L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 giugno 2021

Ida Magli - 50

La cancellazione dell'Europa

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 16 Novembre 2007

La pantomima che tutti i partiti hanno giocato in questi mesi, è finalmente giunta alla sua conclusione. Nessuno voleva far cadere il governo, per il motivo, più volte detto e scritto pubblicamente neanche il più piccolo senso di vergogna, che i parlamentari dovevano maturare il termine minimo per ottenere la pensione.
L’unica cosa che i sudditi di tali parlamentari possono dire è che li disprezzano. L’Italia non è mai stata governata, neanche nei periodi più bui, da rappresentanti tutti degni del medesimo disprezzo. Governanti che osano perseguire, attraverso il fisco, i cittadini trattandoli da ladri quando essi fanno votare i colleghi, cosiddetti pianisti, al proprio posto (cosa documentata più volte da “Striscia la notizia“) truffando così due volte i cittadini: nella approvazione delle leggi con una falsa maggioranza e derubandoli con l’indennità di presenza non dovuta. Cosa ne pensano i magistrati presenti in parlamento? Cosa fanno gli integerrimi Violante, Di Pietro, ecc. se non controllano che non ci siano ladri neanche nel luogo dove lavorano, quando un dipendente di una qualsiasi azienda che facesse timbrare il cartellino da qualcun altro verrebbe da loro condannato per truffa?

Noi non abbiamo più parole per definire la illegittimità politica e sociale nella quale vivono i cittadini italiani. L’opposizione finge di essere opposizione; qualsiasi proposta riguarda esclusivamente le forme elettorali, senza che sia mai accennato ai veri, gravissimi problemi che incombono su di noi. Questi problemi impellenti sono due. Il primo: approvare una norma che preveda un modo reale, fattibile, con il quale cittadini possano contestare i governi. Che significa la raccolta di firme che sta attuando Berlusconi in questi giorni, dopo averci preso in giro per mesi facendoci credere che avrebbe fatto cadere il governo da un giorno all’altro? E se voleva raccogliere le firme perché non l’ha fatto quando ha organizzato la adunata a Roma di oltre mezzo milione di persone? Dice ogni giorno una parola diversa da quella precedente, ma adesso abbiamo capito che non voleva far cadere il governo prima che i parlamentari avessero maturato la pensione, altrimenti sarebbe stato sufficiente controllare con assoluta fermezza le presenze in senato durante le votazioni.
Il secondo problema riguarda l’unione europea. Nessun partito ne parla mai. Ma l’approvazione della nuova costituzione è ormai questione di giorni. I cittadini non ne conoscono neppure una parola; vengono impegnati a doveri e diritti di cui non sanno nulla. Sappiamo che stanno per cadere i confini con altri sette paesi, il che significa che una grande maggioranza di stranieri verrà in Italia, ma non c’è nessun partito che se ne preoccupi. Cosa importa ai partiti del territorio italiano, della sua densità demografica, dell’aria irrespirabile, della perdita della patria,della indipendenza, del faccia a faccia con persone di cui non conosciamo nulla salvo che vogliono prendere il nostro posto; delle spese per la sanità, per la scuola, per la casa,che graveranno ancor di più su di noi?
I politici si sono costruiti un impero a tavolino, con montagne di denaro sulle quali i cittadini non hanno nessun controllo, e questa è l’unica cosa che stia loro a cuore. In Danimarca, alle votazioni politiche tenute in questi giorni, ha avuto il peso vincente il 20% degli immigrati che vi risiedono con diritto di voto. Così sta succedendo in quasi tutti i paesi dell’unione europea, e presto succederà anche in Italia. Prodi ha già aumentato i flussi di ingresso a circa 350.000 extracomunitari, ma quelli appartenenti alla UE non hanno bisogno di permesso. Come è successo con i Rumeni, succederà con tutti gli altri.
L’unione europea è stata progettata per distruggere le nazioni, le patrie. I deboli lamenti che oggi alzano i nostri assassini (vedi l’articolo pubblicato nella colonna a fianco), riconoscendo che forse sono stati troppo frettolosi, rappresentano una ulteriore, grottesca presa in giro. Si meravigliano che l’Europa “non cresca”. Questo era infatti il loro programma. Cancellare tutti i segni di identità, tutti i valori, tutte le lingue, tutte le storie, tutte le culture, assestandosi, nella immensa ottusità intellettuale e morale che li contraddistingue, sull’unica cosa che sono capaci di valutare: il denaro.
Monete uguali, uomini uguali. Naturalmente era un progetto del tutto sbagliato. E la conseguenza la si vede ogni giorno sempre più chiara. Ha vinto Hitler.
Ha vinto perfino al di là di quanto avesse mai fantasticato sulla propria futura grandezza.
Per cancellare Hitler, per far sì che non rinascesse mai più, è stata cancellata l’Europa.

Roma, 16 Novembre 2007

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