L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

domenica 13 giugno 2021

G7 la vuota passerella di uomini che più che politici sono attori che si toccano sorridendo i bracci, consapevoli della teatralità dei loro gesti validi solo come simboli per ricordare ai popoli che devono solo obbedire ciecamente, guai a chi vuole pensare e applicare ragionamenti logici

Dagli alla Cina, il punto G di Washington



Il prossimo G7 si svolgerà in Cornovaglia a margine della narrazione pandemica e avrà precipuamente lo scopo di mettere la Cina sotto accusa per un virus che gli americani e il dottor Fauci in particolare stavano mettendo a punto, magari non per scopi pandemici, ma di studio. O almeno si spera. Ma d’altra parte quale senso può avere ormai il G7 se non quello di essere il megafono di Washington e delle sue dottrine geopolitiche, delle sue deliranti accuse che sono regolarmente un inganno fin dal 1898 ? I cittadini occidentali sono abituati a sentir parlare di questi G 6, G 7, G 8, G 20 come vertici che determinano le politiche planetarie e non hanno afferrato la mutazione che c’è stata nel frattempo: ovvero che i vertici con i numeri a una cifra sono ormai privi di una vera importanza che vada oltre l’immagine, servono a irreggimentare le post democrazie europee e mantenerle in sintonia per combattere le minacce “autoritarie” alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti che vengono dalle ” malvage” Russia e Cina. Ma in realtà il G7 rappresenta a mala pena il 25 -30 per cento del pil mondiale ed è dunque irrilevante, anche perché non bisogna pensare a queste percentuali da un punto di vista meramente quantitativo: il 70 per cento di pil extra – atlantico, soprattutto grazie all’opera della fabbrica del mondo ovvero della Cina, raccoglie dentro il progetto della nuova via della sera, almeno 150 tra nazioni e organismi internazionali, sta funzionando e sta crescendo nonostante la “strategia” americana di demonizzarla 24 ore su 24, 7 giorni su 7 come una “trappola del debito” ( con che coraggio ) e una macchina del “lavoro forzato”.

Interessante è il fatto che Joe Biden e Boris Johnson abbiano già firmato una sorta di impegno che promette di difendersi collettivamente da una serie di “nuove e vecchie sfide” tra cui la “disinformazione”. Si tratta di una versione “rivitalizzata” della dichiarazione originale della Carta atlantica del 1941 firmata dal presidente degli Stati Uniti Franklin D. Roosevelt e dal primo ministro del Regno Unito Winston Churchill il 14 agosto 1941 e che forniva un’ampia dichiarazione degli obiettivi della seconda guerra mondiale degli Stati Uniti e della Gran Bretagna. Questa nuova versione afferma che si ci si baserà “sugli impegni e le aspirazioni stabiliti ottanta anni fa”, per sostenere i nostri valori durevoli e difenderli contro nuove e vecchie sfide” e contrastare ” gli sforzi di coloro che cercano di minare le nostre alleanze e istituzioni”. Insomma vecchiume senza controllo e senza speranza, lo stesso proclama dei vecchi vincenti che ora diventa quello dei perdenti.

In realtà il nocciolo duro del Washington consensus, ovvero il G7, e in particolare gli americani, semplicemente non sono stati in grado di rispondere all’ampia strategia commerciale/sviluppo pan-eurasiatica della Cina. Anzi la nuova via della seta si espande ancora a pieno ritmo, la Cina e l’Asean stanno per concludere un accordo di “partnership strategica globale”, mentre i commerci tra Pechino e i Paesi dell’Europa centrale e orientale (Ccec), noto anche come gruppo 17+1, che comprende anche 12 nazioni dell’UE, continua ad aumentare . E come se questo non bastasse anche i più importanti attori europei del G7 Germania, Francia e Italia – non possono permettersi di inimicarsi Pechino in termini economici, commerciali e di investimento. Per questo un G7 inteso come crociata sinofobica non avrà grande seguito nemmeno tra il Giappone e la Corea del Sud che non hanno proprio nessun interesse a far la guerra a Pechino: alla fine tutto si ridurrà a ribadire la posizione egemonica di Washington come leader indiscusso dell’Occidente. Considerando il G7 come un raduno di fatto tra gli Usa le sue iene, i suoi sciacalli e chihuahua, sarà interessante osservare quale grado di “minaccia esistenziale” sarà attribuito a Pechino – soprattutto perché per il complesso di interessi che sta dietro l’ologramma “Biden” la vera priorità è l’Indo-Pacifico. A questi interessi non frega niente del desiderio degli europei di una maggiore autonomia strategica: Washington annuncia sempre i suoi diktat senza nemmeno preoccuparsi di consultare preventivamente Bruxelles.

Così si può già si può preconizzare che tutto questo non funzionerà semplicemente perché il grosso dell’economia sta altrove e ormai stanno altrove anche le chiavi tecnologiche del futuro e quelle di una concertazione multilaterale profondamente diversa da quella padronale praticata da un secolo e mezzo dall’impero dell’impero . Alla fine in un modo o nell’altro il virus cinese non potrà essere sconfitto dagli Usa, nemmeno con i vaccini della menzogna e di tutto si tornerà a parlare al G 20 di Venezia, quello che conta davvero, non quello della banda Nato.

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