L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 3 maggio 2021

Quando le istituzioni fanno splash si intravedono le connessioni del Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato


Tempesta sul Csm… tra pupi e pupari. E la massoneria prende le distanze da “Loggia Ungheria” 

BY LA REDAZIONE | 2 MAGGIO 2021

Si annunciano mesi roventi sul piano politico, istituzionale, giudiziario, sociale, economico. In modo inversamente proporzionale all’andamento dell’epidemia, proprio sugli altri fronti potrà crescere il rischio emergenza. Se i virologi e l’esperienza dello scorso anno fanno sperare in un crollo dei contagi con l’arrivo del caldo, di converso il termometro indica sin d’ora febbre alta e un innalzamento delle tensioni con sviluppi che neppure la palla di vetro aiuta a prevedere nei suoi effetti. Troppe scadenze rilevanti, miliardi in arrivo, scelte decisive in un crescendo complicato ora dallo tsunami che investe gli organi di massima rappresentanza della magistratura.

Come in altri momenti della nostra vita democratica, ecco riapparire gli immancabili corvi per far temere che il clima diventi incandescente con l’avvicinarsi del “semestre bianco” che precede la scadenza di mandato del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella il cui settennato finisce a gennaio 2022: da luglio prossimo, qualsiasi crisi di governo dovesse verificarsi, non potrà più sciogliere le Camere e contestualmente comincerà la difficile fase di trattative per indicare il successore.

Cosa c’entra con l’improvvisa tempesta piombata sui palazzi del potere non è semplice da capire, ma è proprio in tale vigilia che l’aria viene ammorbata dallo tsunami che investe direttamente gli esponenti di spicco della magistratura con il sospetto di una “loggia Ungheria” sulla falsariga dell’arcinota P2 dei tempi di Licio Gelli che sembrava ormai consegnata agli archivi della storia politico-giudiziaria.

L’interrogatorio di un personaggio controverso, l’avvocato siciliano Piero Amara, avrebbe fatto emergere l’esistenza di questo gruppo di pressione allargato a vari colletti bianchi, e tirato in ballo vicende di presunta corruzione di magistrati, episodi di lauti compensi, di assunzioni di favore, di consulenze pure all’ex presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Da qui un vortice oscuro di segnalazioni, di mancate denunce, fino a dossier anonimi usciti da uffici dello stesso Csm con accuse specifiche a componenti dell’organismo dei giudici (fra i quali Sebastiano Ardita), e con ombre sull’operato dell’ex consigliere Pier Camillo Davigo, il quale piuttosto che informare lo stesso Csm (come ha poi fatto Nino Di Matteo) avrebbe contattato il Quirinale.

Un intreccio avvelenato in cui è difficile districarsi ma che getta ulteriore discredito sulle toghe dopo le già clamorose dichiarazioni di Luca Palamara sul sistema di potere-politica-affari della magistratura italiana. Corsi e ricorsi storici insomma, fatti nuovi e antichi che impongono a questo punto l’istituzione di quella commissione parlamentare d’inchiesta da più parti invocata e di cui si è resa appassionata sostenitrice da giorni la deputata di Forza Italia Giusi Bartolozzi.

“Il Consiglio Superiore della Magistratura è del tutto estraneo a manovre opache e destabilizzanti, semmai è l’obiettivo di un’opera di delegittimazione e condizionamento tesa ad alimentare, in un momento particolarmente grave per il Paese, la sfiducia dei cittadini verso la magistratura”. Dopo essersi sentito con il Quirinale, il vice presidente del Csm, David Ermini, ha rotto così il silenzio sulla nuova bufera. Quasi in simultanea – riferisce l’Ansa – il Procuratore generale della Cassazione, Giovanni Salvi, ha annunciato iniziative disciplinari per “violazione del segreto”.

E siccome Amara ha parlato di una “Loggia Ungheria” (che non si riferisce al Paese dell’Est ma forse a una piazza di Roma nel quartiere Parioli) il gran maestro del Grande Oriente d’Italia, Stefano Bisi, ha voluto precisare: “Non esiste alcuna loggia Ungheria tra le 870 che fanno capo al Grande Oriente d’Italia. Io non l’ho mai sentita nominare e non so se esiste. I magistrati indagheranno su questa vicenda, ma la nostra attività è trasparente, facciamo incontri pubblici, non abbiamo nulla di segreto. Io inviterei a non usare il termine loggia. Se esistono, si tratta di gruppi d’interesse che perseguono fini leciti o illeciti. Perché chiamarle logge? Ciò ingenera confusione nell’opinione pubblica e può causare anche pericoli per gli affiliati alle logge regolari se a loro vengono attribuite le peggiori nefandezze”.

La Massoneria dunque prende le distanze dal groviglio di soffiate, addebiti, denunce, depistaggi, tradimenti che emergono ma non fanno ancora capire chi sono i pupi e chi i pupari e cui prodest quest’ennesimo intrigo. Ma siamo ancora solo alla premessa.
mpc

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