L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 16 giugno 2021

Gli oligarchici non sono monolitici, c'è una guerra tra bande, da qui il vorticoso prevalere di una parte sull'altra e le mille contraddizione a cui siamo sottoposti quotidianamente, capirle ed agire è fondamentale

LA GUERRA DEL SECOLO? 

di Og GIU 15, 2021di SOLLEVAZIONEin GEOPOLITICA


Volentieri pubblichiamo questo breve ma denso saggio di geopolitica. Esso contiene spunti di analisi importanti e di grande pregio, così come predizioni con cui concordiamo solo in parte —vedi la critica al recente articolo LA TRAPPOLA DI TUCIDIDE —, nonché un giudizio quantomeno esorbitante sul “trumpismo”.

* * *

La Redazione di SOLLEVAZIONE mi ha chiesto uno studio sull’evoluzione della situazione mondiale, provo ad avventurarmi nella materia in esame, in continuità con la ricerca di un vecchio collaboratore — di cui sottolineai però l’inesattezza su Melania Trump, essendo quest’ultima Cristiano/ortodossa di rito serbo, non cattolica conservatrice come si riportava. Per il resto la ricerca era veridica, essendo l’Ebraismo statunitense quasi totalmente AntiTrumpiano e russofobico.

Covid 19, Cina e capitalismo finanziario americano: tutti contro Trump

Il corso degli eventi precedente alle elezioni americane del 3 Novembre 2020 ha rivelato una convergenza tattica oggettiva tra la frazione plutocratica del Globalismo (Silicon Valley Big Tech, Rotschild/Rockfeller/Warburg/Wallenberg, Big Pharma) e Partito Comunista Cinese, con il comune obiettivo di ridimensionare il Trumpismo ed anche se possibile di eliminare fisicamente The Donald.

Analisti russi rivelarono che nel Giugno 2020 The Donald e Melania sfuggirono, grazie all’abilità dei volontari Patrioti che proteggono quotidianamente da 4 anni la famiglia Trump, a ben 3 tentativi omicidi pianificati da Mossad/MI6/Cia/Pentagono.

Il 3 Novembre 2020 si è consumato sotto gli occhi del mondo quello che il Presidente Trump ha definito “il più grande furto elettorale della Storia”, riferendosi a ciò che i Trumpiani hanno identificato come “il Golpe del Deep State, di Davos, dei Clintoniti e del Partito Comunista Cinese contro la Sovranità democratico/popolare statunitense”. Se quanto sino ad ora riportato potrebbe corrispondere alla realtà degli eventi, se ne dovrebbe trarre la conclusione che il Deep State e la Cina di Xi Jinping marcerebbero veramente verso un comune orizzonte. Lo stesso Mons. Viganò traccia un quadro in cui “Deep State/Deep Church/PCC” avanzerebbero di comune accordo verso il Nuovo Ordine Mondiale e il Great Reset. Altri analisti molto vicini a Israele come Elia Valori sostengono che le multinazionali Israelo/Americane stanno lavorando ormai per il “Secolo Cinese”.

Cina/Israele/Occidente (1890-2021)

Proviamo ad avanzare una ipotesi di lavoro, ricostruendo brevemente un sintetico quadro della recente relazione tra Cina e Occidente e tra Cina e Israeliani.

Israele fu il primo paese del Medio Oriente a riconoscere la Repubblica popolare cinese subito dopo la Rivoluzione maoista. I più importanti analisti russi sostengono vi sia oggi una relazione strategica e sinergica sempre più radicata, sia sul piano della ricerca tecnologica che su quello militare, tra Cina e Israele. Francesco Galietti, analista di Policy Sonar, ha ben rilevato come la Deep Church gesuitica, per riprendere la calzante definizione di Mons. Viganò, ossia la frazione cattolica storicamente più affine ad ideali ultra/progressistici di radice ebraica e globalistica, pensi universalmente in una prospettiva Sino-centrica. In un modo o nell’altro si intuisce, in entrambi i casi, che si stia andando verso una riconfigurazione geopolitica globale con la supremazia mondiale cinese e con un Occidente al rimorchio. Si pensa anche che Russia e Europa avranno uno spazio minimo in questo Nuovo Ordine Mondiale in cui alla potenza di scala industriale cinese si integrerà fluidamente il capitale Israelo/Americano. Non si metterà perciò in moto la famosa “Trappola di Tucidide”.

Il Secolo Cinese sarebbe nell’ordine delle cose storiche. Aron Shai, grande storico Israeliano, Professore all’Università di Tel Aviv (Dipartimento Asiatico), ha dedicato i migliori studi alla possibile sinergia Sino Israeliana/Occidentale, scrivendo molti pregevoli saggi, tra cui una rarissima biografia di Zhang Xueliang, il Generale che nel 1936 sequestrò Chiang Kai Shek, la guida dei Nazionalisti cinesi anticomunisti. Shai ci dona una perfetta panoramica delle relazioni Sino-Ebraiche dal Kaifeng medioevale ad oggi. Egli individua il punto decisivo della relazione contemporanea tra Ebraismo e Cina nel 1890. Il 1890, tra l’altro, può essere considerato l’anno in cui nasce il Nazionalismo antimperialista cinese, in antagonismo alla dinastia ebraica dei Sasson, considerati i Rotschild d’Oriente per il ruolo centrale giocato dalla dinastia nel commercio di tessili e oppio in Cina.

Nei vari saggi e articoli che Shai ha dedicato all’argomento, lo storico si sofferma a lungo sulla comunità ebraica sefardita di Shangai, sulla guardia del corpo del padre della Cina moderna Sun Yat-sen, l’ebreo anglosassone Morris Cohen (1887-1970), sul medico della Quarta Armata Comunista cinese Jacob Rosenfeld (1903-1952), un ebreo marxista attivamente antifascista originario dell’Austria, sul Movimento dei Kibbutzim sostenuto anche dalla Repubblica popolare maoista oltre che dall’URSS e sulle storiche relazioni tra il Partito Comunista Cinese e i leader del Partito Comunista Israeliano (ICP), floride al tempo in cui i maoisti non avevano ancora rotto con gli Stalinisti sovietici, originari sostenitori questi ultimi dello Stato Israeliano contro i maccartisti che denunciavano una connessione tra l’agenzia spionistica e finanziaria “Orchestra Rossa” e Israele. Shai dedica ampio spazio anche alla misteriosa figura di Shaul Eisenberg, l’abilissimo agente del Mossad battistrada delle relazioni strategiche tra Cina e Israele, fondatore di “Beit Asia” a Tel Aviv nel 1979 e morto a Pechino alla fine degli anni ’90. Lo storico di Tel Aviv ha spaziato infine sul pensiero e sulla prassi di Xi Jinping: lo Xi-ismo, come lo definisce, altro non sarebbe che una rinascita in forma contemporanea del mito ideologico maoista. Il fatto che Xi si consideri Marxista non deve mettere in imbarazzo gli Israeliani, questi ultimi non devono dimenticare quanto storicamente devono esser grati al Comunismo e allo Stalinismo.

Un leader come Bibi Netanyahu, considerato erroneamente in Occidente di destra radicale, non solo ha fatto erigere un monumento in onore ai soldati dell’Armata Rossa a Netanya ma ha anche imposto nei testi scolastici un programma storico in cui si celebrano le gesta di Lenin e Stalin come quelle dei più grandi Statisti del XX Secolo. Il Mossad è stato dal 2016 a oggi AntiTrumpiano, come ben mostrato dalla rivista “Limes” in varie monografie degli anni recenti sullo Stato ebraico, e se in ultima istanza dovesse scegliere tra il Globalismo cinese basato sul Mercato e il Patriottismo Trumpiano basato su un nuovo Patto tra il Lavoro dei ceti medii/proletari e lo stato, opterebbe sicuramente per il primo. Come del resto la stessa UE.

Secondo molti analisti, che rischiano però a mio modesto parere di deviare nel Complottismo, lo stesso Deep State (Rotschild/Warburg/Rockfeller/Silicon Valley Big Tech/BigPharma) sembra ormai puntare alla translatio imperii da New York a Pechino.

Viene, da costoro, indicativamente riportato il caso della Presidente della “Coalizione per un capitalismo inclusivo”, Lady Lynn Forester de Rotschild, intima dei coniugi Clinton, di Jeffrey Epstein, di Kissinger e di Obama; Lady Rotschild è effettivamente di casa a Pechino.

Giulietto Chiesa, nel Settembre 2019 (Quale Destino per l’Impero?) sottolineava che i Rotschild, l’MI6 e la Casa Reale britannica stavano lavorando per la creazione di una “moneta sintetica globalista” in grado di sostituirsi al Dollaro nella quale il Renmimbi di Pechino avrebbe dovuto giocare un ruolo centrale. Il progetto massimo dei Rotschild e del Deep State è venuto però alla luce in concomitanza con il Covid 19. Si chiama Great Reset, digitalizzazione dell’Anima e dello Spirito umano, annientamento delle Nazioni, delle identità sessuali e delle identità popolari.

Il Neo/Socialismo Xi-ista (di Xi Jinping) e del Partito Comunista Cinese può essere utile a tale scopo? Può condividere un tale progetto? Secondo me no. Ora provo a spiegare perché.

Il Sogno Cinese, il Great Reset e la Barriera Putin/Trump/Mohdi/Erdogan

Se il progetto massimo dei Rotschild e dell’elitismo plutocratico è il Great Reset, quello dell’Xi-ismo è il Sogno Cinese, ovverosia “un mondo armonioso” guidato dall’elite politica e finanziaria del Partito Comunista Cinese. Due progetti che per quanto si voglia e si possa mediare non si possono incontrare. Quanto avvenuto con lo Stato di emergenza Totalitario Covid 19 ha rappresentato il tentativo della fazione più estremista del Partito Globalista Progressista di annientare storicamente innanzitutto il Trumpismo — in quanto Rivoluzione nazionalista antimperialista partita dal cuore dell’Impero [1] —, ma in linea generale ogni Democrazia sovranista e patriottica di peso, come quella russa di Putin, quella indiana di Mohdi, quella ottomana di Erdogan.

O ancora, abbiamo visto in atto il tentativo, non riuscito nemmeno questo, di riportare la Brexit nazionalpopolare in un ambito globalista e elitista. Il Globalismo ideologico (ancora prima che economicistico), nato nella Londra dei Rotschild e dell’MI6, ha iniziato il suo irreversibile declino storico e ideologico nella Londra di Nigel Farage, un patriota antimperialista per il quale Vladimir Putin è il più grande statista contemporaneo, attaccato su tutta la linea da MI6 per la sua vicina al Patriottismo serbo ortodosso [2].

Un nuovo tentativo di globalizzazione, come è predicato a Davos, potrebbe essere utile e tatticamente funzionale alla internazionalizzazione della catena del valore con centro strategico Pechino, non lo è più però per lo Xi-ismo nel momento in cui si teorizza l’abbattimento di ogni frontiera nazionale, l’estinzione di ogni differenza naturale, sessuale, tradizionale.

Inoltre il Clintonismo (Obama/Biden/Blinken) viene spesso dai complottisti identificato sic et simpliciter con lo Stato Profondo, ma questo è un ulteriore errore, in quanto il Clintonismo può divenire il braccio armato del Deep State se compare all’orizzonte un nemico comune (Trump, Putin, Brexit, Mohdi), ma il mondo globalizzato americanocentrico e neowilsonista di Clinton/Biden non corrisponde in realtà al Great Reset di Schwab né al fallimentare Nuovo Ordine Mondiale di Kissinger.

Il Trumpismo nazionalista e antimperialista rappresenta di certo, sia per le Elite plutocratiche di Davos sia per il Partito Comunista Cinese sia per il Clintonismo, il più grande nemico politico e sociale; è però anche vero che è assai forzato ed erroneo rappresentare un unico blocco strategico monolitico che vada dalla Silicon Valley al Regno di Mezzo passando per Israele. Lo Xi-ismo potrebbe addirittura tramutare in Nazionalismo sovrano confuciano compiuto, ripudiando ogni elemento Marxista o mercatista.

Considerare invincibile, impenetrabile, egemone il Deep State è un’altra falsificazione storica e sociale tipica del complottismo, così come considerare economicisticamente determinante l’esclusivo interesse finanziario. Già il Pareto spiegò che la Plutocrazia, ancor prima che regime economico, è forma di interesse politico; Lorenzo Ornaghi, brillante politologo, ha scritto pagine definitive sulla questione. Non solo, la Rivoluzione antimperialista Trumpiana ci dice oggettivamente che il Deep State non è invincibile; la stessa grave battuta d’arresto del Great Reset, fallito in quasi tutti i maggiori Stati Usa e nella stessa Israele, non depone di certo a favore della tesi degli “illuminati invincibili”.

Infine, il Partito delle Elite e di Davos, per contrastare Trump, ha dovuto appoggiarsi come detto sul Clintoniano Biden e soprattutto sul fronte strategico del Pentagono il quale contro il Trumpismo può anche abbracciare la causa di Davos ma non si pone affatto l’obiettivo del Globalismo Collettivistico Digitale con la Casta di SuperUomini/Tecnocrati al centro ( Schwab-Great Reset).

Il Pentagono vuole essere Egemone lui stesso, vuole l’elite militare al centro, vuole trattare direttamente con le altre grandi comunità di Intelligence del pianeta da posizione di forza se possibile. Le Democrazie sovrane, come ad esempio quella russa, esprimono l’identità storica del “popolo profondo”, non vogliono quindi distruggerla per nessun motivo al mondo. Come ha detto giustamente Surkov, è il popolo profondo russo, ancora prima di Putin, a Governare il destino metafisico, eterno, della Federazione russa. Ciò si esprime in una Egemonia politica che instaura un patto diretto, più equilibrato, con i governati. Laddove il Deep State tenta di essere egemone vi è invece un problema concreto e insolubile, la mancanza di Egemonia politica e sociale: si invera lo stato permanente di “guerra per bande”. Il dominio totalitario dell’informazione gestito dallo Stato Profondo non è sufficiente a superare questo limite strategico. Il Trumpismo non solo è un modello più democratico/popolare, ma anche più moderno e sociale: strategia storico/politica di salvare la democrazia nazionale prevenendo la guerra civile latente e il caòs sociale.

Biden, supportato dallo Stato Profondo contro i Trumpiani, in molti elementi essenziali si sta perciò rivelando più Trumpiano che suddito del Great Reset e del Governo Occulto; Kamala Harris, ideale candidato manchuriano dello Stato Profondo, teorizza sorprendentemente da Trumpiana la necessità di un nucleo identitario nazionalpopolare statunitense, le sue posizioni su Immigrazione e teoria critica della razza fanno a pugni con la rappresentazione globalista che se ne dà. Ciò mostra che la storia non è affatto finita e la maggiore coerenza del progetto Trumpiano. I Clintoniani, essendosi appiattiti sulle posizioni dello Stato Profondo, hanno sempre più perduto la lucidità politica e strategica e non sono in grado di portare avanti la loro visione imperialista.

La Guerra del Secolo?

In definitiva siamo alle soglie della guerra del secolo? Se il Trumpismo si affermerà definitivamente conquistando gli apparati militari fondamentali, di cui in buona parte già dispone, sarà la lotta popolare antimperialista (Patrioti contro Globalisti) e tutela della pace mondiale, punto fondamentale del Trumpismo. Se viceversa passerà la linea degli Schwab, potremmo paradossalmente avere proprio uno scontro globale caldo tra Occidente e Nazionalismo cinese: sarà la Guerra di Civiltà Occidente /Cina con la Federazione russa che farà di tutto per tenersi fuori dal conflitto.

A mio avviso, l’ossessione analitica su Covid19/vaccinazione in cui siamo precipitati dalla fine del 2019 ha deviato il focus. La guerra del secolo avanza.

Come ho tentato di mostrare, l’elitismo progressista ebraico/occidentale/newyorkese e lo Xi-ismo, che è sul punto di divenire un Nazionalismo imperiale di statura mondiale, non possono andare d’accordo, perseguono un modello di civilizzazione globale troppo distante. Il Clintonismo dovrà confluire o nel Trumpismo patriottico americano o sciogliersi definitivamente nella fazione politica del Deep State, lo stesso il Pentagono.

Dall’iniziale alleanza, in funzione antiTrumpiana, tra il Partito Comunista Cinese e Davos/Rotschild può allora scaturire la catastrofe peggiore: la Cina continuerebbe in questo caso, come forza armata mondiale dell’Oriente, la guerra panasiatica dello scorso secolo chiusasi temporaneamente con la follia atomica di Hiroshima e Nagasaki, ma mai in realtà definitivamente terminata.

NOTE
Non esistono ancora studi obiettivi che inquadrino il Trumpismo nella Storia delle Dottrine Politiche. Rimando agli studi del compagno antifascista Moiso, anche se forse troppo economicistici, e in parte allo stesso A. Spannaus, molto utile per smentire il presunto neojacksonismo di The Donald, errore grave in cui è incorso anche l’analista francese filotrumpiano Meyssan; se non si inquadra il Trumpismo come nazionalismo antimperialista (antiNato) nella logica dei rapporti di forza globali e nello squilibrio della catena del valore complessiva si rischia di non comprenderne la natura più profonda e duratura.


Nessun commento:

Posta un commento