L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

venerdì 11 giugno 2021

La conferma che il Consiglio Superiore della Magistratura è un verminaio in mano al Sistema massonico mafioso politico istituzionalizzato. Mattarella Mattarella

Roberto Rossi resta procuratore: la conferma del Consiglio superiore della magistratura

Il magistrato, nell'ottobre del 2019, si era visto revocare l'incarico di procuratore capo dal plenum del Csm a causa del suo ruolo di consulente ministeriale e pm nel caso del crac Banca Etruria


09 giugno 2021 14:34

Già il Consiglio di Stato aveva accolto il suo ricorso ma quest'oggi, la conferma è arrivata pure dal Consiglio superiore della magistratura (Csm) che a maggioranza, tre sono stati gli astenuti, lo ha confermato nel ruolo di procuratore capo presso il tribunale di Arezzo.

L'ultimo capitolo della vicenda che ha riguardato il pm Robero Rossi è stato scritto proprio nella giornata di oggi, 9 giugno, e mette la parola fine all'intera questione. Come noto il magistrato, nell'ottobre del 2019, si era visto revocare l'incarico di procuratore capo dal plenum del Consiglio superiore della magistratura che, in quella circostanza "aveva approvato a maggioranza, con 16 voti, la proposta della quinta commissione, relatore il togato Piercamillo Davigo contraria alla riconferma di Rossi". Le ragioni di tale indirizzo trovavano spiegazione nella tesi secondo la quale egli stesso "avrebbe compromesso almeno sotto il profilo dell'immagine" il requisito "dell'indipendenza da impropri condizionamenti". Come? Mantenendo l'incarico presso il Dipartimento affari giudiziari della Presidenza del Consiglio dei ministri nonostante fosse stata avviata un'inchiesta su Banca Etruria, nella quale Rossi avrebbe potuto indagare sul padre dell'allora ministro Maria Elena Boschi. A Rossi è stato contestato anche il fatto che nelle informazioni rese al Csm su quella circostanza, non ci sarebbero state spiegazioni o accenni all'argomento. A questo erano seguiti i ricorsi di Rossi, prima al Tar del Lazio e poi a Consiglio di Stato, con il quali venivano argomentate le ragioni per il reintegro presso la procura. Dopo oltre un anno di attesa da quei giorni, il Csm ha confermato il magistrato nel suo ruolo guida all'interno della procura aretina.

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