L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 maggio 2021

Per quanto grande e accattivante i recinti che stanno costruendo, Google, Facebook, Twitter, Amazon dove mandrie di uomini pascolano beatamente ci sarà al di fuori di questi la foresta vergine con tutti i suoi pericoli e fascini

L’inquisizione in rete cambia strategia



La censura sulla rete cambia strategia. Probabilmente minacce, cancellazioni temporanee o definitive di account, demonetizzazioni rischiano di ottenere alla lunga l’effetto opposto, ovvero di focalizzare l’attenzione proprio sui temi e sulle tesi che Big Tech vuole cancellare, ma ancor più fanno crescere la tendenza a rivolgersi ad altri social, ad altri tipi di aggregazioni nel solo timore di poter essere presi di mira. Per questo la santa inquisizione di Google, Facebook, Twitter potrebbe non essere un’ottima idea tanto più che un domani potrebbe succedere l’inaudito, ovvero che un Paese rivendichi la propria sovranità legislativa anche su queste faccende e cominci a difendere i propri cittadini dagli abusi di social fin troppo vicini – anche ad un esame superficiale- ai servizi di Washington. Già ha cominciato la Russia ad aprire un indagine contro You tube per abuso di posizione dominante sulla base del fatto che ” la pubblicazione e la diffusione di contenuti video in Russia possa essere regolata da leggi di altri paesi non è corretto”.

Così invece di affidare a qualche scherano locale che padroneggia la lingua del posto e arruola troll con il compito di esplorare i contenuti sgraditi e portare alla chiusura dei siti che li propongono, i social stanno tornando agli algoritmi, ma questa volta più soft e più sofisticati se mi si passa il gioco di parole: non si tratta più di prendere provvedimenti che hanno una vasta eco negativa se senso di repulsa ma di agire sottopelle amplificando i contenuti che piacciono ai padroni del vapore di cui fanno pienamente parte e marginalizzando invece quelli che non piacciono, semplicemente gestendo le loro indicizzazioni. Queste tecniche sono allo studio da tempo e sono state già applicate ad alcuni soggetti che non sarebbe stato opportuno sanzionare in altro modo: valga per tutti il l World Socialist Website e altri siti contro la guerra he hanno visto improvvisamente e drasticamente calare la loro presenza e il loro traffico sui motori di ricerca. E’ solo un esempio tra i tanti che si potrebbero portare, ma parlo di questo perché l’ Ad di Google ha ammesso il fatto nel corso di un’audizione al Senato. Inoltre, ma questo accade ormai da tempo, tutti gli algoritmi messi insieme dai giganti della distribuzione di notizie dominanti Google, Facebook e Twitter assicurano che le piattaforme dei media mainstream e dei loro i giornalisti, oltre che del circo mediatico ufficiale abbiano molti più follower rispetto ai media indipendenti i quali lentamente, ma inesorabilmente deperiscono, anche grazie alla pulsione omologante che regna nella società attuale e che agisce in sinergia con quella narcisistica . Ed è sempre grazie a quest’opera di sorveglianza intrinseca che Big Tech crea di fatto i cosiddetti influencer per fare come il pifferaio magico e trascinare verso il disastro cognitivo i loro fan.

Se non fosse stato per questi atti deliberati di sabotaggio e manipolazione da parte delle mega corporazioni della Silicon Valley, i media mainstream che ci hanno ingannato guerra dopo guerra, vaccino dopo vaccino e che producono il consenso per uno status quo oppressivo sarebbero stati sostituiti da media indipendenti anni fa. Questi giganti della tecnologia sono il sistema di supporto vitale della propaganda di sistema. E tutti hanno stretti legami col il potere grigio e con le centrali di intelligence.Google, per la cronaca, è stata finanziariamente intrecciata con le agenzie di intelligence statunitensi sin dal suo inizio, quando ha ricevuto borse di ricerca dalla CIA e dalla NSA. Versa enormi quantità di denaro nelle lobby federali e nei think tank ,ha un rapporto intimo con la NSA ed è stato un appaltatore dell’intelligence militare da sempre. Facebook dal canto suo ha arruolato apertamente la società di gestione narrativa The Atlantic Council per aiutarla a determinare quali contenuti censurare e cosa promuovere. Dunque aspettiamoci un aumento esponenziale della censura soft, quella che non appare anche se tutti o quasi coloro che presentano contenuti non i in linea si stanno accorgendo di quanto sia funzionale questa tattica e di come sia necessario cominciare ad agire su altri canali.

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