L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 12 maggio 2021

Secondo la loro stessa infantile teoria dovremo uccidere tutti i ricchi e autodichiarati ottimati che hanno più di 60/65 anni

Perché è vivo Jacques Attali? Eugenetica dei cattivi maestri



La domanda del titolo è imbarazzante, ma assolutamente realistica e non è affatto di malaugurio perché anzi è tutta dentro l’etica di questi precettori dei grandi padroni, come appunto Attalì, che per decenni hanno detto e scritte cose a cui la più parte dei cittadini di questo continente non ha fatto caso e hanno fatto cose di cui i cittadini di questo continente hanno dovuto dolorosamente subire le conseguenze. Ora Jacques Attalì, prima falso socialista con Mitterrand, poi banchiere, poi amico di Sarcozy e infine scopritore di Macron, intellettuale di terzo piano, messo dal mainstream nella vetrina dell’intellighenzia di consumo, così scriveva in accordo con la cultura maltusiana di origine anglosassone che è anche la principale fonte di ispirazione di Bill Gates e di numerosi altri filantropi di Neanderthal: ” Quando oltrepassa i 60 / 65 anni, l’uomo vive più a lungo di quanto la sua produzione copra e allora costa caro alla società. In effetti sarebbe meglio che la macchina umana si arresti brutalmente piuttosto che si deteriori progressivamente” . Come si vede in questa prospettiva non esistono più esseri umani e nemmeno a rigore l’homo oeconomicus, ma soltanto macchine che producono ciecamente, che si deteriorano e poi devono essere conferite in discarica per essere sostituite da prodotti nuovi. E preferibilmente in fretta, senza lunghe e sconvenienti attese che tra l’altro implicano anche spese, cure accudimento e investimenti in dignità che di certo Attali e compagnia cantante non vogliono affrontare .

Per evitare che il turn over sia troppo lungo e faccia spazientire questi spaventosi profeti che spisciolano tutta la fluente stupidità del pensiero unico, non c’è ci sono che i rimedi molto amati, ovvero le crisi. E infatti nel 2009 quando Big Pharma riuscì a suscitare un allarme pandemico del tutto artificiale e far comprare miliardi di dosi di vaccino contro l’influenza suina che poi furono buttate al macero, Attali scrisse sull’Express del 3 maggio 2009: “La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: la pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti. E anche se questa crisi non sarà molto grave, non bisogna dimenticare, come per la crisi economica, di impararne la lezione, affinché prima della prossima crisi – inevitabile – si mettano in atto meccanismi di prevenzione e di controllo, come anche processi logistici di un’equa distribuzione di medicine e di vaccini. Si dovrà per questo, organizzare: una polizia mondiale, un sistema mondiale di stoccaggio (delle risorse) e quindi una fiscalità mondiale. Si arriverebbe allora, molto più rapidamente di quanto avrebbe permesso la sola ragione economica, a mettere le basi di un vero governo mondiale.”

Un governo mondiale di ricchi e di ottimati che ovviamente si sottrae a qualsiasi meccanismo di democrazia, di rappresentanza popolare o di controllo, il cui potere esecutivo ha come primo ministro la paura e la sottomissione. Come si può facilmente vedere non siamo di fronte a un pensiero complesso, ma invece a una serie concatenata di infantilismi, tenuti assieme da un ordito di banalità, che vanno da una sorta di socialismo primitivo alla naiveté efficientistica, qualcosa che forse si potrebbe ritenere sensato a 13 anni e non per nulla il grande piano delle elite è stato quello di distruggere l’istruzione per poter far scendere la gente al proprio livello. Ma ecco la domanda: perché il signor Jacques Attalì che ha quasi 79 anni e che dunque da quasi venti, secondo i suoi stessi criteri, “costa caro alla società”, è ancora in vita? Quando si prospetta una sorta di eutanasia generalizzata pretendendo per giunta di esprimere alti e formidabili pensieri al servizio dei padroni finanziari, bisognerebbe almeno essere coerenti e dare il buon esempio.

In realtà su un altro livello Attali, come rappresentante del regresso umano e sociale è perfettamente coerente: se il progresso è l’emancipazione dalla mera dimensione biologica verso logiche più complesse che la sussuma e la riscatta, allora quale mezzo migliore della malattia e del terrore per favorire un ritorno alla pura dimensione, come dire, “creaturale” e instaurare così un nuovo potere che è poi al tempo stesso biopotere? In effetti non c’è alcuna contraddizione in tutto questo se non la permanenza in vita di questi anziani e delle loro sfacciate menzogne, quel loro dare del vecchio ad altri, credendosi eternamente giovani grazie al fatto di non essere mai realmente cresciuti.

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