L'albero della storia è sempre verde

L'albero della storia è sempre verde

"Teniamo ben ferma la comprensione del fatto che, di regola, le classi dominanti vincono sempre perché sempre in possesso della comprensione della totalità concettuale della riproduzione sociale, e le classi dominate perdono sempre per la loro stupidità strategica, dovuta all’impossibilità materiale di accedere a questa comprensione intellettuale. Nella storia universale comparata non vi sono assolutamente eccezioni. La prima e l’unica eccezione è il 1917 russo. Per questo, sul piano storico-mondiale, Lenin è molto più grande di Marx. Marx è soltanto il coronamento del grande pensiero idealistico ed umanistico tedesco, ed il fondatore del metodo della comprensione della storia attraverso i modi di produzione. Ma Lenin è molto di più. Lenin è il primo esempio storico in assoluto in cui le classi dominate, sia pure purtroppo soltanto per pochi decenni, hanno potuto vincere contro le classi dominanti. Bisogna dunque studiare con attenzione sia le ragioni della vittoria che le ragioni della sconfitta. Ma esse stanno in un solo complesso di problemi, la natura del partito comunista ed il suo rovesciamento posteriore classistico, individualistico e soprattutto anti- comunitario" Costanzo Preve da "Il modo di produzione comunitario. Il problema del comunismo rimesso sui piedi"

sabato 5 giugno 2021

La Fed continua a comprare sul mercato ogni mese 80 miliardi di dollari di titoli di Stato e 40 miliardi di obbligazioni legate ai mutui, per un totale di 120 miliardi. Da segnali MA è attentissima a NON rompere gli equilibri altrimenti il Casinò di Wall Street salta e con esso il mondo Occidentale

GIRO DI BOA: FED con mini-tapering. E la BCE assiste

Scritto il 4 Giugno 2021 alle 09:19 da Danilo DT


Era nell’aria. Nei post precedenti ho chiaramente fatto intendere che qualcosa sta per cambiare anche se era evidente la volontà di “celare” la verità fino a quando almeno non se ne potesse fare a meno.
Vi consiglio di leggere questo capitolo del BLOG con le mie ultime argomentazioni, soprattutto per poter avere le conferme di quanto vi ho appena detto e per capire cosa sta accadendo.

E se il CITI Inlfation Surprise Index era abbastanza eloquente, i dati di ieri pomeriggio hanno confermato il tutto. E’ pur vero che si prendono in considerazioni e di dati medi del tasso inflazione e non quelli puntuali, andando quindi a limare i punti estremi, ma è altrettanto vero che la strada è segnata e qualche piccolo segnale occorre darlo. Anche questa è forward guidance. Piccole pillole che cercano di illustrare il futuro nel modo più soft possibile. E così accadde che la FED partì col TAPERING.

(…) la Federal Reserve Usa ha annunciato la prima piccola retromarcia della sua politica monetaria ultra-espansiva: dal 7 giugno inizierà poco per volta a rivendere sul mercato i bond aziendali e gli Etf che aveva comprato durante la pandemia. Si tratta di poca cosa, dato che – su un bilancio complessivo pari a 7.900 miliardi di dollari – la Fed detiene appena 5,2 miliardi di bond aziendali e 8,5 di Etf. (…) [Source]

Sono cifre persin risibili, ma deve essere così, per non allarmare i mercati e per evitare di rompere gli equilibri. Però allo stesso tempo si deve lanciare il messaggio.
E il messaggio è chiaro. Signori, giro di boa, si incomincia a smontare il gigante costruito nel post Pandemia (tanto per cominciare) grazie anche al fatto che i segnali macro sono di evidente ripresa economica che, teoricamente, potrebbe anche stare in piedi senza un ulteriore invadente intervento della FED a sostegno.

Ricordate cosa vi avevo scritto qui in tempi non sospetti? Già in altre parti del mondo la politica monetaria stava provando l’inversione di marcia progressiva. UK, Canada e Giappone erano già “work in progress” e ora è il turno del colosso FED che inizia dunque una “modesta ritirata” con il suo principio di tapering.

ATTENZIONE: parlo di principio di tapering perché il VERO tapering è un’altra cosa (ed è quello i più temuto dai mercati). Ricordo in fatto che al momento il programma FED di acquisti NON è assolutamente revocato. Ed è un programma sempre mostruoso, visto che continua a comprare sul mercato ogni mese 80 miliardi di dollari di titoli di Stato e 40 miliardi di obbligazioni legate ai mutui, per un totale di 120 miliardi.

Però l’intenzione è quella di lanciare un segnale chiaro visto che (siamo onesti) la mossa di stanotte avrà un impatto pari a ZERO sull’economia e sugli stimoli.

Ma come è noto, i mercati scontano tutto, il sentiment vale più di mille parole e di mille operazioni ed è quello che potrebbe fare paura: l’effetto “contraccolpo”. La sensazione che la festa sia ai titoli di coda. Ma è chiaro, la FED tutto vuole tranne che dare questa percezione. Piuttosto lei vuole far capire ai mercati che monitora la situazione, che è pronta a tutto coerentemente con gli eventi ma che al momento non occorre fare altro. Insomma, la bastonata del minitapering vuole essere compensata da tante carote, proprio perché (come ho detto in apertura) non bisogna rompere gli equilibri.
Tassi di interesse, HY e debito


Il rischio (che vuole evitare la FED) è che sui mercati si scateni il panico. Le conseguenze sono chiare. Tassi che iniziano a salire, debiti che diventano insostenibili, riduzione della leva finanziaria, crollo del margin debt, fuga massiva dai bond, crisi di fiducia. E a raffica effetti sui mercati azionari, timori sulla ripresa, multipli azionari che si allargano ecc, insomma il classico quadro RISK OFF che farebbe scoppiare la bolla ma che nessuno vuole far scoppiare.

Ora, qui stiamo ipotizzando perché questo è il “worst case” e ili sistema lo vuole evitare come la peste. Ma bisognerà essere molto attenti, si cammina sulle uova, ed un passo falso, una parola male interpretata può fare danni enormi.

E in casa BCE?


Ultima piccola nota in chiusura. Se la FED è in queste condizioni, la BCE al momento vive ancora un momento di maggiore tranquillità. Le conferme le avremo solo il 10 giugno ma è chiaro, dai segnali che arrivano da Bruxelles, che tutto sarà confermato.
Nessun tapering. Nessuna manovra sui tassi, nessuna revisione sul programma mensili pari a 85 miliardi fino a fine settembre 2021, proprio perché l’inflazione non è un problema (vedi il grafico qui sopra sulle aspettative di inflazione) e la ripresa, qui da noi, è in uno stadio non così avanzato. Un motivo in più per preferire, in questo contesto, il Vecchio Continente.


STAY TUNED!

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