L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

mercoledì 2 giugno 2021

Il là l'ha dato lo "stregone maledetto" e le istituzioni italiane si affrettano ad allinearsi. Prima Visco, la Banca d'Italia, poi Mattarella, capo dello stato, si utilizzeranno TUTTE le risorse disponibili istituzionali e della società civile (anche soprattutto 'ndrangheta), tutte quelle forze che rispettano le regole. Per questo si semplifica e si allargano le maglie della legalità

Mattarella: "La ripartenza dipende dal contributo di tutti"

Il Capo dello Stato apre il Quirinale per la prima volta dopo la pandemia e ringrazia i cittadini per il rispetto delle regole. Messaggio per la festa del 2 giugno. "La Repubblica è una casa comune che ha fatto progressi straordinari"

aggiornato alle 21:4301 giugno 2021

© Quirinale - Sergio Mattarella al concerto per la Festa della Repubblica

AGI - La ripartenza dipende dal contributo di tutti. Sergio Mattarella scrive ai Prefetti alla vigilia della 75’ Festa della Repubblica e prosegue nel compito di accompagnare il Paese nella ripresa dall’uscita dalla pandemia sollecitando una cooperazione che parte dell'Italia ma supera i confini. Domani ripercorrerà con un’analisi storico-politica tutto il Dopoguerra per tracciare un percorso che dal passato indica le risorse che il Paese può spendere per un futuro migliore, perché “il progresso realizzato dalla Repubblica Italiana in questi settantacinque anni è stato straordinario”.

Ma oggi, parlando ai Prefetti prima e agli ambasciatori stranieri poi, il Capo dello Stato concentra lo sguardo sull’anno passato e sulle sfide più imminenti. “La comunità nazionale, che intraprende il delicato percorso verso il definitivo superamento del periodo emergenziale, celebra quest’anno la ricorrenza del 2 giugno nel segno dell’impegno collettivo per il rilancio del Paese e della ricerca di nuove prospettive di sviluppo e modernizzazione” fa notare Mattarella.

Prova simbolica della ripartenza è il concerto nel cortile d'onore del Quirinale, riaperto per la prima volta dal 3 ottobre scorso, per accogliere gli ambasciatori. Distanziati e con mascherine d'ordinanza, gli ospiti siedono nuovamente tra le mura del Palazzo per ascoltare brani di compositori europei dedicate all’Italia, mentre davanti al grande palco tricolore Roberto Bolle danza sulle note di Antonio Vivaldi.

Guardando al Paese che esce dalla pandemia, Mattarella loda dunque l’impegno di tante istituzioni e di tanti amministratori pubblici: “nei mesi scorsi, contrassegnati dalle complesse sfide della pandemia, la sinergia tra le Istituzioni, di cui i Prefetti e gli Amministratori locali sono stati attivi promotori, è stata un punto di forza essenziale per arginare la recrudescenza del contagio e assicurare la tenuta della coesione sociale”. Una sinergia che Mattarella invoca per l’Italia, per l’Europa e per l’intera comunità internazionale.

"La terribile esperienza della pandemia e dei suoi effetti ha reso evidente la profonda interdipendenza dei destini dei nostri popoli: soltanto efficaci forme di coordinamento si sono dimostrate utili per contrastarla e sconfiggerla" sottolinea rivolto alle feluche accreditate a Roma. Prova ne è, per l’Italia, la “imprescindibile” adesione all’Unione europea, che testimonia “la concezione di un bene comune, più importante di ogni particolarismo”.

Ma guardando in patria, il Presidente loda soprattutto ogni cittadino che “con il proprio senso civico e il rispetto delle regole, ha dato il suo personale contributo alla lotta contro il virus”. In un ponte tra le generazioni, il Capo dello Stato rivolge in particolare il suo pensiero a “anziani e giovani, radici e futuro della Nazione, che hanno subito in modo rilevante, nei propri percorsi di vita, l’impatto della crisi”.

Dunque l’Italia ha dato buona prova di sé, e “se ora possiamo guardare con maggiore fiducia al futuro, è soprattutto grazie alla ricchezza di risorse che il Paese ha saputo trovare o riscoprire e all’apporto unitario che ciascuno, non senza sacrificio, ha offerto”. Nel ricordare i sacrifici Mattarella rende un “commosso omaggio” ai tanti colpiti dal contagio e che hanno perso la vita, “con un carico di sofferenza che appartiene a tutta la collettività”.

In questi mesi c’è stata una “comune tensione alla ripresa” come dimostrano tre aspetti sopra a tutti: “gli sforzi profusi sul territorio per assicurare efficienza alla campagna vaccinale, un ritorno a condizioni di normalità in ambito scolastico e il graduale riavvio di tutte le attività economiche, sociali, culturali”.

Ora c’è una “opportunità di ampio respiro, grazie anche alle pianificazioni e agli investimenti a livello europeo”. Si tratta di una “fase delicata” durante la quale chi ricopre una funzione pubblica deve “sostenere le iniziative promosse per la ripartenza, il cui buon esito dipenderà dal contributo di tutti e dalla complessiva capacità di fare rete delle componenti istituzionali e della società civile”.

Mattarella, che nel discorso di Fine anno si era prefissato un “lavoro intenso” per favorire la ripartenza sollecita infine tutti a fare della Festa della Repubblica “l’occasione di una rinnovata riflessione sui valori di libertà, uguaglianza e democrazia alla base della scelta repubblicana e della Carta costituzionale”. Perché la Costituzione è e resta il “punto di sicuro orientamento anche nell’attuale passaggio storico” e in quel lontano 2 giugno, con il voto di uomini e, per la prima volta donne, nacque dalle macerie della guerra "una casa comune" in uno spirito nazionale ed internazionale chiamato a "non ripetere gli errori del passato".

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