L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

giovedì 3 giugno 2021

La costruzione del Canale di Istanbul segue i sogni del ritorno dell'Impero ottomano.

Erdogan e il “folle” progetto del nuovo canale di Istanbul

GIULIA ALFIERI 2 GIUGNO 2021


Erdogan vuole costruire un canale artificiale di 45 chilometri parallelo al Bosforo, ma il suo progetto ha un prezzo molto alto

Quello che rappresenta un sogno per il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è un incubo per il suo popolo: tra i 15 e i 20 miliardi di dollari per costruire un nuovo canale artificiale di 45 chilometri parallelo a quello già esistente al fine di raddoppiare il Bosforo e collegare il mar Nero al mare di Marmara.

CHI PAGA

Dopo che quattro tra le principali banche turche, scrive Reuters, si sono rifiutate nel 2019 di finanziare una prima bozza del progetto, che allora prevedeva “solo” 13 miliardi di dollari, sono arrivati generosi proprietari di aziende vicine a Erdogan e la famiglia dell’emiro del Qatar per aggiudicarsi vasti lotti di terreno. Per le banche i rischi ambientali sarebbero troppo alti.

PER ALCUNI UN SOGNO CHE DIVENTA REALTÀ

Mentre la pandemia continua a imperversare e ad aggravare una situazione economica già precaria, Erdogan ha annunciato che i lavori per il Kanal Istanbul inizieranno alla fine di giugno. Il sogno del Presidente sta quindi per realizzarsi a distanza di circa 10 anni dal suo primo annuncio in cui aveva rivelato il “folle progetto”, come ormai lo definiscono molti giornali.


Il governo sostiene che l’obiettivo sia quello di alleggerire il traffico marittimo e il rischio di incidenti nel Bosforo. Erdogan, in un momento in cui i consensi stanno toccando il minimo storico, difende a spada tratta il progetto narrando che la costruzione del canale e la nascita di nuove città lungo il suo percorso creeranno migliaia di posti di lavoro e ricchezza che faranno decollare la crescita economica del Paese. Tutte ragioni che secondo lui dovrebbero fargli riguadagnare popolarità prima delle elezioni presidenziali del 2023.

“Costruiremo due città a destra e a sinistra del canale. Con queste due città, la bellezza e l’importanza strategica di Istanbul aumenteranno”, ha promesso il Presidente turco. In realtà, secondo un recente sondaggio, quasi la metà della popolazione turca non è d’accordo con Erdogan.

PER ALTRI UN INCUBO

Tra i più fervidi oppositori al progetto del canale, c’è il sindaco di Istanbul Ekrem Imamoglu, il quale potrebbe essere il futuro sfidante dell’attuale Presidente. Già la sua vittoria nel 2019 ha messo fine a più di un quarto di secolo di controllo su Istanbul da parte del partito di Erdogan e dei suoi predecessori.

Imamoglu si oppone fermamente al progetto perché sostiene che “annienterebbe” le risorse idriche dei 16 milioni di residenti di Istanbul e rovinerebbe la natura della provincia. Venerdì scorso per il sindaco è stata chiesta dai procuratori turchi l’incarcerazione, con l’accusa di aver insultato l’organo di controllo elettorale del Paese.


“Il popolo di Istanbul ha eletto Imamoglu il 31 marzo per impedire la distruzione del verde, che la città venisse sepolta nel cemento, che la gente venisse trattata in modo zotico e infine per bloccare la formazione di quel sistema da baraccone chiamato Kanal Istanbul”, ha detto Meral Aksener, capo del partito di opposizione Iyi.

IL DISASTROSO IMPATTO AMBIENTALE

L’area rurale dove dovrebbero iniziare a breve i lavori è infatti un luogo ricco di allevamenti e campi da coltivazione. Gli alberi da abbattere sarebbero più di 200mila e gli ettari di terreno coltivabile da distruggere fino a 10mila. “È un progetto assassino – ha dichiarato Imamoglu – un tradimento per Istanbul, ucciderà la città”.

Con lui si sono subito schierate le associazioni ambientaliste. Greenpeace e Wwf Turchia hanno già indirizzato petizioni e proteste al governo. Fanno sapere infatti che “il progetto influenzerà in profondità la natura e l’ecosistema, e renderà la già vulnerabile Istanbul ancora più vulnerabile”. Si parla di prosciugamento di riserve idriche, cambiamenti irreversibili per l’ecosistema marittimo e aumento dei rischi sismici.


L’IMPATTO GEOPOLITICO

A criticare la costruzione del canale sono stati anche un centinaio di ammiragli in pensione, dieci dei quali sono poi finiti in arresto per una settimana. La loro tesi è che questo progetto sarebbe il pretesto per poi ritirare la Turchia dal Trattato di Montreux del 1936. La convenzione, che mira a garantire stabilità e sicurezza nel Mar Nero, garantisce inoltre il libero passaggio delle navi civili in tempo di pace e limita il passaggio delle navi militari non appartenenti agli Stati del Mar Nero.

Come ha scritto Mariano Giustino sul Foglio, l’obiettivo di Washington è “entrare nel Mar Nero col suo arsenale per contenere la Russia nella sua espansione e in questo Ankara, alleata Nato, è quanto mai preziosa. La Russia, invece non vuole che dopo la costruzione di Kanal Istanbul sia modificato il Trattato di Montreux”.

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