L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 9 giugno 2021

Ginevra 16 giugno - La Russia annulla le sanzioni statunitensi, ricordiamo che sono precisi atti di guerra, con la totale deo-dollarizzazione. Il renminbi digitale taglierà le unghie al dollaro come valuta di riserva


News7 Giugno 2021 di: PAOLO SPIGA

STATI UNITI / IL DESTINO NELLE MANI DI RUSSIA E CINA

Polveriera finanziaria mondiale.

Russia e Cina stanno reagendo ai continui attacchi condotti dall’amministrazione a stelle e strisce guidata dal capo (da sei mesi) della Casa Bianca Joe Biden. E lo fanno manovrando la delicatissima leva del ‘debito’.

Proprio in questi giorni, infatti, è in corso una vera e propria guerra, a botte da miliardi di dollari. Una guerra del tutto oscurata e silenziata dai media di casa nostra: pur se, tra pochi giorni, il 16 giugno, si terrà il summit tra Biden e il presidente russo Vladimir Putin.

Vediamo le news.

Il vice primo ministro della Federazione russa e responsabile dell’Economia, Andrej Removic Beloussov, ha appena annunciato la ristrutturazione del ‘Fondo di stabilizzazione’, che entrerà in vigore da luglio. Incredibile ma vero, prevede una totale de-dollarizzazione! A quanto pare una reazione alla drastica politica di sanzioni economiche decise e confermate dagli Stati Uniti.

La notizia è trapelata dal ‘Forum economico’ che si è tenuto a San Pietroburgo, nel corso del quale Beloussov ha fatto capire che il suo Paese è deciso a modificare radicalmente la struttura del Fondo di stabilizzazione, creato tredici anni fa, nel 2008.

Nel giro di un mese – secondo le previsioni più attendibili – la quota americana passerà da un significativo 35 per cento, ossia oltre un terzo, addirittura a zero. Cala, ma non crolla, la sterlina britannica, che passa dal 10 al 5 per cento. Sale l’euro, dal 35 al 40 per cento. Raddoppia lo Yuan cinese, dal 15 al 30 per cento, mentre lo yen giapponese resta attestato al suo poco significativo 5 per cento.

La vera sorpresa è rappresentata dall’oro, che entra a vele spiega nel nuovo Fondo, con un bel 20 per cento, un quinto dell’intera torta.

Spiegano gli analisti finanziari. “In un mese la Russia si sbarazza di circa 40 miliardi di dollari e 5 miliardi di sterline. Una vera rivoluzione. La decisione prende corpo in modo clamoroso oggi, ma stava maturando da tempo, è iniziata tre anni fa, quando la Russia ha cominciato a vendere i suoi buoni del Tesoro Usa, cessando così di finanziare il debito americano. Le sanzioni hanno fatto traboccare il vaso e da qui la decisione di ora, senza precedenti”.

Sotto il profilo strategico, la drastica riduzione nell’uso del dollaro comporta un altro risultato: ossia diminuisce la forza intimidatoria degli Stati Uniti nel colpire gli investimenti russi all’estero.

Del resto, Putin non aveva mai nascosto il profondo disagio nel continuare a garantire una sorta di monopolio del dollaro, consentendo agli Stati Uniti di “vivere al di sopra delle proprie possibilità e di regolare l’economia mondiale”.

Passiamo alla Cina. Che sta imboccando la stessa strada. Secondo gli analisti, infatti, “la Cina segue lo stesso percorso di allontanamento dal dollaro, ma con conseguenze ancora più pesanti per la stabilità del dollaro come valuta di riserva”.

Secondo un rapporto ‘Bloomberg’ dell’11 aprile, “l’amministrazione Biden sta intensificando il controllo sui piani della Cina per uno yuan digitale, con alcuni funzionari preoccupati che la mossa potrebbe dare il via ad un’offerta a lungo termine per rovesciare il dollaro come valuta di riserva dominante del mondo”.

La stessa singolar tenzone tra Stati Uniti e Cina sul fronte del Covid e dei famigerati esperimenti nel laboratorio di Wuhan, del resto, può trovare una chiave di lettura più articolata e complessa di quella fino ad oggi venuta alla luce.

Ecco cosa sottolinea Adriano Madaro sulle colonne del sito di contro-informazione ‘l’Antidiplomatico’: “Orribile sogno, e ancora più traumatico risveglio per il Presidente americano. La Cina può comodamente comprarsi l’America e dovrà decidere chi mandare alla Casa Bianca. Tra sogno e risveglio pare non vi sia grande differenza. Così il tremante Joe Biden ha ordinato a 18 agenzie di intelligence (servizi segreti) di spiare Wuhan e Pechino e di portargli entro 90 giorni la soluzione del problema, ovvero la dimostrazione che il virus è ‘cinese’ e magari perfino programmato o, nel migliore dei casi, sfuggito agli scienziati del laboratorio. Senza contare che in quella struttura lavorava, fianco a fianco degli scienziati cinesi, una equipe di colleghi americani e francesi, e la ricerca di laboratorio era finanziata proprio dagli Stati Uniti, i soldi erano transitati per l’ufficio di quell’Anthony Fauci che oggi si appiattisce sulle teorizzazioni complottiste di Biden”.

Poi aggiunge Madaro: “Ma se l’obiettivo di Biden e della sua amministrazione fosse un altro? Il governo cinese detiene gran parte del debito americano. Negli anni ha di fatto finanziato gli Stati Uniti comprandogli una montagna di Bond, i buoni del tesoro. Ha accumulato nelle sue casse un bilione duecentomila miliardi di dollari, un quinto di tutte le riserve delle banche americane. Se decidesse di metterli all’incasso, per Washington sarebbe il disastro dei disastri. Joe Biden è già in forte difficoltà per quei seimila miliardi del suo bilancio appena presentato e bocciato dai repubblicani. Seimila miliardi sono una bazzecola di fronte all’1,2 bilioni nelle mani cinesi”.

E così conclude: “E allora ecco il dubbio: Biden cerca disperatamente un accordo con i cinesi, e perciò ne fa una questione di vita e di morte con una controffensiva anti-cinese ogni giorno sempre più amplificata? Se riuscisse ad incolpare i cinesi della pandemia, potrebbe tentare la carta del salvataggio finanziario: cancelliamo il debito dei Bond e facciamo patta con la pandemia. Sul resto concorderemo i termini di una coesistenza e forse anche di una collaborazione. Se così non fosse – e per ora naturalmente è fantapolitica – non è possibile fare alcuna previsione”.

I conti, comunque, con Putin rimarrebbero in sospeso. E con il revolver russo puntato sulla tempia di mister Biden. Il quale – entrando sempre sul terreno della fantapolitica – potrebbe alzarsi un bel mattino e a questo punto cancellare tutte le sanzioni…

Scordammoce ‘o passato.

Nessun commento:

Posta un commento