L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

lunedì 7 giugno 2021

Ida Magli - 55

Contro la ratifica del Trattato di Lisbona

di Ida Magli
ItalianiLiberi | 25 Giugno 2008

Il giorno in cui il Governo avrà ratificato il Trattato di Lisbona non esisterà più l’Italia come Nazione. Gli Italiani non possederanno più una patria; così come, con la eliminazione dei confini, già non possiedono più un proprio territorio. La sovranità e l’indipendenza saranno soltanto un ricordo. “Breve ricordo” per un popolo che è stato dominato, occupato, governato da stranieri per la maggior parte della sua storia.
Chi avrebbe mai potuto pensare che, dopo una guerra così tragica, combattuta per il folle sogno di Mussolini di essere alla pari con la Germania, ci saremmo ritrovati a voler essere ancora dominati, guidati dalla Germania? Questo è infatti il vero motivo della costruzione europea: la Germania comanderà sull’Europa con la pace invece che con la guerra.
Gli Italiani non debbono mai dimenticare le terribili parole pronunciate dal Cancelliere Helmut Kohl per convincere i governanti dei maggiori Stati d’Europa della necessità di realizzare l’unificazione europea ( il termine “unificazione” è infatti l’unico appropriato): “Voi avrete sempre paura dei Tedeschi… soltanto se legherete la Germania come i Lillipuziani hanno legato Gulliver , vi sentirete al sicuro dalla sua forza… la Germania è il vostro destino”. Sono parole del 1995 che io avevo già messo in rilievo per la loro profonda significatività nel libro Contro l’Europa. E’ evidente che la metafora di Gulliver è truffaldina: nella fiaba i Lillipuziani hanno legato Gulliver, qui invece siamo legati tutti ed è la Germania a fornire le corde e a tenerne i capi nelle mani. In tutti gli anni che sono passati da allora gli alti e bassi dell’operazione unificazione europea sono stati dettati prevalentemente dalla determinazione indiscussa della Germania ad assumere la guida dell’Impero e contrastata strenuamente dalla Francia nel tentativo di prenderne il posto. Gli Italiani non sanno praticamente nulla delle lotte che si sono svolte fra Francia e Germania, e che tutti gli altri Stati hanno considerato “naturali”, per esempio al momento dell’adozione della moneta unica (quando Prodi e Ciampi brindavano con le lacrime agli occhi alla nascita dell’euro, felici di sottomettersi) per ottenere il controllo della Banca Centrale Europea. Manco a dirlo ha vinto la Germania. Qualcuno si è chiesto, forse, perché mai la sua sede debba trovarsi a Francoforte? Alla Francia è stato concesso il contentino di una sub-direzione attraverso quel tal Trichet che possiede come suo unico titolo di merito quello di essere francese. La battaglia fra Francia e Germania ovviamente continua. Sarkozy ha appena annunciato con toni imperiali quale sarà la grandeur del suo semestre a capo dell’Impero. Del resto può fare quello che vuole. Non ci sono né limiti né controlli a quello che fanno i vari capi e capetti nella splendida isola dell’UE. I soldi poi scorrono a fiumi fin dall’inizio. Se nel 1999 la Commissione Santer, della quale facevano parte anche i due benemeriti italiani che portano il nome di Monti e Bonino, fu costretta dimettersi in blocco “per frodi, sprechi e nepotismo” (come recita la Gazzetta Ufficiale), da allora la Corte dei Conti europea si rifiuta di firmare il bilancio che risulta incontrollabile non soltanto per le abituali frodi, sprechi e nepotismo, ma anche per la presenza della criminalità organizzata. Ci si potrebbe chiedere come mai nessun Di Pietro si metta in allarme davanti a simili reati, ma la risposta sarebbe sempre la stessa: l’Unione Europea è esclusivamente al servizio dei governanti e un profondo silenzio ne accompagna da sempre le operazioni. (Per una maggiore informazione in proposito si può vedere l’ampio servizio di Ivo Caizzi pubblicato dal Corriere Economia il 23 giugno 2008) .

Gli Italiani, dunque, fra pochi giorni dipenderanno da governanti che, non soltanto non sono stati eletti, ma di cui non conoscono neanche il nome (provi in questo momento qualcuno di coloro che mi stanno leggendo a ricordare i nomi degli attuali membri della Commissione). Essi sono però i Ministri, il Governo di noi tutti. Sotto il nome di “Commissione” è stato camuffato infatti il governo assoluto dell’Europa unificata per impedire ai 300 milioni di sudditi di comprendere quale fosse la realtà. E’ un governo assoluto in quanto anche il cosiddetto “parlamento”, che siamo chiamati ad eleggere, non è un parlamento. Si tratta di un’altra invenzione per ingannare i sudditi visto che non è un parlamento un organismo che non fa le leggi.
Questo è il modo tenuto fin qui dai capi di Stato per realizzare il loro Impero con lo pseudo-consenso dei cittadini. Senza gli innumerevoli inganni con i quali il progetto è stato portato avanti, senza l’incredibile, totale complicità dei mezzi di informazione, senza il deliberato tradimento da parte di coloro che hanno giurato la loro fedeltà alla Nazione, senza la terribile vigliaccheria di quei capi di Stato che sono anche Re e nei quali perciò i sudditi ripongono una fiducia che supera i secoli (ci sono molte importanti monarchie nell’unione europea quali, per esempio, quella inglese, quella spagnola, quella belga, quella danese, quella svedese) l’UE non esisterebbe.
Adesso, con la ratifica da parte dei governi del cosiddetto Trattato di Lisbona, si compirà l’ultimo atto di questa macroscopica truffa. Inutile dire che fin dall’inizio c’era la volontà di eliminare ogni strumento democratico in quanto è ovvio che non potrebbero camminare insieme tanti Stati diversi senza un governo assoluto. Il giorno del conflitto verrà. Per ora l’importante è non suscitare dubbi o opposizioni da parte dei sudditi. Nessun referendum, quindi, visto che le uniche volte che è stato attuato un referendum il risultato è stato sempre negativo. Gli Irlandesi hanno messo l’ultimo bastone fra le ruote? Vadano al diavolo! Noi ratifichiamo ugualmente e vadano al diavolo anche le regole che avevamo firmato sulla necessaria unanimità. A che pro conservare la faccia della democrazia? Ormai siamo giunti quasi al compimento di quel governo assoluto per il quale abbiamo tanto lavorato e non possiamo metterlo a rischio all’ultimo momento. Anche il governo italiano perciò ha dichiarato di essere sul punto di ratificare il Trattato di Lisbona.

Nel tentativo di suscitare almeno un minimo di informazione e di dibattito fra i cittadini prima che la ratifica avvenga, ho presentato ai membri della Commissione Affari Costituzionali della Camera un appello affinché venga verificata la compatibilità del Trattato con la Costituzione italiana. Nel pubblicarne il testo spero che i Lettori si rendano conto di quanto sia dubbia questa compatibilità e che esprimano anche soltanto con un nome il loro consenso all’iniziativa.

Roma, 25 Giugno 2008
APPELLO DI IDA MAGLI
CONTRO LA RATIFICA DEL TRATTATO DI LISBONA,
PER IL DIRITTO, PER L'ITALIA, PER LA COSTITUZIONE:


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