L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 6 maggio 2021

Recovery Plan da schifo un copia e incolla MA le riforme strutturali sono vere, ciao italiani. Benvenuto VINCOLO ESTERNO

Questo PNRR va cestinato

di Guido Salerno Aletta
29 aprile 2021

Non sostiene le produzioni innovative. Spinge solo l'edilizia e le importazioni


Non sono giudizi personali, né valutazioni di parte: qui si riportano solo i dati contenuti negli stessi documenti ufficiali, il PNRR (Piano Nazionale di Recupero e Resilienza) ed il DEF per il 2021, che vanno almeno letti.

Il PNRR presentato dal Presidente Draghi, ed approvato in fretta e furia dal Parlamento, differisce solo per aspetti assai marginali dalla impostazione per l'utilizzo concreto delle risorse europee che era stata data dal Governo Conte: sotto questo aspetto, i due documenti sono quasi identici.

La vera differenza sta nelle riforme strutturali che dovranno essere approvate, e che sono state aggiunte su pressione di Bruxelles come condizione indispensabile per avere il disco verde da Bruxelles. Sono state inserite tenendo conto delle Raccomandazioni che la Commissione aveva già rivolto all'Italia nel 2018 e 2019 nell'ambito del Fiscal Compact: ora sono ben 38 pagine di impegni, in tema di giustizia, di concorrenza, e di azione amministrativa.

L'Unione europea usa sempre lo stesso strumento di coazione: essendo stato temporaneamente sospeso il Fiscal Compact, con il conseguente venir meno in questi due anni dell'obiettivo a medio termine del pareggio strutturale del bilancio, lo "stivaletto malese" delle riforme strutturali condiziona ora l'approvazione del PNRR: senza riforme, niente fondi europei.

Il fatto è che il PNRR impostato dal governo Conte e confermato da Draghi prevede un uso dissennato, davvero catastrofico per l'Italia, delle risorse di cui si dispone: 235,6 miliardi di euro con l'orizzonte al 2026.

Sono le valutazioni macroeconomiche contenute nello stesso PNRR e nel DEF per il 2021 che sono stati presentati dal Governo Draghi a dimostrare che il PNRR andrebbe completamente ripensato per via le conseguenze estremamente negative che determina.

Cominciamo con l'impatto che avrà il PNRRR sulla bilancia commerciale. Si tratta delle variazioni previste rispetto allo scenario base, quello che si verificherebbe senza la adozione delle misure:
le importazioni dell'Italia aumenteranno dell'1,0% nel 2021, del 2,6% nel 2022, del 4,0% nel 2023 e del 4,7% nel periodo 2024-2026
le esportazioni dell'Italia diminuiranno dello 0,4% nel 2021, dello 0,4% nel 2022, dello 0,6% nel 2023, salvo ad aumentare dello 0,4% nel periodo 2024-2026.

E' uno scenario catastrofico per l'Italia, quello che deriva dal modo concreto in cui si stanno affrontando le due contestuali transizioni economiche, sociali e produttivi, quella "verde" e quella "digitale", per la cui realizzazione è stato impostato il PNRR seguendo le priorità indicate nella New Generation UE.

Invece di adeguare il nostro sistema produttivo al fine di corrispondere alle esigenze di un assetto più rispettoso dell'ambiente e di usare le nuove tecnologie informatiche, che consistono nell'uso della Intelligenza Artificiale (AI) e dell'Internet delle Cose (IoT), gli "investimenti" pubblici determineranno un incremento delle importazioni dall'estero: si tratterà di apparati fabbricati dalla Corea del Sud, dal Giappone, da Taiwan e dalla Cina; e di software degli Usa.

Si ripete la disastrosa esperienza che abbiamo avuto con la introduzione del fotovoltaico, con i pannelli comprati dalla Cina ed i fondi stranieri che si sono garantiti la cessione dell'energia a prezzi altissimi, che ora pesano sulle bollette.

In pratica, si distrugge il risultato positivo conseguito in questi ultimi anni, quello di avere finalmente una bilancia commerciale attiva, che è stato raggiunto a partire dal 2012 con enormi sacrifici: da una parte, abbattendo il costo del lavoro per aumentare la competitività di prezzo delle merci italiane, e dall'altra riducendo il reddito netto disponibile delle famiglie per contrarre le importazioni.

Come se non bastasse, c'è un altro dato che dimostra la assurdità della impostazione adottata dal PNRR. Rispetto allo scenario base, questi sono gli incrementi del valore aggiunto che si prevede di avere fino al 2026, distinti per branche di attività economica.

In ordine decrescente, troviamo:
Costruzioni +3,3%
Attività immobiliari +2,8%
Commercio al dettaglio +2,7%
Commercio all'ingrosso +1,3%
Istruzione +1,0%
Attività legali e contabilità +0,9%
Prestazione di servizi finanziari +0,8%
Servizi di alloggio, attività di ristorazione +0,8%
Trasporto terrestre e trasporto mediante condotte +0,7%
Programmazione, consulenza informatica +0,6%

E' un'altra catastrofe: invece di puntare ad essere competitivi nei nuovi settori della produzione, spendiamo tutto per l'edilizia e l'immobiliare, nel commercio e nei servizi ancillari.

Non c'è nessun sostegno al sistema produttivo: anche nel DEF 2021 presentato il 15 aprile scorso al Parlamento dal Presidente Draghi e dal ministro Franco, nella Sezione II relativa alla "Analisi e tendenze della finanza pubblica".

Il totale delle spese di parte capitale delle Pubbliche amministrazioni, tenendo conto delle risorse del PNRR, ha il seguente andamento:
90,3 miliardi nel 2020
106,2 miliardi nel 2021
92,1 miliardi nel 2022
92,8 miliardi nel 2023
86,8 miliardi nel 2024

Negli anni scorsi, il bilancio pubblico ha penalizzato le spese in conto capitale, che infatti sono precipitate dagli 86,1 miliardi del 2006 ai 55 miliardi del 2016, risalendo a 62 miliardi solo nel 2019. Se la crescita economica è stata modesta, lo si deve a questa politica. In pratica, con tutta la fanfara del PNRR, nel 2024 si ritorna nuovamente al livello del 2006.

In particolare, sono i contributi agli investimenti di imprese e famiglie che continuano a ristagnare. Nonostante il PNRR, nel DEF 2021, infatti, si prevedono:
17,6 miliardi nel 2020
27,3 miliardi nel 2021
26,4 miliardi nel 2022
22,9 miliardi nel 2023
19,4 miliardi nel 2024

Sono somme ridicolmente basse, visto che nel 2000 i contributi agli investimenti erano stati di 15,8 miliardi di euro, saliti a ben 19,7 miliardi nel 2007.

Il PNRR è stato concepito male:
le spese di "investimento" si traducono in un forte aumento delle importazioni, mentre le esportazioni calano;
gli interventi si focalizzano sul settore dell'edilizia e dell'immobiliare, del commercio e dei servizi ancillari invece che sul sistema produttivo.

Non sostiene le produzioni innovative. Spinge solo l'edilizia e le importazioni

Questo PNRR va cestinato

Nessun commento:

Posta un commento