L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 27 maggio 2021

Stipendi bassi e lavoro precario a vita

Stipendi bassi? Negli Usa la gente non va al lavoro

27 Maggio 2021, di Luke Bartholomew (Aberdeen SI)

Numerose aziende statunitensi, tra le quali Lyft, Uber e Domino’s Pizza affermano di non riuscire ad assumere tutto il personale per il lavoro di cui avrebbero bisogno. Questo alimenta i timori che le aziende siano spinte ad aumentare aggressivamente i salari per far rientrare i lavoratori nel mercato, alimentando così l’inflazione.

Questi timori sono corretti, ma fino a un certo punto. La disoccupazione è ancora alta, ma i livelli di assunzioni sono ancora sorprendentemente lenti. I posti di lavoro non vengono occupati così rapidamente come ci si potrebbe aspettare. Questo sullo sfondo di un’economia in forte ripresa, suggerisce che le aziende stanno lottando per riavere i lavoratori sui loro libri paga.

Non pensiamo, tuttavia, che questa situazione possa durare. Alcuni lavoratori coinvolti in attività che comportano numerosi contatti interpersonali rimangono comprensibilmente preoccupati del ritorno al lavoro.
I contributi statali e i sussidi di disoccupazione rafforzati stanno fornendo un ammortizzatore sufficiente perché i lavoratori pensino che non valga la pena tornare al lavoro.

Questo incentivo sarà però di breve durata. I benefici rinforzati stanno già terminando in alcuni stati e a livello nazionale termineranno a settembre. Senza contare che alla fine gli assegni statali saranno spesi. A quel punto, la carenza di manodopera svanirà molto rapidamente. Lo spauracchio della pandemia sarà probabilmente rientrato e i dipendenti torneranno a lavorare per necessità.

Se le aziende vogliono che i lavoratori tornino prima, allora avranno probabilmente bisogno di pagarli di più per superare la naturale riluttanza delle persone in questa fase della pandemia. Così facendo, l’inflazione aumenterà nel breve termine.

Purtroppo per i lavoratori statunitensi, però, il bisogno impellente di pagare salari più alti potrebbe esaurirsi con l’inevitabile ritorno al lavoro. La contrattazione salariale ricomincerà a sbilanciarsi a favore delle aziende, e i salari ristagneranno.

Il declino del peso dei lavoratori nella bilancia economica nazionale è stato il segno distintivo dell’economia statunitense per diversi decenni ed è intimamente legato a molte delle lotte economiche, politiche e sociali del paese.

Il messaggio all’America delle aziende ora e dopo la pandemia è chiaro: pagateli di più, un po’ di crescita salariale non sarebbe una brutta cosa.

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