L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 10 maggio 2021

Vaccini e autismo

Vaccinomania, la malattia del secolo



Nel decennio scorso quando cominciò ad infuriare la battaglia per rendere obbligatori i vaccini confesso di essere stato infastidito dalle posizioni dei no vax che attribuivano a questi preparati ogni possibile nequizia. Ovviamente non ero così ingenuo da non sapere che i vaccini sono un grande affare per le multinazionali farmaceutiche e per tutta la filiera medica chiamata a distribuirli, che molti di questi preparati sono praticamente inutili nel contesto occidentale, come per esempio quello contro il morbillo. Altrettanto ovviamente ero per la libertà di scelta, ma ciò che pensavo era condizionato dal pregiudizio positivo che aleggia attorno ai vaccini si può dire da due secoli – nonostante la pessima esperienza personale- e tendenzialmente mi fidavo del coro unanime degli esperti secondo i quali non c’era alcuna correlazione tra l’aumento delle vaccinazioni, quello dei casi di autismo, di malattie autoimmuni o di altri effetti negativi: insomma magari alcuni vaccini potevano anche essere superflui, ma nel complesso eliminavano dei potenziali rischi senza effetti collaterali staticamente significativi. Poi all’inizio di questa pandemia, quando mi è stato chiaro che la tendenza criminale della sanità era quella di bloccare qualsiasi cura e dunque qualsiasi allentamento della paura per poter vendere gigantesche quantità di vaccini assolutamente sperimentali, ho cominciato a volerci vedere più chiaro sulla questione.

Per prima cosa mi sono andato a vedere l’ottantina di ricerche e studi che dimostrerebbero una mancanza di correlazione tra vaccini e – per esempio – sindromi autistiche e ho scoperto alcune cose interessanti: che parecchi di questi studi che cominciano ad avere parecchi anni sul groppone, non hanno una revisione paritaria, altri sono realizzati da ricercatori orbitanti nell’ambito delle multinazionali del farmaco e tutti non prendono in considerazione i vaccini in sé bensì in stragrande maggioranza quelli trivalenti morbillo-parotite-rosolia e per una semplice ragione, che non è possibile trovare i occidente bambini che non siano vaccinati più volte, quindi il confronto può essere fatto solo su specifiche combinazioni di vaccini il cui uso entra in uso in un determinato periodo. Questa è anche una delle ragioni per cui oggi è assolutamente problematico per nin dire impossibile fare uno studio comparativo, salvo l’esempio che riporto più avanti. Inoltre – e qui cominciamo ad entrare le vivo della questione – una cosa è dire che non “c’è evidenza” di una correlazione, un’altra che tale correlazione sia stata assolutamente esclusa tanto da equiparare certi timori ad una vera e propria truffa. Qui non possiamo trascurare l’origine della questione, ossia l’articolo del 1998 in cui Andrew Wakefield metteva in correlazione la somministrazione del vaccino trivalente MPR (morbillo, parotite, rosolia) e l’insorgenza di patologie come autismo e malattie intestinali, cosa che a suo tempo provocò una diminuzione delle vaccinazioni in Gran Bretagna e dunque un danno economico per i produttori dei vaccini. Però nessuno contestò l’articolo di Wakefield e solo molti anni dopo quando si cominciò a parlare di vaccinazioni obbligatorie, un giornalista del Sunday Times, Brian Deer, pubblicò una storia secondo la quale il ricercatore avrebbe alterato i risultati del suo studio per dare sostegno a una serie di cause giudiziarie intentate da un avvocato nei confronti di case farmaceutiche produttrici dei vaccini e che stesse studiando in proprio la possibilità di vaccini separati.

Questa è la vicenda che ha portato da una decina di ani a questa parte alla demonizzazione di qualsiasi posizione critica nei confronti dei vaccini e di certo il fatto che sia saltata fuori attraverso un giornalista e una vicenda giudiziaria, allontana un po’ dall’atmosfera del laboratorio, ma soprattutto essa è intellettualmente sconcertante perché insinua che l’interesse economico, anche intervenuto successivamente alle ricerche in questione, ne invalidi i risultati. Tuttavia anche le case farmaceutiche che producono i vaccini avevano un interesse economico nella questione, peraltro enormemente più grande e nessuno spiega quale sia il criterio per cui un certo interesse economico viene giudicato negativamente e un altro invece totalmente neutro o addirittura in maniera favorevole, specie sapendo che le gran parte dei soldi per la ricerca medica viene proprio dall’industria del farmaco. E infatti non sono mancati anche casi esattamente opposti, tipico quello che nel 2004 coinvolse il pediatra William Thompson, che ammise di aver omesso dati essenziali per la correlazione tra vaccino trivalente e sindrome autistica. Non voglio formulare nessuna tesi, ma semplicemente sottolineare le contradizioni e anche il fatto che l’aumento innegabile di certe patologie viene giustificato in maniera da bar sport, con l’ambiente, l’inquinamento e compagnia cantante che era poi l’argomento principe delle industrie del tabacco per allontanare da sé ogni responsabilità.

C’è poi il fatto che mentre si accredita a studi fatti lustri fa la “dimostrazione” di una totale estraneità dei vaccini a determinate patologia in crescita, ricerche invece importanti vengono completamente ignorate e circondate dal silenzio. Ad esempio in Usa, quattro anni fa è stato portato a termine uno studio fondamentale, perché mette a confronto, cosa mai fatta prima di allora, bambini vaccinati e massicciamente ( 50 dosi di 14 vaccini all’età di sei anni, una vera assurdità) e bambini mai vaccinati: la cosa è stata possibile mettendo a confronto circa 300 bimbi “normali” tra i 6 e i 12 anni provenienti da quattro stati americani, con altri 300 scelti tra le comunità Amish. il risultato è stato che i vaccinati avevano una probabilità quattro volte superiore di avere disturbi dello spettro autistico, 30 volte superiore di avere la rinite allergica, di avere 5,9 volte più probabilità di contrarre una polmonite e 3,9 volte un’otite. D tutto questo ( e anche di molto altro) non si parla affatto, mentre la tesi è quella che è stata definitivamente “provata” la mancanza di correlazione tra vaccini e un ampio ventaglio di disturbi, mentre semplicemente non ci sono evidenze, che è un altro paio di maniche. Insomma si esce sempre con la sensazione che ci sia qualcosa di non del tutto chiaro, che ci si voglia prendere per il naso, magari persino in buona fede e soprattutto che a scopo di lucro si finga di sapere cose che in effetti sono ancora del tutto sconosciute. In realtà la vera malattia è la vaccinomania.

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