L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 29 maggio 2021

Prigionieri della loro stessa Narrazione, che apre contraddizioni che non riescono a gestire. Saltano le Olimpiadi in Giappone

Giappone, perché continua a crescere il fronte del no alle Olimpiadi
CARLO TERZANO 27 MAGGIO 2021


Nuova grana per il primo ministro Yoshihide Suga: a chiedere l’harakiri delle Olimpiadi che dovrebbero tenersi tra poche settimane in Giappone ora è il principale quotidiano sportivo, sponsor dell’evento

Si allarga a macchia d’olio il fronte del “no” alle Olimpiadi in Giappone, dimostrando una conduttività attraverso l’opinione pubblica maggiore e più rapida della virulenza e della permeabilità del Coronavirus nell’arcipelago. Se diversi sondaggi hanno già certificato come la popolazione del Sol Levante sia, in gran parte, contraria ai Giochi, percentuale ulteriormente irrobustita dopo l’appello a cancellare l’evento sportivo lanciato dai medici nipponici, il primo vero colosso a scendere in campo per chiedere l'”harakiri” della manifestazione sportiva è il quotidiano giapponese Asahi Shimbun.

IL GIAPPONE VERSO L’ADDIO ALLE OLIMPIADI?

L’aspetto che stupisce maggiormente della presa di posizione della storica testata Asahi è che, al pari di molti altri quotidiani giapponesi, il giornale è anche sponsor delle Olimpiadi. «Non possiamo pensare che sia razionale ospitare le Olimpiadi in città quest’estate», ha scritto il giornale nel suo editoriale sotto un titolo che dice: «Chiediamo che il Primo Ministro Suga decida l’annullamento».



In particolare, il quotidiano sportivo sottolinea come «In questo contesto, più di 90.000 atleti e personale legato alle Olimpiadi entreranno in Giappone. E anche se non ci saranno spettatori ai Giochi, ci saranno molte più di cento di migliaia di persone che si riuniranno, se si aggiungono i volontari all’equazione». Ma il governo, dopo aver speso 15,4 miliardi di dollari per organizzare i Giochi (ma si teme che la cifra sia destinata a crescere, anche per i mancati incassi preventivati), continua a nicchiare.

Il mese scorso il British Medical Journal aveva chiesto di prendere velocemente una decisione sull’opportunità di celebrare o meno i Giochi. Ha fatto poi scalpore l’ultima dichiarazione del miliardario Masayoshi Son, fondatore e Ceo di SoftBank Group, secondo cui il Cio starebbe «imponendo le Olimpiadi al Giappone». Una esternazione che di colpo ha fatto schierare attorno al fronte del “no” i simpatizzanti della destra. «In questo momento – aveva argomentato il magnate della finanza -, più dell’80% della popolazione della nazione vuole che le Olimpiadi vengano posticipate o annullate».

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