paesi africani, che consentono al regime di aumentare la sua influenza politica ed economica nel continente.

Gli investimenti offerti dal regime cinese, spesso nell’ambito della ‘Nuova Via della Seta’, sono stati criticati in quanto rischiano di creare trappole del debito per i Paesi beneficiari, senza contare le accuse di spionaggio e infiltrazione. Ma ora sembra che l’Occidente abbia iniziato a prendere delle contromisure.

Il 23 maggio, il Southern China Morning Post ha notato che il Pcc si è concentrato sul finanziamento e la costruzione di edifici governativi nei Paesi africani, il che ha suscitato il sospetto della comunità internazionale.

Attualmente, la sede centrale dei Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Cdc) – un progetto da 80 milioni di dollari finanziato dal regime cinese – è in costruzione nel sud di Addis Abeba, in Etiopia. Sebbene il governo statunitense avesse dichiarato a febbraio del 2020 che il Cdc finanziato dalla Cina sarebbe stato usato dal regime per rubare i «dati genetici africani», i lavori di costruzione sono iniziati a dicembre 2020.

Secondo l’Heritage Foundation, la Cina è stata coinvolta nella costruzione di più di 186 edifici governativi in 40 dei 54 Paesi africani. Anche la sede dell’Unione Africana (Ua), situata in Etiopia, è stata interamente finanziata e costruita dalla Cina.

Nel 2018, il quotidiano francese Le Monde ha rivelato che i tecnici dell’Ua avevano scoperto che tra il 2012 e il 2017 il quartier generale dell’Unione Africana, costruito dalla Cina, aveva trasmesso quotidianamente dati riservati dell’Ua verso Shanghai, tramite la rete informatica dell’edificio, utilizzando i server forniti dalla società cinese Huawei.

Nonostante ciò, nel 2019, l’Ua ha firmato nuovi accordi con Huawei per ampliare l’uso della sua tecnologia e delle sue attrezzature nella costruzione delle reti 5G, dell’intelligenza artificiale del cloud computing, e altro.

La Cina ha sviluppato il 70 per cento delle reti 4G dell’Africa, e ha persino costruito reti di comunicazione intra-governative sensibili per conto di 14 Paesi africani.

Negli ultimi anni, il regime comunista cinese ha prestato miliardi di dollari agli Stati africani mentre costruiva strade, ferrovie, porti, centrali elettriche, reti internet, edifici governativi. Lo scopo è sempre stato quello di portare il continente africano sotto la propria influenza, almeno questo è quanto sostenuto dal Daily Mail e altre testate britanniche. Inoltre, il regime ha costruito in Africa anche basi militari, come quelle del Gibuti.

Militari dell’Esercito Popolare di Liberazione Cinese partecipano alla cerimonia di apertura della nuova base militare cinese nello Gibuti, il 1 agosto 2017. (STR/AFP via Getty Image)

I prestiti cinesi vengono generalmente concessi nell’ambito della Nuova Via della Seta, il grande progetto di politica estera lanciato dal leader cinese Xi Jinping nel 2013. Esso mira a estendere l’influenza economica e politica del Pcc su Paesi in Asia, Europa e Africa, ricalcando il percorso dell’antica via della seta cinese e della via della seta marittima per scopi commerciali. Il progetto prevede l’investimento di capitali cinesi per la costruzione di numerosi progetti infrastrutturali ad alto costo in oltre 60 Paesi partecipanti.

Secondo l’agenzia stampa statale cinese Xinhua, almeno 28 Paesi africani hanno siglato accordi per la Nuova Via della Seta con la Cina.

Tuttavia, recentemente gli Stati Uniti e i loro alleati hanno iniziato a prendere misure per contrastare l’espansione della Cina in Africa. In un incontro dei ministri degli Esteri del Gruppo dei Sette (G7) all’inizio di maggio, i Paesi occidentali hanno evidenziato le ambizioni del Pcc e le minacce alla sicurezza per le nazioni dell’Africa e dell’America Latina, e hanno suggerito che l’Occidente rafforzi le proprie partnership con questi Paesi tramite «concrete offerte di cooperazione».

Il 22 maggio, un gruppo di società di telecomunicazioni, finanziato da un’agenzia di aiuti esteri degli Stati Uniti e guidato dal gruppo britannico Vodafone, ha vinto la gara d’appalto per la costruzione della rete 5G dell’Etiopia, battendo le società statali cinesi Huawei Technologies Co. e Zte Corp.

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